La foresta di sequoie torna alle tribù native: a loro il compito di proteggere e guarire la terra

La proprietà di più di 500 acri di una foresta nella contea di Mendocino, nel nord della California, è stata restituita ai discendenti di coloro che furono cacciati durante il boom del legname

La porzione di foresta acquistata dalla Redwood League era in passato terreno di caccia, pesca e di celebrazioni rituali per tribù come i Sinkyone

Nascosti nella contea di Mendocino, nel nord della California, si trovano 523 acri di foresta frastagliata, costellati dai ceppi fantasma di antiche sequoie raccolte durante il boom del disboscamento, che ha eliminato oltre il 90% delle specie sulla costa occidentale. Ma circa 200 di questi acri sono ancora densi di alberi antichi, che sono stati risparmiati dal taglio. La terra era il terreno di caccia, di pesca e cerimoniale di generazioni di tribù indigene come i Sinkyone, fino a quando gran parte di queste sono state cacciate dai coloni europei. Martedì 25 gennaio, però, un’organizzazione no-profit californiana che si occupa di preservare le sequoie ha annunciato che sta finalmente riunendo la terra e i suoi abitanti originari.

La Save the Redwoods League, infatti, dal 2006 era in contatto con la famiglia di taglialegna californiana che possedeva il terreno da generazioni. Sam Hodder, amministratore delegato della no-profit, ha spiegato che dopo anni di trattative con i proprietari la Redwoods League è stata in grado di acquistare il terreno nel 2020 per 3,55 milioni di dollari, denaro che è stato donato loro dalla Pacific Gas & Electric Company come parte del suo programma per mitigare i danni ambientali. Ora la porzione di foresta passerà in mano all’Intertribal Sinkyone Wilderness Council, un gruppo di 10 tribù native i cui antenati sono stati “allontanati con la forza” dalla terra in passato. Queste saranno guardiane della terra in collaborazione con l’associazione, che si occupa di proteggere e preservare le foreste di sequoie dal 1918.

Il Consiglio Intertribale sarà chiamato a custodire e guarire la terra, che d’ora in poi si chiamerà Tc’ih-Léh-Dûñ (“Luogo di Corse dei Pesci”)

“Abbiamo pensato che il modo migliore per proteggere e guarire questa terra, in modo permanente, sia attraverso la tutela tribale”, ha detto Hodder. “In questo caso, abbiamo l’opportunità di ripristinare l’equilibrio dell’ecosistema e delle comunità ad esso collegate”. Per oltre 175 anni i membri delle tribù rappresentate dal consiglio non hanno avuto accesso alla foresta sacra, che avevano usato per la caccia, la pesca e le cerimonie rituali. “È raro che queste terre ritornino ai popoli originari di quei luoghi”, ha specificato Hawk Rosales, indigeno ex direttore esecutivo del Consiglio Intertribale Sinkyone Wilderness. “Abbiamo un impegno e un obiettivo intergenerazionale per proteggere queste terre e, nel farlo, proteggere il modello di vita e culturale delle tribù, ridando loro vitalità”, ha aggiunto.

Come parte dell’accordo il terreno, prima dell’acquisto conosciuto come Andersonia West, sarà chiamato Tc’ih-Léh-Dûñ (pronunciato tsih-ih-LEY-duhn), che significa “Luogo di Corse dei Pesci” nella lingua Sinkyone. “Rinominare la proprietà Tc’ih-Léh-Dûñ fa sapere alla gente che quello è un luogo sacro; è un luogo per il nostro popolo nativo – afferma Crista Ray, un membro del consiglio Sinkyone -. Fa loro sapere che c’era una lingua e che c’era un popolo che viveva lì molto tempo fa”. L’obiettivo del consiglio, ha spiegato poi il signor Rosales, è quello di collegare ed espandere le foreste di sequoie della zona, che sono ecologicamente e culturalmente collegate, per riparare “i componenti di un ecosistema che è stato frammentato e che è stato minacciato” dalla colonizzazione.