La prima cittadina di Rottofreno: “Non declinate il mio ruolo, sindaca mi sembra dispregiativo”

Il Comune piacentino chiama in causa il consiglio comunale e boccia la mozione presentata dalla minoranza di centrosinistra per il termine "sindaca": "la cultura non si fa con le declinazioni"
Paola Galvani sindaco di Rottofreno

Paola Galvani sindaco di Rottofreno

La sindaca di Rottofreno (in provincia di Piacenza) Paola Galvani dovrà essere chiamata “sindaco”. Lo ha stabilito, dopo un lungo dibattito e una votazione, il consiglio comunale del paese della pianura piacentina, al confine con il Pavese, su volontà della stessa prima cittadina. Non è certo il primo dibattito che riguarda la declinazione femminile del potere, ma è probabilmente la prima volta che si esprime un’assemblea istituzionale. La storia è nata da una mozione presentata dalla minoranza di centrosinistra, per la parità di trattamento linguistico e quindi per l’uso del termine “sindaca”. Il capogruppo Paolo Bersani ha illustrato i motivi, non ultimi i pregiudizi che stanno alla base della violenza di genere, per cui “è compito delle istituzioni promuovere un cambiamento culturale e adottare un linguaggio non discriminante”. Ne è seguito un lungo e partecipato dibattito al quale ha partecipato la stessa Galvani. “Il termine sindaca – ha detto – mi sembra quasi dispregiativo, la cultura non si fa con le declinazioni. Per la prima volta i cittadini di Rottofreno hanno dimostrato grande apertura votando una donna e io sarò valutata per il mio operato e non per come sarò chiamata”. La mozione per declinare al femminile le cariche su gli atti e sui documenti ufficiali è stata così respinta.

Mentre a Milano l’assessora Romani chiama la targa: “Il cambiamento parte dalle piccole azioni”

 

Poche settimane fa a Milano Gaia Romani aveva invece deciso di declinare il suo ruolo politico al femminile. La 25enne, una volta insediatasi a Palazzo Marino, ha infatti fatto togliere dal suo ufficio la targa con scritto “assessore”, sostituendola con “assessora” ai Servizi civici e ha postato poi il perché su Facebook: “Il cambiamento parte dalle piccole azioni”, ha scritto. Un gesto che non sorprende se si guarda al curriculum dell’assessora, che già durante la campagna elettorale nel Pd aveva messo nero su bianco di candidarsi anche “per una Milano più inclusiva e accogliente, per una Milano dei diritti e delle giovani generazioni, delle donne che alzano la propria voce, che lottano ogni giorno per essere semplicemente se stesse”. Un impegno stretto con i cittadini che l’assessora Romani ha voluto esprimere anche sostituendo una targa per declinare al femminile la parola che nomina il suo ruolo.

L’Accademia della Crusca approva la declinazione del potere al femminile

Sul dubbio ’sindaco-sindaca’ si è anche espressa nel 2013 l’Accademia della Crusca. Cecilia Robustelli, collaboratrice della prestigiosa istituzione che raccoglie studiosi ed esperti di linguistica e filologia della lingua italiana, aveva così spiegato i motivi della resistenza linguistica: “Qual è la ragione di questo atteggiamento? Le risposte più frequenti adducono l’incertezza di fronte all’uso di forme femminili nuove rispetto a quelle tradizionali maschili (è il caso di ingegnera), la presunta bruttezza delle nuove forme (ministra proprio non piace!), o la convinzione che la forma maschile possa essere usata tranquillamente anche in riferimento alle donne. Ma non è vero, perché maestra, infermiera, modella, cuoca, nuotatrice, ecc. non suscitano alcuna obiezione: anzi, nessuno definirebbe mai Federica Pellegrini nuotatore”