Jury Chechi: “L’Italia paese simbolo nei primi Giochi Olimpici dell’era della globalizzazione e dell’integrazione”

"Molti paesi emergenti in assoluto ed altri come noi sono venuti alal ribalta in specialità come la velocità, da cui eravamo esclusi". La 4x100 passo avanti verso l'integrazione? "L'Italia non è razzista, ma non carichiamo lo sport di compiti che spettano alle istituzioni. Lo sport ha valori assoluti ed etici, bastano quelli". "Il risultato più grande è che i Giochi siano arrivati a termine, Segno che lo sport va avanti. Un segnale per tutto il mondo"

Vinse la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Atlanta 1996 e il bronzo a quelle di Atene del 2004 quando aveva 35 anni. Saltò per infortunio i Giochi di Barcellona 1992 e quelle di SydneY 2000.  Jury Chechi è stato il ginnasta italiano (e forse il ginnasta occidentale, non appartenente all’ex blocco sovietico) più forte di tutti i tempi e dello sport coglie molto più degli aspetti tecnici.Con lui stiliamo un bilancio a tutto tondo dei Giochi di Tokio 2020, svoltisi un anno dopo la data prevista.

 Jury Chechi bacia il bronzo di Atene 2004

 

Jury Chechi, che Olimpiadi sono, quelle di Tokio 2020?

“L’impressione è che siano i primi Giochi della globalizzazione, di cui a Rio si erano avute avvisaglie. Con l’emergere di paesi nuovi, che hanno ingaggiato maestri delle discipline più tecniche e in genere individuali,  in cambio di fortune e riconoscimenti. Quei paesi hanno attinto al capitale umano di giovani forze che sono state convogliate destinare allo sport“.

E’ il caso della scherma, dove l’Italia non è riuscita a incassare la rendita di posizione alla quale era abituata.

 

“Alt, La scherma è nel mirino di tanti perché non ha vinto l’oro, ma ha portato a  casa medaglie e sono certo che tornerà ai livelli di sempre. Tuttavia non è sbagliato parlare di ’rendita’. Tokio sdogana la possibilità di osservare che la scherma era una nicchia  per tre, quattro paesi. Ora Si affacciano Hong Kong, crescono  gli Usa, la Cina”.

C’è posto per tutti.

“Certo, ma vorrei dire che il più grande e sorprendente frutto della globalizzazione manifestatasi in queste Olimpiadi siamo noi, l’Italia. Chi avrebbe immaginato, appena una settimana fa che avremmo vinto cento metri e staffetta veloce? La ‘rendita di posizione’ è sfuggita di mano agli Stati Uniti, alla Giamaica, alla Gran Bretagna, al Canada che da sempre si dividevano la torta. Ora c’è l’Italia” .

Merito degli atleti di colore?

“Merito di una programmazione che dura nel tempo, di tecnici che hanno lavorato intensamente per una crescita che riguarda non un solo campione, come può succedere, ma investe tutto un movimento, come conferma la staffetta, un capolavoro di squadra. Jacobs e  Desalu sono italiani cresciuti in Italia come uomini e come  atleti, qui sono maturati. Non sono campioni ingaggiati all’ultimo momento che,  come accade in altre discipline,  cambiano il volto a una squadra. Loro sono parte di un progetto che ha radici lontane“.

L’Italia è andata male nelle competizioni di squadra dove eravamo fortissimi e si è esaltata nelle competizioni individuali. Quasi un frutto dei tempi, dell’isolamento forzato che ha esaltato i singoli, mortificato il collettivo.

“Lettura suggestiva, ma non credo sia questa la ragione. Il Covid ha colpito tutto il mondo, altri paesi si sono confermati forti nelle gare a squadre. Credo che siano sconfitte da addebitare al chiudersi di un ciclo. O al caso: può esserci il  capitano al quale gira male e non è tranquillo, qualcuno fuori forma. Il ciclo si riaprirà, non vedo emergenza“.

Mazzanti, tecnico della pallavolo femminile, ha visto invece molti tablet e telefonini che avrebbero distratto le atlete.

“Solo chi vive lo spogliatoio è in grado di dare un giudizio. Certo, i social sono entrati in maniera preponderante anche nella vita degli sportivi per i quali possono rappresentare un incitamento, una iniezione di autostima, oppure suscitare nervosismo. Anche a me è capitato di essere nervoso prima di una gara importante”.

