“La Scuola Cattolica” sul massacro del Circeo vietato ai minori di 18 anni: gli autori gridano alla censura

Il film era stato presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, in quell'occasione vietato ai minori di 14 anni. Ora il limite si alza con l'uscita nelle sale e la produzione si appella a Franceschini: "Mantenga la parola data sull'abolizione dei limiti alla libertà di espressione"

Sarà in sala dal 7 ottobre, dopo essere stato presentato fuori concorso all’ultima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Ma non per tutti. Il film di Stefano Mordini “La Scuola Cattolica”, tratto dal libro omonimo di Edoardo Albinati (Premio Strega nel 2016) e ispirato al massacro del Circeo, è stato infatti vietato ai minori di 18 anni. Lo ha annunciato la produzione, che tramite l’ad di Warner Barbara Salabè ha lanciato un appello al ministro dei Beni Culturali Franceschini perché metta fine alla “censura” operata su “un film tratto da una storia vera, che parla della violenza alle donne, è interpretato da ragazzi che hanno aderito a un progetto difficile e vogliono farlo vedere ai giovani”. “Che nel nostro Paese non possa succedere è una cosa grave”, aggiunge.

Una foto di scena di ”Scuola Cattolica” di Stefano Mordini

Nella motivazione della decisione, presa da un’apposita Commissione impegnata a vigilare sul codice di autoregolamentazione dei produttori, si legge che “la narrazione del film ha come punto centrale la sostanziale equiparazione della vittima e del carnefice“, si spiega poi che “questa lettura che appare dalle immagini, assai violente negli ultimi venti minuti, viene preceduta da una scena nella prima parte del film in cui un professore, soffermandosi su un dipinto in cui Cristo viene flagellato, fornisce assieme ai ragazzi, tra i quali gli omicidi del Circeo, un’interpretazione in cui Cristo e i flagellanti vengono sostanzialmente messi sullo stesso piano“.

Non pensavo che questo Paese fosse ancora al Medioevo“, ha dichiarato amaramente il produttore di Picomedia Roberto Sessa. E lo stesso regista Mordini ha reagito duramente: “Innanzitutto ci sono degli errori che tradiscono la volontà specifica di non far vedere il film a tutti: perché nella scena in questione non è presente nessuno degli omicidi, anzi i ragazzi decidono invece che se non riescono a stare con le ragazze le riportano a casa. Poiché il film ha come tema l’impunità, quel docente dice ‘attenzione mentre facciamo il bene, inebriati dalla nostra sicurezza lì si annida il diavolo che vi porta a fare qualcosa che non avete previsto’. Mi sembra un tema fondamentale: quando pensiamo di essere superiori agli altri possiamo fare del male”. E aggiunge, poi, preoccupato: “Le motivazioni della decisione entrano nello specifico nel contenuto, nel senso del film e questo può diventare un precedente terribile. Significa tornare indietro di cinquant’anni”.

In alto da sx: Rosaria Lopez (uccisa), Giovanni Guido (arrestato), Angelo Izzo (arrestato). In basso da sx: Maurizio Maggio, Gianluca Sonnino e Giampiero Parboni Arquati.

Al lido, in occasione della Mostra del Cinema, la pellicola era stata classificata come vietata ai minori di 14 anni. A distanza di un mese, con l’apparizione nelle sale, il limite sale. Una scelta che anche le famiglie di Rosaria Lopez e Donatella Colasanti, le vittime delle violenze perpetrate nel massacro del 1975 e raccontate nella pellicola, hanno accolto con “grande sorpresa”, dopo che loro stesse, malgrado le sofferenze rievocate, avevano apprezzato la volontà di tramandare, anche in chiave di ammonimento per il futuro, la memoria della loro tragedia, soprattutto alle giovani generazioni.

L’intera produzione ha quindi fatto appello alla Commissione, in quanto la decisione è in netta contrapposizione con quanto affermato lo scorso aprile dal ministro Franceschini che, alla firma del decreto che ha istituito l’organo per la classificazione delle opere cinematografiche, aveva commentato: “Abolita la censura cinematografica, definitivamente superato quel sistema di controlli e interventi che consentiva ancora allo Stato di intervenire sulla libertà degli artisti”. Parole che, al momento, rimangono tali.