La lotta di Alana McLaughlin fuori e dentro il ring: “I trans fobici mi rendono solo più forte”

Fino a 5 anni fa era un soldato delle forze speciali americane, ma dentro di sé Ryan aveva sempre saputo di essere una donna. Intanto anche il Cio deve combattere contro i pregiudizi per stabilire nuove regole sugli atleti transgender

Alana McLaughlin ha un sogno, e sta lavorando duramente per raggiungerlo: diventare una fighter professionista di MMA. Ha combattuto e vinto il suo primo incontro, contro Celine Provost, nella promozione Combate Global, ma il suo successo è passato in secondo piano, dopo tutte le critiche e gli attacchi ricevuti.

Quello che ha fatto infuriare tanti bacchettoni del mondo della arti marziali miste è che Alana, solo 5 anni fa, si chiamava Ryan ed era un soldato americano che passava la vita tra spedizioni e missioni mortali. Si era unito alla forze speciali per diventare un uomo o essere ucciso. La verità è che Alana si è sempre sentita una donna, e solo con forza e tenacia è riuscita a completare il suo percorso.

Ora sono tanti a dire che non può competere in categorie femminili, ma la sua risposta è semplice. “I trans fobici mi rendono solo più forte. Io continuerò a lottare per tutti quelli che vedono violati i propri diritti”. Dopo il tanto chiacchierato incontro, tramite il suo profilo twitter la McLaughlin ha voluto rispondere a tutti quelli che la considerano una imbrogliona, o fisicamente troppo forte per combattere in categorie di peso femminili: “Voglio ringraziare la mia avversaria, mi ha quasi messo ko varie volte, e questo lo hanno visto anche quelli che dicono che imbroglio. Forse aveva vinto anche il primo round, poi il vostro odio mi ha reso più forte”. La fighter è entrata sul ring con una maglietta con scritto “end trans genocide”, e sul suo profilo twitter ha sempre una parola di conforto per tutti quelli che le chiedono un supporto.

Nel frattempo il Comitato Olimpico Internazionale ha rieditato le regole per lo sport transgender a causa di “opinioni molto contrastanti” ed è improbabile che vengano pubblicate prima delle Olimpiadi invernali di Pechino del prossimo febbraio. Lo ha spiegato il direttore scientifico e medico del CIO, il dottor Richard Budgett. Allo stato attuale, per il Comitato olimpico internazionale le donne trans dovrebbero essere autorizzate a competere nella categoria femminile se riducono il testosterone per 12 mesi, ma al momento le singole federazioni sportive possono elaborare proprie regole. “Avremo nuove linee guida di alto livello per una normativa quadro nei prossimi mesi, al più tardi”, ha dichiarato.