“La rivolta degli schiavi”: dieci giornate di squalifica a Marconi del Pisa per una frase razzista a Obi del Chievo

La corte d'appello della Federcalcio ha ribaltato la sentenza di assoluzione in primo grado: nuove prove hanno convinto i giudici ad applicare la sanzione introdotta per stroncare le discriminaizoni nello sport. Il precedente di Europa League. Il calciatore nigeriano: "Il razzismo non deve esistere! Siamo tutti uguali"

Dieci giornate di squalifica sono una delle sanzioni più gravi inflitte nel mondo del calcio. Del resto, la frase “Ma cos’è ? La rivolta degli schiavi?”, che il centravanti del Pisa Michele Marconi, 32 anni, ha rivolto al centrocampista del Chievo Obi (ex Inter, ex Torino), di origini nigeriane,  non lascia margine a interpretazioni. Frasi di contenuto razzista: per questo, la Corte d’Appello della Federcalcio, presieduta dal giudice Torsello e riunita a sezioni unite in videoconferenza, ha ribaltato il verdetto di assoluzione emesso in primo grado e inflitto la sanzione prevista dal codice di giustizia sportiva.

“Hanno ascoltato in molti, ma nessun ha regito in campo”

I fatti risalgono al 22 dicembre scorso: durante Pisa-Chievo, Obi denuncia di essersi sentito rivolgere da Marconi la frase incriminata e sia lui che la società veneta Chievo lamentano che nessuno sia intervenuto a partita in corso per riprendere il responsabile del gesto razzista, nonostante le parole fossero state “ascoltate dai più”. Sotto accusa da parte dei veneti soprattutto  l’arbitro Santoro, che non riportò alcunché a referto.

Marconi e il Pisa Calcio hanno sempre negato che sia stata pronunciata la frase incriminata  ed oggi annunciano ricorso al Collegio di garanzia dello sport del Coni  in terzo grado, che presenteranno una volta conosciute le motivazioni del provvedimento di appello. Marconi salterà le ultime due partite di questa stagione, oltre alle prime gare della prossima.

 

Nuove prove del “comportamento discriminatorio”

A indirizzare la Corte d’Appello verso la condanna sono state nuove prove del fatto. Sono stati ascolati operatori televisivi a bordo campo e poi chi si trovava in panchina all’Areana Garibaldi, oltre allo stesso Marconi al fine di raffrontgarne le dichiarazioni rispetto al primo grado. Alla luce delle quali è stato applicato  l’articolo 28 comma 2 del codice di giustizia sportiva, che prevede “la squalifica per almeno dieci giornate di gara o, nei casi più gravi, una squalifica a tempo determinato” per calciatori che adottano un “comportamento discriminatorio“.

 

Il precedente in Europa League

In attesa delle motivazioni, si nota che la sanzione di 10 giornate di squalifica era stata assunta dall’Uefa nei confronti dl calciatore dello Slavia Praga Ondrej Kudela, per frasi di contenuto razzista (“scimmia”) nei confronti del giocatore Kamara del Glasgow Rangers, finlandese origininario della Sierra Leone.  Anche quest’ultimo venne squalificato, per avere reagito aggredendo l’avversario.

Una sanzione così forte è stata  introdotta per liberare il calcio e lo sport dalla piaga del razzismo. Ogni tesserato è consapevole delle misure alle quali va incontro con comportamenti discriminatori ed è responsabile di ciò che dice e fa in campo. Ed è al corrente che la gravità della sanzione vuole avere anche finalità di deterrenza: è previsto un lungo stop, che penalizza l’atleta sul piano professionale ed economico oltre che dal punto di vista etico e personale, proprio perché atti simili non abbiano più a verificarsi e ripetersi.

 

Lo sfogo di Obi: “Siamo tutti uguali”

Non resta che riportare testualmente le parole che Obi scrisse sui social poco dopo la partita del dicembre scorso: “Non è facile trovare parole dopo una serata così. Noi calciatori dovremmo pubblicare foto per condividere con voi la nostra felicità per una vittoria o la rabbia per una sconfitta o come successo stasera per aver tirato fuori una grande prova di orgoglio e aver pareggiato una partita difficile. E invece no! Nel 2020 sono costretto a condividere un episodio che mi ha visto, mio malgrado, protagonista. Un episodio che non c’entra niente con il calcio e non dovrebbe c’entrare in nessun modo in qualsiasi campo della vita. Il razzismo non deve esistere! Noi siamo tutti uguali e se c’è un nemico da combattere insieme è proprio il pensiero della diversità! Ringrazio tutte le persone che in queste ore mi stanno mandando messaggi di vicinanza e di solidarietà. Questi messaggi devono arrivare a tutte quelle persone che come me hanno subito offese solo perché giudicati diversi”.