La Cassazione ha deciso: lo stalking non sarà più considerato un’aggravante del femminicidio

La sentenza rappresenta un passo indietro nel processo di difesa e tutela del genere femminile. Un balzo che ci riporta addirittura a prima del 2009, quando gli atti persecutori non erano ancora considerati come reato.

Ancora un brutto colpo alla lotta contro la violenza sulle donne: le Sezioni Unite della Cassazione ha approvato che il reato di stalking non sarà più considerato come un’aggravante negli omicidi femminili.

Un grande passo indietro nel processo di tutela e difesa delle donne. Infatti lo stalking era stato riconosciuto come aggravante nei reati di femminicidio nel 2009, inserito nel codice penale con l’articolo 612 bis:

“Chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagioinare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita”.

Da oggi però cambia tutto, dopo la sentenza della Cassazione l’omicidio, in quanto reato complesso,

assorbe tutte le aggravanti, compresi gli atti persecutori e le eventuali violenze precedenti. Quindi, chiunque si macchi di un omicidio a stampo femminile, pagherà soltanto per l’”atto finale” anche nel caso in cui, in passato, ci fossero state ulteriori aggravanti.

Una decisione, quella della Cassazione, che fa molto discutere anche a fronte dell’altissimo numero di denunce per stalking che nel tempo si declinano in comportamenti estremi come l’omicidio.

Un balzo indietro di 12 anni che riduce ulteriormente le sicurezza e la difesa per le donne che, nel 2021, non ci si sarebbe.