La Formula1 contro la legge anti Lgbtq di Orban. Lewis Hamilton: “È inaccettabile e codardo”

Il campionato automobilistico più famoso al mondo questo week end fa tappa in Ungheria. Nono solo Hamilton, ma anche Sebastian Vettel all'attacco del governo di Budapest: "Trovo imbarazzante che un paese dell'Unione europea voti leggi come questa"

Alcuni atleti hanno la personalità necessaria per far sentire la propria voce su temi di attualità molto delicati: Lewis Hamilton, sette volte campione del mondo di Formula1, è sicuramente tra questi. Il nativo di Stevenage, piccolo comune 46 km a nord di Londra, è da sempre in prima fila nella lotta al razzismo e alla discriminazione in generale. Hamilton è infatti un attivista che dà voce ai movimenti sociali delle comunità meno considerate, a partire dal Black Lives Matter.

L’anno scorso, a sostegno della mobilitazione nata negli Usa dopo l’uccisione di George Floyd, la Mercedes, scuderia automobilistica per cui corre l’inglese, scelse il nero per la livrea delle macchine al posto del tradizionale color argento, e altrettanto per le tute di piloti e meccanici. L’intero circuito della Formula1 ha lanciato nel giugno scorso l’iniziativa #WeRaceAsOne, rinnovata quest’anno: su tute e vetture gli hastag #endracism, #noracism, e i colori arcobaleno. Dal 2020, prima di ogni Gran Premio, dopo gli inni nazionali, i piloti indossano magliette Black Lives Matter e si raccolgono in piedi o in ginocchio.

Quindi, quale occasione migliore del Gran Premio di Ungheria (che si correrà domenica sulla pista dell’Hungaroring e vedrà il pilota Mercedes alla ricerca della vittoria numero 100 in carriera) per tirare qualche carenata, con buona pace di Max Verstappen, al governo di Budapest e, in particolare, a Viktor Orban per la sua legge “a protezione dei diritti dei bambini”?

I vertici Lgbt sostengono che questo provvedimento stigmatizzi le persone gay e mira a rafforzare il sostegno della destra radicale del primo ministro in vista delle elezioni del prossimo anno. Da quando la legge è stata approvata il 15 giugno, diversi attacchi omofobi sono stati riportati dai media locali, mentre i leader Lgbt avvertono la crescente paura nella loro comunità.

“Voglio condividere il mio sostegno per le persone colpite dalla legge anti-LGBTQ del governo” ha detto il fuoriclasse britannico, che non ha risparmiato colpi al decreto contro “la promozione dell’omosessualità” per poi spostare il mirino su Orban: “Tutti meritano di avere la libertà di essere sé stessi, non importa chi si ama o come ci si identifica”. Inoltre, il ‘Re nero’ dell’automobilismo, ha lanciato un appello a tutti i cittadini ungheresi in vista del referendum indetto dal premier magiaro con l’obiettivo di capire il reale sostegno a questa misura per cui, la Commissione europea ha avviato un’azione legale: “Esorto il popolo ungherese a votare nel prossimo referendum per proteggere i diritti della comunità LGBTQ+, hanno bisogno del nostro supporto più che mai – ha detto Hamilton – Per favore, mostra amore per chi ti circonda perché l’amore vincerà sempre trasmettendo positività”.

Lewis però, non è l’unico campione del mondo di Formula1 ad aver attaccato il governo ungherese. Infatti anche il 4 volte iridato Sebastian Vettel, ex ferrarista ora in Aston Martin, si è unito al grido del collega-rivale: “Trovo imbarazzante che un paese dell’Unione europea voti leggi come questa” ha detto il pilota tedesco. “Ognuno è libero di fare ciò che vuole e questo è il punto. La mia idea si posiziona sulla falsariga del “vivi e lascia vivere”. Non spetta a noi fare le leggi, ma solo esprimere il sostegno a coloro che ne sono colpiti”. Sebastian si è presentato in conferenza stampa con indosso scarpe da ginnastica adornate con una bandiera arcobaleno per ribadire il messaggio: we race as one, il mondo dell’automobilismo si batte concretamente per l’inclusività, contro tutto e tutti.