La moglie non pulisce e non cucina, il marito le fa causa. Il giudice rigetta le accuse: “È sottomissione”

Anche il marito deve lavare e cucinare: parola del Tribunale di Foggia che respinge la richiesta di separazione dell'uomo

Sembra una storia d’altri tempi, ma purtroppo non è così. Un uomo ha chiesto la separazione dalla moglie perché non svolgeva i lavori di casa. La coppia è sposata dal 2006, ma dieci anni dopo il marito si è rivolto al Tribunale di Foggia per la separazione, imputando il fallimento dell’unione matrimoniale alla moglie. La donna sarebbe colpevole, a suo dire, di non aver rispettato i doveri coniugali, ovvero lavare, stirare e cucinare, quindi di aver violato il dovere di collaborazione e contribuzione nell’interesse della famiglia.

In realtà, quello di Foggia, non è un caso isolato: molto spesso quest’accusa si ritrova in processi di separazione, in particolar modo in quelli in cui la moglie chiede un assegno di mantenimento. Il giudice del Tribunale pugliese, tuttavia, ha rigettato le accuse dell’uomo per mancanza di prove.

Se guardiamo alla legge in merito alle questioni coniugali, il Codice Civile italiano lascia poco spazio a fraintendimenti. “Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri -recita la norma- Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione. Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia”.

All’interno della coppia la moglie e il marito sono sullo stesso piano e entrambi devono svolgere i doveri domestici, indipendentemente dal fatto che uno di essi non lavori. Entrambi. Nella sentenza pugliese si legge, appunto, che non è ammissibile “una situazione di sottomissione di uno a svolgere lavori di mera cura dell’ordine domestico, al quale peraltro sono tenuti anche i figli, nell’ottica di una educazione responsabile”.