La forza di sei mamme che hanno perso i figli: “Cari ragazzi, vi scriviamo queste Lettere perché non possiamo più parlarvi”

Gaia Simonetti, Laura Cozzi, Stefania Ciriello, Stefania Lorenzini, Paola Alberti e Giovanna Carboni sono le autrici del libro 'Lettere senza confini. Dal cuore di 6 mamme'. Le madri raccontano a Luce! cosa vuol dire perdere il proprio bambino: "La vita continua, ma meno piena e con un senso in meno"
“Lettere senza confini. Dal cuore di 6 mamme”

Quella che stiamo per raccontare è una storia magica, di quelle che prima di leggerle bisogna fare un bel respiro, chiudere gli occhi e lasciare che le parole ci attraversino, come fasci di luce calda che dalle orecchie vanno dritto al cuore. È la storia di sei mamme di Firenze, Mantova e Rieti, ognuna con un difficilissimo percorso alle spalle fatto di perdita, dolore, accettazione. Ad accomunarle, sfortunatamente, è la morte di un figlio. “Non sappiamo come sia accaduto. Ma ci siamo incontrate”. E dopo essersi incontrate, queste mamme coraggiose che non hanno avuto paura di vivere nonostante il destino avesse loro riservato lo scherzo più crudele, hanno deciso di condividere la propria storia con il resto del mondo, per aiutare altre donne in difficoltà, soprattutto madri in zone afflitte dalla guerra. Ma non solo. Dopo aver letto la loro testimonianza, raccolta nel volume “Lettere senza confini. Dal cuore di 6 mamme” (Adv Edizioni), qualsiasi lettore avrà la sensazione di essersi passato un balsamo sul cuore, e con naturalezza e commozione sentirà l’animo farsi leggero fino quasi a spiccare il volo.

Le sei madri autrici del libro “Lettere senza confini. Dal cuore di 6 mamme”

Le mamme: “Abbiamo scritto le Lettere per onorare il ricordo dei nostri figli”

“Abbiamo perso i nostri figli in circostanze diverse – spiega Gaia Simonetti, curatrice del libro, lei stessa orfana di un bimbo mai nato –. Abbiamo immaginato di scrivere loro una lettera per raccontargli tutto quello che ciascuna di noi ha fatto per onorarne il ricordo. Per esempio Paola, la cui figlia è stata vittima di femminicidio, oggi va nelle scuole a parlare ai ragazzi dell’orrore della violenza. Stefania, la mamma di Amatrice, che ha perso suo figlio per colpa terremoto, incontra i giovani per sensibilizzarli sulla bellezza della vita. A Giovanna, invece, un incidente stradale ha strappato per sempre il suo Mauro, e nonostante il dolore sul momento ebbe la prontezza di donarne gli organi salvando tante vite. Ciascuna di noi onora la memoria del proprio figlio tendendo una mano ad altre mamme che hanno vita dura, in particolar modo le madri che in questo periodo stanno vivendo l’inferno della guerra in Ucraina. Le parole dedicate a Ela, Mauro, Michela, Filippo, Lore e un bimbo mai nato hanno “incontrato” tante madri e padri in Italia e in altri Paesi, arrivando persino in Francia, Belgio e Australia”. 

Dai ricavi del libro due borse di studio ai ragazzi di Amatrice e Accumoli

Pubblicato per la prima volta tre anni fa, il libro in questi giorni è in ristampa e ha ottenuto un enorme successo. Si parla persino di realizzarne una fiction televisiva. Con i proventi delle vendite, lo scorso gennaio le mamme autrici hanno donato due borse di studio a ragazzi di Amatrice e Accumoli. Grazie al loro gesto, pochi giorni fa il giovane Massimiliano, di Amatrice, si è laureato. La consegna è avvenuta a Rieti nel corso della cerimonia del Premio letterario intitolato a Filippo Sanna, il figlio di Stefania. “Filippo ne sarebbe stato felice – sono le parole di mamma Stefania-. Aiutare gli altri era il suo motto. Mi fa piacere pensare che lui, assieme gli altri ragazzi e ragazze a cui sono dedicate le nostre lettere, abbia contribuito a realizzare il sogno di studenti”. 

La copertina del libro “Lettere senza confini. Dal cuore di 6 mamme”

La copertina del libro “Lettere senza confini” riporta i colori preferiti da ciascuno dei giovani scomparsi, e non è un caso se il risultato sia stato un bellissimo arcobaleno. Sfogliandone le pagine possiamo leggere le firme delle madri autrici Gaia Simonetti, Laura Cozzi, Stefania Ciriello, Stefania Lorenzini, Paola Alberti e Giovanna Carboni, che vincono il dolore del ricordo per raccontarsi a Luce!

