La scrittrice Sally Rooney boicotta Israele negando all’editore di pubblicare il suo libro

L'autrice ha motivato la scelta con la scelta di appoggiare la (discussa) campagna globale B.D.S, boicottando lo Stato per vie culturali: alla casa editrice che da sempre pubblica i suoi libri e che, secondo lei, non si distanzia pubblicamente dalle politiche di apartheid, non sarà permesso tradurre il suo ultimo romanzo

La scrittrice irlandese di “Parlarne tra amici” (2017) e “Persone Normali” (2018) Sally Rooney non permetterà alla casa editrice israeliana, Modan Publishing House, che si è occupata dei suoi romanzi precedenti, di pubblicare il suo ultimo libro “Beautiful World, where are you”. Citando un recente rapporto di Human Rights Watch, che ha accusato “Israele di praticare l’apartheid”, Rooney motiva la sua decisione dichiarandosi a sostegno del B.D.S, campagna globale contro Israele di boicottaggio, disinvestimenti e sanzioni, attiva dal 2005. I sostenitori del B.D.S dichiarano che l’obiettivo del movimento sia quello di porre fine all’occupazione israeliana della Cisgiordania, mentre i critici sostengono che il suo vero fine sia cancellare lo stato di Israele, definendo la campagna “immorale” e una “forma di antisemitismo politicamente corretta”.

In linea con la campagna globale, Rooney boicotta Israele per vie culturali: “Date le circostanze attuali, non penso sarebbe giusto accettare un nuovo contratto con una società israeliana che non si distanzia pubblicamente dall’apartheid e non sostiene i diritti del popolo palestinese stipulati dalle Nazioni Unite”. Ma, rimarca, non è una scelta contro l’ebraico: “I diritti di traduzione in lingua ebraica del mio nuovo romanzo sono ancora disponibili e, se riesco a trovare un modo per vendere questi diritti in un modo che sia conforme alle linee guida istituzionali di boicottaggio del movimento BDS, sarò molto contenta e orgogliosa di farlo”.

Nell’email con la quale motiva la sua scelta, l’autrice ha aggiunto di essere consapevole che alcuni non sarebbero stati d’accordo con la sua decisione. Deborah Harris, un’agente letteraria la cui compagnia gestisce importanti autori che cercano di essere tradotti e pubblicati in Israele, ha infatti definito la scelta della scrittrice dolorosa e controproducente: “Quando si tratta di gelato o quando si tratta di cemento o qualsiasi altra cosa sia: è una cosa, ma quando si tratta di cultura è molto difficile per me vedere come questa decisione possa essere produttiva per cambiare qualcosa. Ciò che la letteratura dovrebbe fare è raggiungere i cuori e le menti delle persone“. In più: “Coloro che leggerebbero il lavoro della signora Rooney in Israele non sono quelli che sostengono le politiche a cui probabilmente si oppone. Il suo pubblico qui sono persone in totale sostegno di uno stato palestinese“, ha dichiarato l’agente letteraria.

Mentre, dal canto suo, l’editore israeliano, che si è visto negare il permesso di traduzione da Rooney, sostiene di non aver ricevuto alcuna spiegazione del rifiuto e il ministro della diaspora israeliana Nachman Shai tuona da Twitter: “Il boicottaggio culturale di Israele, l’antisemitismo in una nuova veste, è un certificato di cattiva condotta per lei e per gli altri che si comportano come lei”. Rooney, 30 anni, non è la prima autrice di spicco a rifiutare un’offerta di pubblicazione in Israele. Prima di lei, Alice Walker nel 2012 decise di non permettere una traduzione ebraica del suo romanzo vincitore del Premio Pulitzer “The Color Purple”. La signora Walker, nata in Georgia nel 1944, al tempo motivò così la sua decisione: “Sono cresciuta sotto l’apartheid americana e questo“, ha aggiunto riferendosi al trattamento che gli israeliani riservano ai palestinesi, “è molto peggio“.