La reporter Zoya Lobo è la prima fotogiornalista transgender dell’India. “Facevo la mendicante”

Costretta fino a qualche anno fa a chiedere l'elemosina nelle vesti tradizionali, i suoi scatti di una protesta durante il primo lockdown stati pubblicati anche sulla Reuters. “Vorrei insegnare il mio mestiere ad altre persone transgender, così riuscirebbero a procurarsi da vivere degnamente”

Zoya Thomas Lobo

A 26 anni, l’unico mezzo di sopravvivenza di Zoya Thomas Lobo era la gentilezza delle persone che facevano i pendolari sui treni locali di Mumbai. Come donna trans indiana seguiva la tradizione di chiedere l’elemosina. Quando la pandemia e il conseguente lockdown hanno fermato la vita della trafficata metropoli, anche i già magri guadagni di Zoya si sono arrestati. In quel periodo le fu offerta la possibilità di apparire per una frazione di secondo in un cortometraggio intitolato ‘Hijra: curse or blessing’.

In un’intervista racconta “Prima di diventare una fotoreporter, chiedevo l’elemosina sui treni locali di Mumbai; lo faccio ancora per vivere. Da bambina volevo entrare nei servizi civili, ma non è stato possibile”, ricorda. Costretta ad abbandonare la scuola dopo aver frequentato la quinta classe perché la sua famiglia non poteva più permettersi di educarla. Il tema del corto le stava particolarmente a cuore, perché parla di come l’istruzione e le pari opportunità possano aiutare i membri della comunità transgender a diventare parte della società tradizionale. A lei spettava il compito di interpretare, anche se per pochi attimi, un soldato.

Ad una cerimonia di premiazione dopo il successo del film, ha incontrato il co-editore di College Times che poi l’ha chiamata nel suo ufficio. “Ha detto di aver visto delle capacità in me. Non avevo idea che sarei stata nominata subito reporter“, racconta Zoya. Nel corso di questo lavoro ha scoperto il suo interesse per la fotografia. Ha risparmiato quello che ha ottenuto dalle sue elemosine e si è comprata una macchina fotografica professionale

Uno dei suoi incarichi era di seguire il Pink Rally, organizzato dalla comunità transgender. Mentre faceva il reportage, filmava e scattava anche delle foto dell’evento. Qui è stata presentata al fotoreporter Divyakant Solanki, ed è stato lui a spiegarle le sfumature della sua professione: diversi tipi di obiettivi, uso corretto della macchina fotografica e altre competenze tecniche.

Durante i momenti più critici della pandemia ha realizzato scatti esclusivi sulla protesta tenuta dai lavoratori migranti fuori dalla stazione di Bandra. “Stava accadendo molto vicino a casa mia, sono corsa a prendere la macchina fotografica vedendo la confusione”. La copertura dell’incidente le ha fatto guadagnare fama e reputazione e la gente ha iniziato a riconoscerla come ‘la fotoreporter transgender’.

Il servizio di Zoya, infatti, è stato pubblicato da agenzie come Reuters, Hindustan Times e Mumbai Mirror. Da allora, un passo alla volta, è riuscita ad affermarsi nell’ambiente del fotogiornalismo. Ora lavora come freelance per Fight Against Crime, un sito web che riporta i crimini che accadono a Mumbai e dintorni. Ma non si accontenta e ha le idee chiare per il futuro: “Il mio sogno è entrare in un’azienda di media come fotoreporter a tempo pieno, così non avrò più bisogno di mendicare. Voglio affinare le mie capacità e insegnarle ad altre persone della comunità, in modo che anche loro possano vivere una vita dignitosa“.