 

Come andò?

“Accadde ad Atlanta, prima della prova olimpica. Ero teso, preoccupato, scelsi di non parlare, mi isolai da entourage, giornalisti e lasciai sbollire, ritrovando la tranquillità necessaria per vincere la medaglia d’oro”.

 

Allora, non esistevano i social.

“Ci sono due grandissime differenze, rispetto alla condizione di oggi. La prima è che i miei interlocutori sarebbero stati giornalisti, professionisti che sai come affrontare, che conoscono le regole. Sui social invece trovi chiunque, compreso l’anonimo   che per narcisismo o sentirsi importante finisce per destabilizzarti. L’altra grande differenza è se allora volevi chiuderti al mondo, potevi farlo. Oggi, chi riesce a ignorare lo smartphone?. A tenerlo spento per il tempo necessario?”.

 

A proposito di telefonini, che messaggio hai inviato a Vanessa Ferrari, argento nella ginnastica a trentuno anni?

“Sono contento per lei come donna, la ginnastica femminile non ha espresso grandi livelli in queste Olimpiadi”.

 

Sono state le Olimpiadi delle star in preda a depressione . Come l’americana Simone Biles.

 

“Credo che abbia risentito della pressione ed è andata in confusione nel momento in cui era necessario essere concentrati al massimo, come nell’effettuare gli avvitamenti. E’ successo anche a me di subire un black out. L’ho superato, lo sperererà anche lei”.

 

La staffetta “multicolore” che ha vinto la 4×100 aiuterà il Paese a fare un altro passo verso l’integrazione?

 

“Ho già detto che Jacobs è cresciuto in Italia e Desalu vi è pure nato. Nella seconda  terza frazione della staffetta ho visto soltanto due maglie azzurre scambiarsi il testimone, non ho pensato che un atleta fosse meticcio e un altro di colore.  Era soltanto la squadra italiana”.

 

Il mondiale di calcio del 1998 vinto dalla Francia con Thuram, Desailly Zidane e altri giocatori di colore favorì l’integrazione.

 

“Lo sport ha valori altissimi, anche in fatto di etica- Se lo si pratica  correttamente i risultati anche sul piano sociale arrivano da soli. Ma per favore non carichiamolo di incombenze che non gli spettano, non lo si usi come leva politica. Lasciamo il compito alle istituzioni. Lo sport va praticato e basta. Nella lotta era favorito un italiano di origini cubane Chamizo, E’ uscito ai quarti e oggi c’è un altro cubano in finale per il terzo e quarto posto. (proprio in quel momento in tv si vede Abramo Conyedo vincere la medaglia di bronzo ndr.).Lo sport premia chi s’impegna e merita. Sai cosa invece non mi è piaciuto?”

 

Cosa?

 

“Vedere un lanciatore del peso in maglia azzurra rispondere in inglese. Non ha senso, se rappresenti l’Italia”.

 

Come se avessimo acqustato solo i suoi muscoli.

 

“Si è o si diventa italiani come persone, non solo come atleti. Comunque l’Italia non è un paese razzista, a parte alcuni episodi spiacevoli e da condannare”.

 

Ogni sera sei su Raidue al “Circolo degli Anelli”, trasmissione di elevati ascolti. Il titolo sembra fatto su misura per Chechi: gli anelli delle Olimpiadi, gli anelli del ginnasta.

“E’ televisione nella quale si può parlare liberamente e in modo sobrio. Aspetti tecnici, non gossip. Mi piace, mi diverto”.

 

Sono state le prime Olimpiadi a stadi chiusi .

 

“Sono state disputate per due motivazioni: non frustrare gli atleti che vivono aspettando le Olimpiadi, fanno sacrifici immensi per arrivarci al meglio. E per ragioni economiche connesse ai diritti e  agli introiti televisivi. Se la pandemia verrà superata non ci saranno ragioni per disputarle ancora senza pubblico, con le mascherine sul podio, durante l’inno. All’inizio, chiedevi qual è il più importante connotato di questi giochi. E’ il fatto che siano arrivati a termine fra mille difficoltà e senza problemi sanitari. E’ il segnale positivo che lo sport va avanti. Un segnale diretto a tutto il mondo”.