La pandemia ci lascia un’Italia meno sostenibile. Cala l’uso dei mezzi pubblici, a favore delle auto

Secondo l'Istat, 16.5 milioni cittadini italiani hanno utilizzato ogni giorno nel 2019 mezzi privati per recarsi al lavoro, a fronte di 2 milioni di persone che hanno usato i mezzi pubblici. A pesare non solo il rischio del contagio, ma anche i posti messi a disposizione dal trasporto pubblico locale: 46mila al nord contro 11mila al sud

Dovevamo uscirne tutti migliori. A guardarla sotto il profilo degli spostamenti e della mobilità, invece, dal covid, stiamo uscendo ancora meno sostenibili per un pianeta in affanno. Con la pandemia, infatti, in Italia è diminuita la frequenza nell’uso di autobus, tram e treni. Inoltre, stando ai dati della European environmental agency (Eea), mentre il settore industriale e quello di produzione dell’energia elettrica hanno ridotto negli anni le loro emissioni di Co2, nel caso dei trasporti queste sono invece aumentate. Durante la pandemia i cittadini italiani hanno dunque ulteriormente ridotto il loro tasso di utilizzo dei mezzi pubblici, preferendo mezzi stradali individuali come automobili e motocicli. A pesare il maggiore rischio di contagio da Covid-19 legato alla permanenza sui mezzi pubblici, a contatto con un elevato numero di persone; anche se l’accessibilità e la diffusione del servizio di trasporto pubblico locale, le sue condizioni oggettive, sono tali da disincentivare i meno motivati anche in condizioni normali. Eppure sappiamo oramai che i mezzi di trasporto a combustione sono tra i principali responsabili del cambiamento climatico: il 25% delle emissioni di gas serra in Ue sono riconducibili al settore dei trasporti, nel 2020. Una riflessione che, nonostante il successo planetario di movimenti come Fridays For Future, non ha scalfito le abitudini degli italiani in materia di spostamento. Del resto, anche prima del covid in Italia la modalità di trasporto individuale è sempre quella predominante . Soprattutto fuori dai centri urbani.

A Roma e Milano l’uso di bus e tram nel periodo post-pandemico è diminuito di 0,6 punti percentuali

In totale, il 62,5% degli spostamenti, nel 2019, è stato effettuato con l’automobile, secondo Isfort. Per avere una dimensione del fenomeno, basti pensare che sono 16,5 i milioni di cittadini italiani che hanno utilizzato mezzi privati per recarsi al lavoro ogni giorno, nel 2019, secondo Istat, a fronte dei 2 milioni appena che hanno usato i mezzi pubblici. Dall’altra parte il tasso di mobilità sostenibile, ovvero la quota di spostamenti realizzati con mezzi pubblici, a piedi o in bicicletta, in Italia non è mai stato particolarmente elevato: aveva raggiunto il picco nel 2017, attestandosi al 37,9%, per poi scendere nel 2019 al 35%. In particolare è Venezia, grazie anche ai turisti che affollano la Laguna, la città italiana con più passeggeri sui mezzi pubblici con oltre 800 passeggeri l’anno per abitante. Seguono Milano e Torino, mentre i numeri sono decisamente inferiori nel sud della penisola. La differenza tra nord e sud rispecchia anche la distribuzione dei posti messi a disposizione dai mezzi pubblici nei principali centri abitati (con più di 200mila abitanti), che sempre secondo le stime Anfia sono pari a circa 46mila in totale al nord, a 26mila al centro e a 11mila al sud. Come dicevamo, durante il periodo del lockdown, si è registrato un ulteriore calo della domanda di trasporto pubblico, e quando la mobilità ha ricominciato a crescere, è andata tutta a vantaggio dei mezzi privati. A Roma e Milano ad esempio l’uso settimanale di bus e tram è diminuito di 0,6 punti percentuali nel periodo post-pandemico, passando rispettivamente dal 2,9% al 2,3% per Milano e dal 2,3% all’1,7% per Roma. Viceversa, secondo le analisi di Legambiente e Ipsos, la frequenza nell’uso settimanale delle automobili è stata toccata solo lievemente dalla pandemia, nonostante la diffusione delle modalità di lavoro da remoto.