La fame da bambino, l’amore per la mamma, l’icona antirazzista, la copertina di Vogue: Lukaku, molto più di un campione del calcio

Il centravanti dell'Inter che ha vinto lo scudetto e della Nazionale belga che affronterà l'Italia all'Europeo al centro della biografia scritta da Emanuele Giulianelli. Gli aspetti umani di un big del pallone legatissimo alla madre, che ha conosciuto al depressione, che ha una storia edificante ed educativa per tutti i ragazzi del mondo

Romelu Lukaku si inginocchia per adesione al Black lives matter prima di una partita del Belgio all’Europeo di calcio

Il re di Milano, Big Rom, v’invita a prendere un caffè in boxer bianchi e accappatoio dello stesso colore, aperto su quel fisico che è una forza della natura. Persino le maniche arabescate color oro, stile della griffe Versace, si notano meno. Lo slogan scelto da Uomo Vogue Italia che gli dedica la copertina di luglio promette: “La ricerca dell’eccellenza” (“The pursuit of excellence”). A dare un tocco di normalità, là in basso spuntano i calzini, dettaglio casalingo che renderebbe ridicolo qualsiasi sex symbol. Ma lui se lo può permettere. Perché è Romelu Lukaku, 28 anni, 191 centimetri di potenza, attaccante dell’Inter e dei ‘Diavoli Rossi’, la nazionale belga che battendo il Portogallo si è assicurata la paretcipazione al quarto di finale degli Europewi di calcio contro l’Italia, venerdì 2 luglio a Monaco di Baviera. Nato ad Anversa, di origini congolesi. È sempre stato il più alto di tutti. Forza e velocità. Si esprime in otto lingue, il 2021 sembra davvero il suo anno d’oro. Ha pianto quando ha vinto lo scudetto con l’Inter: “Lo avevo promesso ai miei nonni”. Indossava una maglia con la loro foto, sono le sue radici.

Dedica i gol alla mamma

Tiene insieme talento e gentilezza, a patto che non si facciano battute razziste e non si tocchi la mamma (ne sa qualcosa Ibrahimovic). A lei dedica ogni rete, lo vediamo anche agli Europei. La telecamera lo inquadra mentre alza gli occhi al cielo e disegna nell’aria l’iniziale del nome più caro, “perché senza i suoi sacrifici non sarei quel che sono”. La Lega serie A lo ha premiato come “migliore in assoluto della stagione 2020/2021” per efficienza tecnica, strapotere atletico, aggressività offensiva – “percorre in ogni partita quasi un chilometro sopra la soglia di altissima intensità (20 km/h)” –, tra i migliori al mondo nel proteggere la palla.
È il bomber delle 24 reti, secondo solo a Ronaldo. L’uomo immagine, anche. Su Instagram, con 7 milioni di follower, si mostra in Maserati e in Versace (vestito). CR7 imbronciato scansa la Coca Cola? Lukaku prende in mano la bevanda e se la ride: “Coca Cola chiama Roc Nation, possiamo lavorare insieme”, citando la società che ne cura l’immagine. Spiazzante, con la sua umanità.

Il male oscuro

Ha appena confessato in un dialogo via Twitter a milioni di tifosi: “Nel 2018 ho sofferto di depressione. Ne parlerò”. Erano i tempi del Manchester United. A un certo punto, il campione è andato in crisi. Poi ha deciso che era ora di cambiare aria. Lo aspettavano l’Italia e Conte. È un concentrato di perseveranza e ambizione, duro lavoro e disciplina. L’unico sgarro, quando ha festeggiato il compleanno in epoca Covid e sono arrivati i carabinieri.

Lukaku abbraccia Ronaldo dopo la partita vinta dal Belgio sul Portogallo, durante gli Europei di calcio, domenica 27 giugno 2021

Storia edificante

Lukaku bambino, che soffriva la fame e si faceva la doccia fredda, poi la mamma gli scaldava un pentolino d’acqua calda e lui se la versava in testa. Il goleador gigante lo racconta sempre perché in quei dettagli c’è la forza del riscatto. Una scena in particolare sembra indelebile nella sua memoria. Lui in cucina, a sei anni, Adolphine gli passa la solita scodella di pane e latte, il suo pranzo, facendo finta di niente. Ma ha aggiunto acqua. Ecco, in quel preciso momento il bambino dal grande futuro capisce che non ci sono abbastanza soldi per arrivare alla fine della settimana. “Eravamo al verde”, racconterà nelle interviste. Un giorno torna da scuola e vede la mamma piangere. Promette a lei e a se stesso, “le cose cambieranno”.

Romelu raccontato ai ragazzi

Quando nasce un campione? Forse il giorno in cui l’allenatore ti dà una lezione per la vita. Romelu ha 9 anni, gioca da quando ne aveva 6, ha seguito le orme del papà. Il mister lo fa uscire dal campo, gli lancia il pallone e gli dice: divertiti da solo. Quel giorno il ragazzo prodigio capisce “che cosa significa giocare in una squadra e che giocando insieme si migliora sempre”. È uno dei tanti episodi svelati da Emanuele Giulianelli in “Lukaku raccontato ai ragazzi” (Piemme Edizioni). Con una didascalia: “Vita, gol e miracoli del grande attaccante dell’Inter che non smette di appassionare milioni di tifosi”. Torniamo all’origine, alla vita di quartiere, in Belgio. Le partite per strada, calcio e famiglia. Lì nasce il miglior goleador nella storia del paese. Lì, racconta Giulianelli, il bambino mette a punto il tiro in porta che farà tremare i portieri di tutto il mondo. Ogni volta che c’era lui c’era anche un pallone, ricorda chi lo vedeva. Tom Saintfiet, oggi commissario tecnico del Gambia, nel libro riassume il fenomeno così: “È orgoglioso del Belgio ma lo è altrettanto delle sue radici congolesi. Penso che voglia essere un modello sia per i belgi sia per la società multiculturale. Vuole esserlo per i giovani e mostrare loro cosa si può ottenere quando si è determinati a perseguire un preciso obiettivo”.

Su Twitter un tifoso gli chiede: Big Rom cosa farai, dopo? E lui, senza esitazioni: “Mi rilasserò, accompagnerò i miei figli a scuola e li sosterrò”. Campione del cuore.

Un colpo di testa di Lukaku in Belgio – Portogallo 1-0