“Quella sera mio figlio Mauro era uscito con gli amici per festeggiare il suo compleanno – racconta mamma Giovanna-. Alle 4 del mattino suonarono alla porta, pensai che fosse lui, il solito sbadato, che avesse dimenticato le chiavi. Invece erano i carabinieri “Suo figlio ha avuto un incidente”, mi dissero. Chiesi: “È grave?”, mi risposero “Sì Signora. Non è morto ma è molto grave”. Poi la corsa disperata per arrivare in tempo all’ospedale, il medico scuoteva la testa e si parava la fronte con la mano. Chiesi solo di poterlo vedere. Era steso in un letto, tutto intubato. Gli misi una mano sul petto ed ebbi la certezza che mio figlio già non c’era più. Poi la voce del dottore “Cosa vuole fare signora? Suo figlio è giovane e sano, ha mai pensato di donare gli organi? Potrebbe salvare delle vite”. Cercai un posto isolato dove mettermi a pensare, in silenzio. Chiesi aiuto a Mauro, perché mi consigliasse quale decisione prendere. Poi gli diedi l’ultimo saluto. Quella notte mio figlio, il mio super eroe, ha salvato dieci viteDi Mauro sono stati donati organi ed epitelio, che è ha permesso di salvare anche persone gravemente ustionate.

Mamma Giovanna e il figlio Mauro, morto in un incidente stradale

Signora Giovanna, non è possibile conoscere i beneficiari delle donazioni di organi, vero?

“Purtroppo è vero. Ma a me successe una cosa straordinaria: la notte in cui Mauro era in ospedale, in sala d’attesa conobbi la mamma di una ragazza di Salerno, che si trovava in ospedale per fare la dialisi. Stava aspettando un donatore di reni. Con me c’era mia sorella che, parlando con questa signora, si sentì dire ‘Tuo nipote sta salvando la vita a mia figlia’. Quindici giorni dopo venni contattata da una ragazza su Facebook, era lei. Voleva conoscermi, ringraziarmi. Ancora oggi, una volta l’anno arriva da Salerno a Cerreto Guidi per fare i controlli, dorme da me, è persino venuta al matrimonio di mia figlia. Ormai è una persona di famiglia. Prima di ricevere il rene di Mauro aveva fatto cinque anni di dialisi, ora invece ha una vita normale, cresce il suo bambino e va a lavorare”.

Gaia, anche lei ha avuto un’esperienza difficile da superare: la perdita di un bambino in gestazione.

“Sì. Nelle mie lettere racconto al mio bimbo mai nato cosa accadde quella domenica in cui, io che adoro il calcio, mi stavo preparando per andare allo stadio a vedere la Fiorentina. Mi sentivo strana, feci il test di gravidanza e risultò positivo. Io che ormai ero in là con l’età non non ci speravo più. L’emozione fu immensa. Nella lettera che ho scritto al mio bambino gli racconto di come cominciai ad immaginarmelo. Il nasino magari sarebbe stato come il mio, i riccioli li avrebbe presi dal babbo. Lo chiamo ‘Amore’, semplicemente, perché non ne ho conosciuto il sesso, e comincio a descrivergli come sarebbe stata la nostra vita. Quello che avremmo fatto e quanto amore avrebbe avuto da me. Gli dico ‘Non ti ho potuto conoscere, né prenderti tra le braccia, allora ti scrivo. Ti scrivo che il tempo è passato ma non sono guarita dal dolore della tua perdita. Ci sarebbe stata una festa in casa per annunciarti, non sarei più andata in motorino per non metterti a repentaglio, avrei fatto tante piccole cose per te, mentre ti aspettavo e dopo. Invece un giorno successe che sentirmi il gel sulla pancia per l’ecografia fu meno freddo della sentenza del ginecologo: ‘Non sento più il battito, signora’. Fine di tutto. Allora chiudo la lettere a mio figlio dicendo ‘La realtà  mi porta davanti agli occhi scene di guerre e di bambini coinvolti in tragedie umanitarie. Tristezza e impotenza corrono assieme e si uniscono a una tremenda verità. Non si vela, non si nasconde, non si rende meno amara. Nessuno mi chiamerà mai mamma. E la vita continua, come dicono molti, meno piena e con un senso in meno. Dico io”.