La Cina vieta i tatuaggi: per continuare a giocare i calciatori sono sono costretti alla rimozione

La riluttanza di Pechino ai tatuaggi non è certo una novità: nel 2018 era già stato chiesto ai calciatori di coprirli durante le partite, ma adesso il Regime decide che non li vuole neppure immaginare sotto le magliette

Pechino ripulisce i suoi calciatori dai tatuaggi. Verbo forte, ma è quanto di più vicino alla realtà. La China Sports Administration – su input di Pechino – ha infatti fatto sapere che per i calciatori d’ora in poi sarà “severamente vietato avere nuovi tatuaggi”, invitando quelli tatuati a ricorrere al procedimento costoso e doloroso della rimozione, pena l’esclusione dalla nazionale. Caso più eclatante il difensore Zhang Linpeng,  musulmano della minoranza Hui, tatuato, che ha all’attivo 80 presenze in nazionale e che forse non ne registrerà più.

La riluttanza di Pechino ai tatuaggi non è certo una novità: nel 2018 era già stato chiesto ai calciatori di coprirli durante le partite, ma adesso il Regime decide che non li vuole neppure immaginare sotto le magliette. Perché? Nella cultura cinese i tatuaggi simboleggiano l’appartenenza alla criminalità organizzata, ma non è questo il motivo principale dell’obbligo, dal momento che le decorazioni sul corpo non sono gli unici bersagli del Regime. Nel 2019 era toccato ai capelli tinti, quando a un torneo di calcio femminile universitario fu chiesto di escludere le giocatrici che avessero in precedenza optato dal parrucchiere per altro colore rispetto a quello naturale. Il piano, ben più ampio, è infatti depurare la cultura cinese da tutti i simboli occidentali, ripulendo le sue icone e i suoi modelli dagli stessi per riportare i cittadini sulla retta via del socialismo. Non solo ai calciatori, ma in generale a tutte le altre celebrità viene chiesto di essere un “buon esempio”. Ai vip dello star system: dal cinema alla musica, passando anche per il piccolo schermo e gli influencer, viene infatti chiesto (se uomini) di tenere i capelli corti per avere un aspetto virile. Mentre sui social i gruppi Lgbtq+ vengono chiusi e l’associazionismo percepiti come una minaccia per la sicurezza del Paese.

L’ultima crociata di Xi Jinpin contro i simboli occidentali che inquinano i valori socialisti coinvolge tutte le celebrità

Xi jinping

Xi jinping

Ma al momento è contro il mondo dello sport che Pechino mostra il suo volto più feroce. Per gli atleti tatuati è già disposto il divieto di convocazione in tutte le selezioni, dagli under 20 in giù. Sui social i tifosi esprimono già forte preoccupazione: parlano di “politicizzazione dello sport” e temeno di vedere esclusa anche quest’anno la nazionale cinese dai mondiali. Anche perché l’obbligo di Pechino rischia di innescare una fuga di massa delle star straniere e degli atleti più quotati. Come scriveva Paul Valery “ciò che c’è di più profondo nell’uomo è la pelle” e proprio sulla loro pelle gli sportivi cinesi sono chiamati a provarlo.