“La mia storia non è più solo quella di Francesco, è globale. I media devono fare più attenzione nel raccontarci”

L'intervista a Francesco Cicconetti, una delle 'voci' più seguite di Instagram in materia di comunità Lgbtq+ e transgender. La sua esperienza e il racconto sui social "sono due realtà parallele che si intrecciano", per rispondere a un'esigenza del pubblico e per dare una giusta rappresentazione di certi temi

Francesco Cicconetti è amatissimo sui social. Soprattutto su Instagram dove la community di Mehths (così si fa chiamare sulla piattaforma) ha superato le 140mila persone, che ogni giorno seguono e condividono (pur non mancando le critiche) la sua battaglia per la visibilità, l’accettazione e l’integrazione della comunità Lgbtqi+, con particolare riferimento alla comunità transgender.

@Mehths

Francesco è un ragazzo transgender di 25 anni, viene da Rimini (“la mia amata Rimini”) e da qualche anno, “senza che me ne rendessi conto a pieno o avessi un’intenzione esplicita”, la sua storia ha valicato i confini dell’individualità, è diventata sempre più seguita dai media e adesso funge da vero e proprio ‘modello’ per tantissime altre persone, che si ritrovano nelle parole e nella quotidianità di un ragazzo trans.A questo proposito, Francesco ha vinto quest’anno i Diversity Media Awards (riconoscimento europeo che premia i prodotti mediali che si sono distinti nel rappresentare in modo attento e rispettoso le diversità), in quanto miglior “Content Creator” sul web. Prima dei Diversity, in realtà, il ragazzo ha anche partecipato nel 2019 alla realizzazione della mini-serie prodotta da Freeda “Un uomo con la T maiuscola”, raccontando proprio il suo percorso di transizione e facendosi così conoscere al grande pubblico. Ma la storia e, va da sé, la sofferenza e la disforia di genere di Francesco (anche se ufficialmente il coming out come ragazzo trans l’ha fatto nel 2017), affondano le sue radici anni e anni prima, praticamente nella sua più tarda infanzia inizio adolescenza, dove quel corpo femminile e soprattutto alcune sue parti (come ci dirà anche lui),  erano semplicemente “rivoltanti” nel guardarle. 

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Ti sei recentemente operato di mastectomia, ossia l’asportazione chirurgica della mammella. Come ti senti? Com’è cambiato il tuo rapporto con lo specchio dopo l’operazione?

“Mi sono operato lo scorso 27 settembre e mi sto riprendendo. A livello di salute sto molto meglio, anche se una piena quotidianità, come per esempio il potermi allenare tranquillamente, la devo ancora ritrovare. Adesso però giro per casa senza maglia (e non solo perché abbiamo il riscaldamento a manetta – ride, ndr), ma perché mi accetto sempre di più e mi piace guardare allo specchio il mio nuovo petto, me lo tocco e guardo in ogni momento come sta. Prima quella parte per me era proprio vomitevole, non riuscivo neanche a guardarla”. 

Francesco dopo l’intervento di mastectomia @Mehths

A che punto sei del percorso? Si può parlare di ‘step’?

“In realtà spesso questo concetto viene travisato dai media, l’espressione ‘step’ è sbagliata per parlare e riferirsi al percorso di transizione di una persona transgender. È un approccio un po’ freddo: si dovrebbe piuttosto chiedere “A che punto sei del percorso?”, ma non vederlo come un cammino obbligato, dove ogni persona trans deve per forza portare a termine determinati obiettivi o operazioni chirurgiche o terapie ormonali. La transgenerità è un mondo variegato e sfumato, e ognuno gestisce il proprio rapporto con la disforia come vuole. Ci sono persone, ad esempio, che non sentono il bisogno di assumere ormoni, pur rimanendo comunque persone trans. Per quanto mi riguarda, adesso starò un po’ fermo con la chirurgia e poi penserò all’isterectomia (l’asportazione chirurgica dell’utero), mentre per la falloplastica vedremo quando sarà ora”.

In quanto attivista e divulgatore, una delle tue più importanti battaglie non è solo su cosa si comunica della comunità Lgbtqi+ ma anche su come la si comunica. Secondo te oggi i media a che punto sono?

