La maglia numero 2 come un manifesto sul clima: Thorsby, calciatore dall’anima ecologista

"Due è il simbolo dei gradi che porterebbero al surriscaldamento del clima": il centrocampista della Sampdoria che ammira Greta Thunberg premiato per l'impegno ambientalista. "Liguria, specchio della natura che si ribella"

Fra i calciatori c’è chi il numero di maglia lo sceglie per scaramanzia, chi per citazione di antichi ruoli del pallone, chi per omaggio a campioni o imitazione degli stessi, chi per l’anno di nascita proprio o del padre. Morten Thorsby né l’una, né gli altri. Il numero di maglia lo ha scelto per coscienza ecologica. Il 26enne centrocampista norvegese in forza alla Sampdoria, indossa la maglia numero 2, corrispondente, come spiega con cognizione di causa, “ai gradi di aumento della temperatura media del globo, oltre la quale si verificherebbe il surriscaldamento del pianeta: un rischio assolutamente da evitare”. Messaggio arrivato a destinazione, se è vero che in Gran Bretagna i telecronisti, quando Thorsby tocca il pallone, citano il perché di quel numero di maglia.

Il 2 sulla divisa blucerchiata o su quella della nazionale norvegese indossate da Thorsby, rappresenta l’aspetto più “pubblico” dell’impegno ambientalista del giocatore sampdoriano, che ha lanciato We play Green, piattaforma che riunisce calciatori di ogni Paese sensibili si destini del Pianeta. Un’iniziativa benemerita, che la FifPro, l’organizzazione che rappresenta calciatori professionisti di tutto il mondo ha premiato con l’Oscar 2021. L’anno precedente lo stesso il riconoscimento andò all’inglese Marcus Rashford, attaccante del Manchester United, per il progetto a sostegno dei bimbi poveri del Regno Unito, varato poco dopo che il governo conservatore di Boris Johnson aveva bocciato l’erogazione di sussidi.

“È la prima volta che questo premio viene assegnato per un tema ambientale. Sono contento, io ho lanciato l’idea, ma dal 2022, messe le basi, lavoreremo tutti insieme per creare una grande community mondiale di calciatori. Anche Uefa e Fifa procedono in questa direzione, ma la strada è ancora lunga”, spiega Thorsby su La Gazzetta dello Sport di venerdì 26 novembre. Su quelle pagine il calciatore norvegese approfondisce la scelta della maglia numero 2: “In tv, sui media si parla di me ed è un’operazione di marketing a costo zero. Un piccolo gesto per un grande ritorno d’immagine. Ora, spero che tanti colleghi si ispirino a me e scelgano la maglia numero 2 perseguendo le mie stesse finalità”.

Chissà, se ad aspirare alla 2 fosse un compagno di squadra: come si comporterebbe Morten? Farebbe il bel gesto, felice di trovare proseliti in casa, o farebbe valere i diritti di primogenitura? La coscienza ambientale di Thorsby non è una novità. Esattamente due anni fa, in epoca pre-Covid, con Greta Thunberg e non il virus che dominava sulle prime pagine dei giornali, Thorsby rivelava al Secolo XIX di Genova di essere stato costretto a ‘marinare’ il Fridays for future genovese: “All’ultimo corteo c’ero. Questa volta avevo allenamento… però idealmente ero con tutti i ragazzi che anche questa volta hanno lanciato un segnale chiaro sul clima. Bisogna riflettere. A maggior ragione se la loro iniziativa avviene in concomitanza con il black friday, il giorno del consumismo sfrenato”.

La sensibilità sociale porta Thorsby a schierarsi politicamente: da ragazzo con i liberali della unge Venstre, la giovane Venstre, la cui leader, Trine Skei Grande lo invitò in Parlamento quando era ministra della cultura e dell’uguaglianza. “Prendemmo un tè e scambiammo opinioni sull’ambiente, sul clima… fu una giornata emozionante”, ricorda Thorsby. Oggi, Morten ammira Greta (“ha avuto il merito di creare un movimento di cui il mondo aveva bisogno”), ma non resta indifferente al territorio che lo accoglie. “Che il clima si sta ribellando, ve ne state accorgendo qui in Liguria, terra particolare, con i monti così vicini al mare –rivelava nel 2019 al quotidiano genovese –. Credo che ci sia un grosso problema di prevenzione, bisognava iniziare a muoversi già tanti anni fa. Credo che per evitare in futuro altre tragedie, si torni sempre lì, alla prevenzione. E alla cura e al rispetto del clima”.