La Russia sta per bollare come estremisti i gruppi Lgbtq+ e le femministe radicali

Alla censura di Stato che dal 2013 blocca la propaganda gay potrebbe presto aggiungersi la qualifica di "estremista" che porrebbe fuori legge qualunque attività svolta dall'intera popolazione Lgbtq+

Estremisti“. Così il governo russo potrebbe bollare i gruppi Lgbtq+ oltre alle femministe radicali. A proporre la misura discriminatoria  è Andrei Tsyganov, presidente di una commissione per la protezione dei bambini presso il regolatore delle comunicazioni di Roskomnadzor. Se accolta, la proposta porrebbe fuori legge le persone aderenti ai gruppi omosessuali e sarebbe vietata qualunque attività da essi effettuata per elaborare , diffondere,   propagandare contenuti sui social e in rete.

A dare la motizia è il sito www.gay.it citando il quotidiano Moscow Times, secondo il quale Tsyganov avrebbe affermato che le restrizioni sarebbero finalizzate a proteggere i bambini russi da ciò che si ritiene un contenuto distruttivo. L’uscita di Tsyganov arriva lo stesso giorno in cui il ministero della Giustizia russo ha etichettato come “agente straniero” il Centro Ivanovo, organizzazione no-profit per la ricerca e l’istruzione per gli studi di genere.

La Russia sembra avviata ad inasprire ulteriormente le misure contro la omosessualità: risale al 2013 la legge contro la propaganda gay, che ha di fatto introdotto la censura di Stato nei confronti di qualunque tematica LGBT e al divieto di diffusione di una serie di film, ultimi dei quali Benedetta ed Eternals.

L’etichetta “estremista” ora suggerita per le organizzazioni LGBTQ+ e le femministe radicali era stata precedentemente utilizzata per bandire i Testimoni di Geova e per le organizzazioni legate ad Alexei Navalny, critico di Putin (nella foto: durante una battuta di pesca) attualmente in carcere su ordine del Cremlino.