La ninna nanna dei soldati ai bambini ucraini: “Dormi bimbo bello, papà ti sta proteggendo”

In un video, diffuso dall'agenzia Unian, alcuni uomini in divisa e star al fronte salutano, come una carezza serale, i loro piccoli accampati nei rifugi, sotto le bombe

Con il mitra in mano e la divisa mimetica indosso, un coro di questo genere è difficile da immaginare. Cala la sera, c’è momento di tregua dai combattimenti e dal frastuono delle esplosioni. Un attimo di pace. E loro cantano con il tono dolce di un padre che si rivolge ai figli: “Dormi bimbo bello, papà ti sta proteggendo“. Sono i papà-soldato, che intonano una ninna nanna per i bambini ucraini, accompagnati da alcune star andate al fronte per combattere i russi. Un breve video, diffuso dall’agenzia Unian, per i loro piccoli accampati nei rifugi, sotto le bombe. Scorrono, insieme ai volti provati dei combattenti, una serie di immagini e filmati di bimbi costretti a passare giorno e notte nei bunker antiaerei e negli scantinati.

L’emozione è grande, negli occhi e nelle parole di questi uomini, chiamati a difendere la loro Patria ma soprattutto i loro affetti, mogli, familiari, figli, dall’invasore. Da chi sta strappando loro il sonno, la casa, troppo spesso la vita, i sogni. Una commovente iniziativa per cercare di donare ai più piccoli un po’ di calore, di affetto, una tenera carezza al momento di andare a nanna. Attimi preziosi per un bambino tanto quanto per un genitore, strappati via, brutalmente, dalla guerra. Alcuni dei soldati protagonisti del filmato si rivolgono infatti ai loro stessi figli, smarriti, nascosti sotto la superficie su cui marciano a passo militare, su cui si abbattono i missili e i carri armati calpestano cemento e sangue. Tanto è l’amore paterno percepibile nel canto quanto eloquente la sofferenza per il distacco: non poterli abbracciare, baciare, stringere a sé, giocare con loro, è un fardello che questi coraggiosi uomini devono portare con sé in ogni momento. Ogni attimo trascorso con le armi in mano è una porzione di gioia familiare distrutta. E allora la ninna nanna non è soltanto un mezzo per consolare i bambini. È anche una denuncia, una prova di quel massacro che sta sconvolgendo non soltanto l’Ucraina.

Soldati papà ninna nanna

Uno dei papà soldato che intona la ninna nanna per i bimbi ucraini

103 bambini ucraini uccisi

“La guerra della Russia ha ucciso 103 bambini ucraini” afferma il procuratore generale ucraino Iryna Venediktova in un post su Facebook. Vittime collaterali di una guerra tra ‘i grandi’. Le denunce si susseguono, dai primi giorni dell’invasione in Ucraina delle truppe russe: potrebbe essere un massacro di innocenti. Dalle organizzazioni internazionali ai leader politici, dal mondo dello spettacolo ai semplici genitori che assistono impotenti allo spegnersi della vita dei loro figli.
Ci sono Polina e il suo fratellino, Alisa, Kirill, Arseniy, Alice, il piccolo –non ancora nato– morto mentre era ancora nella pancia della sua mamma a Mariupol. Ci sono decine di esistenze stroncate, che Papa Francesco, dalla Basilica di San Pietro, ha chiamato “vittime della superbia di noi adulti”, recitando per coloro “che stanno vivendo sotto le bombe” una commovente preghiera. Pochi giorni fa erano già 79 quando il premier Zelensky si era appellato alla fine della guerra in video conferenza durante manifestazione per la pace a Firenze. Nei giorni precedenti era stata la moglie Olena, con una lettera ai media di tutto il mondo, a chiedere di fermare l’invasione dove “la cosa più atroce e sconvolgente sono le vittime tra i bambini”.

Sono migliaia i bambini coinvolti nelle operazioni umanitarie in Ucraina. 103, invece, le vittime tra i minori

“Inoltre più di 100 bambini sono stati feriti da quando Mosca ha lanciato la sua invasione totale dell’Ucraina il 24 febbraio – aggiunge Venediktova –. Gli invasori uccidono almeno 5 dei nostri bambini ogni giorno. Questa mattina, la cifra ufficiale ha superato la soglia critica e terribile di 100. Il dato non è definitivo. L’aggressore ha bombardato più di 400 istituzioni educative”. Ci sono Sasha, che ha perso un braccio a causa di un proiettile russo, e la figlia del fotografo Oleksii Kyrychenko, che invece imbraccia un fucile e guarda pensierosa all’orizzonte. Ci sono i neonati, come Mia, bloccati sottoterra, qualcuno con la propria mamma, altri accuditi dalle tate in attesa che i genitori stranieri riescano a raggiungerli per portarli in salvo. C’è chi, come Lev, con la Sindrome di Down, nel rifugio non c’è mai arrivato e continua a rimanere nella sua casa a Kiev terrorizzato dalle bombe.

Rifugiati nei bunker sotterranei in gran parte delle città Ucraine, sono soprattutto donne, bambini e anziani

C’è chi è riuscito a scappare, milioni di profughi in cerca di riparo in Europa. Soprattutto donne e bambini. C’è Arina, che ha festeggiato il compleanno in un campo profughi in Romania, e chi invece si è ritrovato da solo, a varcare i confini di stati che non aveva mai letto nemmeno sul libro di scuola: accompagnati al fronte dalla mamma che poi ha deciso di voler lottare per regalargi un futuro nel suo paese o rimasti orfani, non c’è molta differenza al momento.

Ci sono vite appese ai fili di una guerra che ne segnerà per sempre il destino. E quel canto, quella ninna nanna, risuona allora più forte, per dare una speranza a chi, quel destino, deve poterselo scegliere da solo. Come a voler dire: “Buonanotte guerra, buongiorno alla pace!”.