La nuova Miss Sudafrica potrebbe essere transgender: anche i concorsi diventano inclusivi

Per competere basterà "un valido documento di identità sudafricano che indichi che il suo sesso modificato è femminile"

Per anni il concorso Miss Sudafrica è stato caratterizzato da operazioni progressiste, sfidando standard di bellezza obsoleti. Un esempio di questo orientamento è stata l’incoronazione, nel 2019, di Zozibini Tunzi, una donna con i capelli corti, poi diventata,  quello stesso anno, la prima Miss Universo ad avere questo taglio.

Questa volta però, l’organizzazione ha rilasciato sui socia un annuncio che ha destato scalpore: la partecipazione al concorso sarà aperta anche alle persone transgender. Lunedì è stato dato il via alle iscrizioni. Per poter competere le candidate transessuali dovranno essere in possesso di un valido documento di identità sudafricano, da cui risulti che il loro sesso è stato modificato ed è ora femminile, cioè che la transizione da uomo a donna è stata completata.
In pochi minuti, sotto il post, hanno cominciato a fioccare i commenti come “Meritiamo tutte questa possibilità e questa grazia” e “L’inclusione salirà finalmente sul palco”. Su Twitter un attivista LGBTQ si è detto “impaziente che la prima transgender sia incoronata Miss Sudafrica per rappresentarci in il concorso Miss Universo”.

In Sudafrica l’omosessualità è non solo legale, ma anche ben accolta dalla popolazione. In più della metà dei Paesi africani, invece, insieme alla transessualità viene considerata un crimine. Ad oggi sono infatti 31 su 54 gli Stati che ritengono le relazioni tra persone dello stesso sesso come “un vizio contro natura” e che prevedono quindi una pena che varia, a seconda dello stato di riferimento, da una sanzione pecuniaria alla prigione. Negli ultimi tempi, tuttavia, diversi Governi africani hanno iniziato a rimuovere quelle leggi che stigmatizzano un’identità percepita come ‘diversa’ da quella tradizionale, proibendone la discriminazione.

La battaglia per i diritti LGBT, però, non si combatte solo sul piano giuridico, ma anche su quello culturale e sociale. Infatti in quegli Stati in cui godono di una protezione a livello legale, dal punto di vista sociale rimangono ancora faticosamente accettate. Il cambiamento della legislazione spesso non procede di pari passo con un cambio di percezione all’interno della società. La comunità LGBT in Africa continua oggi a interfacciarsi con una discriminazione legata a credenze religiose o a pregiudizi che hanno una forte influenza sulla popolazione: la comunità infatti viene frequentemente accusata di diffondere il virus dell’HIV e di indurre i bambini all’omosessualità.