La storia di Marta Nocent, dalla lotta per la sopravvivenza alla nascita di Alice: una vita sulle montagne russe.

Marta ha lottato tutta la vita per raggiungere la felicità. Nemmeno un grave incidente che l'ha costretta su una sedia a rotelle è riuscito a fermare la rincorsa ai suoi obbiettivi.

L’incredibile animo di una donna che nonostante i brutti scherzi giocatogli dal destino, ha sempre avuto la forza di rialzarsi e di migliorarsi. Ora anche donando la vita: “Credo di non fare nulla di straordinario. Vivo a pieno la mia vita nonostante quello che è successo. Il mio obbiettivo è la ricerca della felicità” dice Marta Nocent con un grande sorriso in volto e la sua piccola Alice tra le braccia.

La 34 enne di San Giorgio in Bosco racchiude in una pillola lo spirito che l’ha guidata nel percorso ad ostacoli riservatogli dalla vita. Da sempre residente nel borgo in provincia di Padova, Marta fin da bambina dimostra una certa predisposizione allo sport: a 7 anni entra in un campo di minivolley e non lo abbandona più. La pallavolo l’accompagna durante tutta l’infanzia e l’adolescente come una fede compagna di viaggio.

E Marta è particolarmente portata per questa disciplina tanto che a 19 anni la Nocent si affaccia per la prima volta al campionato di Serie C, categoria che mantiene per 3 stagioni.

Ma nella vita di questa giovane ragazza non c’era solo lo sport. Marta Ë sempre stata una studentessa modello, infatti dopo essersi diplomata intraprende una carriera universitaria impegnativa come quella che richiede un percorso in Odontoiatria e Protesi dentaria.

Nel 2007 l’evento che le cambia per sempre la vita. Una domenica di fine settembre che Marta non dimenticherà mai. Si stava godendo un week end di riposo in giro con un amico in moto, per smaltire la fatica dovuta alla preparazione per il campionato di C con la Volley Fratte. Come una qualsiasi ragazza di vent’anni si gode la lunga coda dell’estate. In corrispondenza di un incrocio sulla provinciale per l’altopiano di Asiago però l’imprevisto in cui nessuno vorrebbe mai incappare: un grave incidete.

Marta rimane a lungo in terapia intensiva ma grazie alla forza di volontà riesce a vincere la sua personale partita con la vita. Nulla però potrà più essere come prima: i dottori riescono a salvarla, ma non a evitare che la giovane perdesse la possibilità di camminare.

In molti avrebbero perso la speranza, chiudendosi nel proprio dolore. Marta invece è speciale e con la forza che l’ha sempre caratterizzata inizia il percorso di fisioterapia e, nel frattempo, conclude il suo percorso di studi e diventa dottoressa in odontoiatria con un punteggio di 110 e lode.

Nonostante tutto ciò Marta non vuole mollare il mondo dello sport, e subito dopo essere uscita in carrozzina dall’ospedale, inizia a frequentare una palestra di scherma a Padova, dove incrocia Ryszard Zub, ex campione polacco e oggi allenatore di atleti paralimpici.

Quest’incontro rappresenta un’altra sliding door della sua vita. Marta inizia a tirare di scherma e anche in questo ambito arrivano subito grandi risultati: nel 2014 partecipa al suo pirmo incontro di Coppa del Mondo, nel 2016 partecipa agli europei di Casale Monferrato dove si classifica al settimo posto nella gara individuale  e quarto in quella a squadre. Nel 2017 ottiene un prestigioso argento al Mondiale di Roma, sempre nella prova a squadre. Risultato che ripete agli europei del 2018 a Terni.

Oggi la sua medaglia d’oro è la piccola Alice, a suggello della stoia d’amore con Riccardo Baldisseri. Perché un lieto fine è sempre possibile.