Sara Gruen, la scrittrice bestseller che ha quasi rovinato la sua vita per provare l’innocenza di un uomo

Da quando la giornalista e scrittrice statunitense del caso lettererario "Water for elephants", diventato anche film nel 2011, ha riaperto un caso giudiziario di oltre 40 anni fa per dimostrarne l'ingiustizia, la sua vita non è stata più la stessa

Una giornalista scrittrice bestseller finisce con la casa ipotecata, al verde e con la vita in bilico per dimostrare l’innocenza di uomo. Tutto inizia dopo il 2007 quando, in seguito al successo ottenuto dal suo libro Acqua agli elefanti (Water for Elephants) che parla di un circo itinerante anni Trenta, la giornalista e scrittrice Sara Gruen riceve la lettera di Charles “Chuchk” Murdoch che le scrive dal carcere. Condannato all’ergastolo in California, l’uomo le racconta di essere innocente e che anche un giudice della Corte d’Appello competente aveva definito la sua condanna “un clamoroso errore giudiziario”. Ed è da quel momento e da quelle parole che la vita della giornalista Gruen cambia per sempre.

Charles “Chuchk” Murdoch, il bandito di Baskin-Robbins

Una gelateria Baskin Robbins

Una gelateria Baskin Robbins

Conosciuto negli anni Ottanta come il bandito di Baskin-Robbins – multinazionale americana che produce gelati –  per via delle sue rapine nelle gelaterie di Long Beach, Chuchk al tempo rappresentava un caso difficile e anche imbarazzante per la polizia locale. A dire dell’uomo, in negozi dove lavoravano studenti “per evitare grossi problemi”, le sue rapine si svolgevano sempre allo stesso modo, aprendosi con una pistola calibro 38 non caricata e chiudendosi con la richiesta di un cono gelato da parte di Murdoch prima di andare via con i soldi. Ma nel 1994 il bandito di Baskin-Robbins viene implicato in una rapina dentro un locale di Long Beach che risaliva al 1983, dove un cliente del locale resta ucciso e un altro accoltellato. I colpevoli non si trovavano, ma negli anni Novanta, potendole fare, le analisi del Dna permisero di individuare alcune impronte digitali riconducibili a un tale Dino Dinardo, amico del fratello maggiore di Murdoch, che fu arrestato assieme a Chuchk Murdoch e giudicato in un processo separato. Anni dopo, Dinardo in una lettera privata al proprio avvocato disse di essere stato costretto a fare il nome di Murdoch dalla polizia, che gli aveva promesso una pena più lieve in cambio di collaborazione per incastrarlo. Murdoch infatti, come riporta Il Post, era un rapinatore noto e le prove per condannarlo facevano comodo.

La battaglia di Sara Gruer per riaprire un caso giudiziario di 40 anni prima

Sara Gruen, Robert Pattinson e Reese Witherspoon alla prima di “Come l’acqua per gli elefanti” a New York, il 17 aprile del 2011

Sara Gruen, Robert Pattinson e Reese Witherspoon alla prima di Water for Elephants a New York  2011

Come racconta la sua collega e amica Abbot Kahler in questo articolo, da quella lettera e per dimostrare l’innocenza di Chuck Murdoch, Sara entra in una spirale di paranoie e tormenti e tuttora non esce di casa. All’inizio del 2019, scrive Abbott: “era arrivata a pesare 43 chili, non riusciva a lavorare e passava le giornate sdraiata in una stanza al buio per evitare di vomitare gli antibiotici. Dal 2016 è in un costante stato di emergenza. Ha ipotecato la sua casa per far fronte alle spese legali sull’indagine e le minacce di morte l’hanno costretta a fuggire per mesi. La sua salute è declinata con una velocità terrificante. Come amica di Sara da quasi 20 anni, temevo che potesse morire o che se fosse vissuta, sarebbe stata come una versione incompleta e straniera di se stessa, incapace di una conversazione coerente, per non parlare di tornare a scrivere libri”.

Nell’autunno del 2020, dopo tantissimi tentativi, gli avvocati che avevano collaborato all’indagine sull’innocenza di Chuck Murdoch della Gruen sono riusciti a incontrare la Commissione della contea di Los Angeles che si occupa di rivedere i casi chiusi e archiviati. Non potendo Sara, ma al suo posto è andato il marito. L’innocenza di Murdoch non è ancora provata, ma la tenacia, forse ossessione, con cui la giornalista Gruen ha tentato di dismostrarla ha provato sicuramente lei che nelle sue ultime dichiarazioni personali ha detto: “Vorrei soltanto la mia vita indietro. Il caso è molto più grande di quello che immaginavo”.