Kahina Bahloul, prima imam di Francia: “L’Islam è libertà. Non porto il velo e in moschea donne e uomini pregano insieme”

Prima donna a guidare una comunità islamica in Francia, la "sua" moschea a Parigi è un'avanguardia per parità di generi e superamento di rigide tradizioni. Lei si racconta in un libro e sfida minacce e insulti per un Islam aperto

La sua biografia, appena pubblicata, si intitola “Mon Islam, ma Liberté” (Il mio Islam, la mia libertà), perché i valori della libertà e del rispetto di uomini e donne, della parità di genere, la guidano nella sua attività. Lei è Kahina Bahloul, una delle sole tre imam donne in Francia, la prima ad arrivare a ricoprire questo importante ruolo. Con spirito riformista la 42enne guida la preghiera nella moschea Fatima, avanguardia religiosa nel 12ème arrondissement, ex quartiere popolare di Parigi.

“Non mi sono svegliata una mattina e ho deciso che volevo diventare un imam – spiega Bahloul – L’Islam è prima di tutto una forma di spiritualità, come tutte le religioni, è un viaggio interiore che ci porta prima a una migliore conoscenza di noi stessi e poi a interrogarci sul nostro rapporto con il mondo e con la diversità che ci circonda”.

Nata nella capitale francese, Kahina Bahloul racchiude in sé diverse tradizioni religiose ed etniche: padre algerino e madre francese, sua nonna è un’ebrea polacca e suo nonno un cattolico. A 24 anni lascia l’Algeria, dove ha trascorso l’infanzia, per tornare a Parigi. Nel Paese magrebino ha iniziato a studiare Giurisprudenza e lì ha vissuto anche il ‘decennio nero’ degli attacchi terroristici.

In “Mon Islam, ma liberté” Kahina racconta la sua personale sfida con una fede che parte da lontano (anche geograficamente) e porta con sé, nella Francia degli ultimi anni, una lunga scia di sangue. Charlie Hebdo, Bataclan, Nizza, l’Hyper cacher di Porte Vincennes: eventi che hanno disegnato un’immagine dell’Islam violento e spietato, che si è diffusa in tutto il mondo occidentale. “Allora ho sentito la necessità di far conoscere il pensiero riformista dell’Islam – racconta – Non per ragioni politiche ma perché se la Francia si divide, il mondo si divide, l’uomo si divide”.

Nel 2019 diventa imam, la prima donna in Francia. Da lì prende vita l’idea di una moschea liberale e egualitaria. Dove Uomini e donne possano pregare insieme, nella stessa stanza. Senza alcuna disparità di trattamento. Ma il Paese è profondamente segnato e per Bahloul la strada appare fin da subito in salita: “sono stata minacciata. Sono stata oggetto di insulti, per lo più sessisti. Sì, devi essere una donna combattente per affrontare tutto questo e seguire la tua strada”.

Lei, berbera e Sufi, è sicuramente una guerriera. Che non ha paura di rompere le tradizioni senza tradire il proprio credo. Kahina Bahloul non porta il velo e pensa che il suo possa essere un esempio per altre ragazze e donne adulte, in Francia e non solo. “Oggi siamo tre imam in Francia, ma vedo sempre più donne che si interessano all’imamato e si rendono conto che le donne devono avere un posto nel discorso religioso“.

Anche oggi che occupa un’importante spazio nel dibattito pubblico d’oltralpe, Kahima continua la sua battaglia. Soprattutto perché negli ultimi mesi si è riacceso il dibattito sulla laicità e sul posto che occupa la religione nella società francese. Secondo un sondaggio pubblicato l’anno scorso, il 74% dei musulmani sotto i 25 anni mette l’Islam al di sopra della Repubblica, mentre il 45% crede che la loro religione non sia compatibile con i valori della società.

Nel frattempo anche il presidente Emmanuel Macron ha dichiarato guerra a quello che ha chiamato “separatismo islamista”. La sua amministrazione ha annunciato la chiusura delle moschee, ha aperto indagini sul finanziamento delle istituzioni religiose e ha invitato i rappresentanti musulmani a firmare una carta sui principi della Repubblica. “Viviamo ancora su un pensiero che è stato prodotto nel Medioevo – dice Bahloul -. Oggi questo non è più possibile. Credo che per uscire da questa crisi i musulmani debbano riappropriarsi dei loro testi e darsi il permesso di leggerli, per interpretarli con gli strumenti che abbiamo oggi nel XXI secolo” .