La Nuova Zelanda vieta le terapie di conversione: la promessa mantenuta di Jacinda Ardern

La Primo Ministro aveva garantito in campagna elettorale che avrebbe messo al bando certe procedure. Grazie anche ad uno straordinario contributo dei cittadini da metà febbraio la nuova legge è entrata in vigore

La Nuova Zelanda approva la legge che vieta la terapia di conversione, mantenendo la promessa elettorale fatta dalla Primo Ministro Jacinda Ardern. Il Parlamento ha infatti recentemente approvato una legge che vieta le pratiche che mirano a cambiare forzatamente l’orientamento sessuale, l’identità di genere o l’espressione di genere di una persona, note appunto come ‘terapia di conversione’. Il disegno di legge, che è stato introdotto dal governo l’anno scorso, è passato quasi all’unanimità martedì 15 febbraio, con 112 voti a favore e 8 contrari.

La Primo ministro della Nuova Zelanda Jacinda Ardern

Pratiche dannose

 

“Questo è un grande giorno per le Comunità Arcobaleno dello Stato”, ha detto il Ministro della Giustizia Kris Faafoi. “Le pratiche di conversione non devono trovare posto nella Nuova Zelanda moderna”. Finalizzate a cambiare (riportandolo ad una presunta normalità, ovvero l’eterosessualità) l’orientamento sessuale o l’identità di genere di una persona, le ‘terapie di conversione’ possono includere la psicoterapia, l’ipnosi, le scosse elettriche e il digiuno. In casi estremi, sono stati documentati esorcismi e “stupri correttivi” per le lesbiche. Il governo sostiene apertamente la tesi dell’Oms che queste procedure non solo non funzionano, ma sono ampiamente screditate e causano gravi danni.

Jacinda Ardern durante il pride di Auckland nel 2018

La nuova legge

Secondo la nuova legge neozelandese, sarà un reato eseguire pratiche di conversione su persone sotto i 18 anni, o su persone con incapacità decisionale. La pena per questi reati potrà arrivare fino a tre anni di carcere. Ma la pena aumenta fino a cinque anni di reclusione nei casi in cui il reato venga compiuto su chiunque – indipendentemente dall’età – causando gravi danni fisici o psichici e profonda sofferenza. Il testo stabilisce anche cosa non è sia ritenuta ‘terapia di conversione’ e protegge il diritto di esprimere opinioni, convinzioni, credenze religiose o principi che non sono destinati a cambiare o sopprimere l’orientamento sessuale, l’identità di genere o l’espressione di genere di una persona.

La partecipazione popolare

Ardern è il primo capo di governo neozelandese ad aver sfilato al pride di Auckland.

Mettere la parola fina alle ‘terapie di conversione’ era una delle promesse fatte durante la campagna dalla Primo ministro neozelandese Jacinda Ardern, quando è stata eletta per un secondo mandato l’anno scorso. Ma certo il governo non si aspettava così tanta attenzione su questa tematica da parte dei cittadini: in Parlamento sono infatti arrivate quasi 107mila segnalazioni pubbliche sul disegno di legge, il più alto numero di contributi popolari mai ricevuto per una proposta di legge. La nuova misura va così ad aggiungersi a quelle già messe in atto in altri Stati, visto che la messa al bando della terapia di conversione stanno prendendo piede in tutto il mondo. In Australia, lo stato di Victoria l’ha vietato l’anno scorso, il Canada ha fatto lo stesso e così, ad inizio 2022, la Francia.