“I media hanno sicuramente un ruolo rilevante e non avendo mai dato voce, fino ad oggi, a queste ‘sub-categorie’, se ora vogliono dar loro spazio devono avere un’attenzione e una cura in più sul linguaggio e sulla comunicazione, soprattutto quando si tratta di queste tematiche. È questo il passo successivo. Mi rendo conto che il lavoro del giornalista è ormai fatto di velocità, spesso a discapito della forma e della qualità, ma se vogliamo avere un articolo di spessore, che davvero sia in grado di lasciarci un messaggio, è inevitabile porre delle attenzioni in più e chiedere magari all’intervistat* se non si sa qualcosa al riguardo”. 

C’è il Francesco e la vita privata, il percorso, la convivenza con Chiara, e poi c’è il Francesco influencer, personaggio pubblico ed esponente della comunità. C’è stato un momento in cui hai desiderato che questi due lati si unissero?

@Mehths

“Per me la mia vita e il modo di divulgarla sui social sono da sempre due realtà parallele che si intrecciano, che vanno di pari passo. In realtà, quest’unione è avvenuta da sé. Credo soprattutto che nel 2017 ci fosse davvero bisogno di questo tipo di rappresentazioni e di storie e quindi, quasi in automatico, si è trasformata in qualcosa di più. Ho sempre e solo raccontato quello che vivevo ogni giorno e quando ho iniziato ho notato che il pubblico era molto affamato. Da lì la mia storia ha assunto un significato più politico e sociale, se così vogliamo chiamarlo. Ma il ‘passaggio’, appunto, è avvenuto da sé, non me ne sono neanche accorto (ride, ndr)”. 

Ci sono oggi abbastanza attivist* transgender in Italia?

“Devo ammettere che rispetto a prima sono abbastanza soddisfatto anche se, ovviamente, noi attivist* transgender in primis, dobbiamo migliorare e aggiornare la nostra comunicazione perché spesso sbagliamo nel farlo. Siamo comunque sempre di più in Italia e questo mi fa piacere, perché avere solo due o tre testimonianze è come dare un’immagine di ‘marmo’, immobile e stereotipata della persona trans, mentre se ce ne sono tante è meglio. Avevo e ho ancora una community molto positiva e inclusiva e fortunatamente, rispetto ad altri, non ho mai subito troppe cose negative né sui social né dal vivo, a parte le immense cattiverie del 2018″.

Puoi spiegarci meglio?

“In quell’anno la mia disforia era fortissima, stavo molto male e ho quindi deciso di aprire un crowdfunding online per operarmi privatamente di mastectomia, dato che le attese nel servizio sanitario nazionale sono molto lunghe. Questa notizia è parecchio girata sui vari media e lì di cattiverie e offese ne ho ricevute davvero parecchie. Comunque, a parte questi episodi, credo che tutto dipenda anche da su quale piattaforma social si decide di lavorare di più. Se rimanessi ad esempio solo su Instagram, sarebbe soltanto positività, se invece compaio in certi giornali o sono ospite di certi programmi in tv, il pubblico ovviamente cambia e sono più esposto a cattiverie. Con alcuni gruppi di persone, per i giovani la fascia che va dai 15 ai 17 anni, mentre per gli adulti dai 35 in su, è sicuramente più difficile comunicare e far comprendere la mia e la nostra realtà, mentre con i miei coetanei, ventenni o poco più, mi rendo conto che c’è spesso più apertura mentale”. 

Francesco con la fidanzata Chiara @Mehths

Ci vuoi parlare della tua relazione con Chiara? Le reazioni e i commenti sono più positivi o negativi?

“Sono molto fortunato ad avere una persona come Chiara al mio fianco. In generale, capitano più cose positive che altro, anche se ovviamente arriva qualcuno che dice o scrive ‘belle le relazioni lesbiche’, oppure ‘belle due donne che stanno insieme’, ma non ha nessuna importanza per noi. Il fatto è che quando la tua identità si costruisce, si fa più forte e la tua relazione è stabile, queste parole non ti smuovono più di tanto rispetto al passato. Perché più sei pesante, più stai fermo a terra e meno il vento ti può abbattere”.