La suora ‘femminista’ che anima le battaglie per i diritti di donne e bambini a Buenos Aires

Suor Martha Pelloni da decenni è impegnata nelle lotta per salvare i più deboli: "Cerco l'integrazione tra uomo e donna". La sua "Rete per l’infanzia rubata" conta 40 forum in tutto il Paese

Suor Martha Pelloni

Tutto è iniziato con María Soledad, 16 anni, la studentessa preferita da Martha Pelloni. Siamo a Constitucion, periferia degradata di Buenos Aires. La ragazza è la vittima di un gruppo di giovani che, protetti dal proprio status sociale, l’hanno drogata, stuprata, torturata ed infine abbandonata sul ciglio della strada, senza vita. Questa storia, nel 1990, scosse le anime di molti, in un Paese in cui le donne vengono spesso, ancora oggi, considerate meri ‘oggetti del piacere’ e chi è ricco riesce a farla franca grazie al ‘Dio denaro’.

Martha Pelloni, rettrice del collegio di San Fernando del Valle de Catamarca, figlia di un ufficiale dell’esercito argentino e suora delle Carmelitane Missionarie Teresiane non ha voluto dimenticare l’accaduto e ha continuato a lottare perché la verità venisse fuori. Mobilitando la protesta pubblica di migliaia di persone ha assicurato alla giustizia i responsabili (anche se non tutti) della morte di Soledad, figli dei potenti locali, certi dell’impunità dovuta al loro ceto. Un risultato di grande speranza, che ha spinto suor Martha a proseguire nella sua battaglia: soprannominata “suora femminista”, ha dedicato i successivi trent’anni della sua vita alla lotta contro le ingiustizie nel suo Paese, nonostante abbia sempre tenuto a specificare che “Non sono femminista a oltranza, cerco l’integrazione tra l’uomo e la donna. Il Vangelo è amore e io lavoro per la dignità dell’uno e dell’altra”.

Nel 2006, dopo un lungo e coraggioso lavoro di inchiesta durato un decennio, ha raccolto le prove necessarie per denunciare una rete di adozioni illegali di neonati, frutto delle violenze su domestiche adolescenti da parte dei datori di lavoro. Per tenersi il posto, le ragazze dovevano cedere il figlio. Finirono in galera una politica locale e il marito avvocato. Grazie a questa vicenda venne ‘scoperchiato’ un vero e proprio vaso di Pandora: furono portati alla luce i continui abusi a cui erano sottoposte le ragazze delle classi subalterne.

Due anni suor Martha ha fondato la “Rete per l’infanzia rubata”, chiamata così “perché in troppi sottraggono l’innocenza ai più piccoli”. L’associazione conta 40 forum in tutta l’Argentina, ciascuno dei quali segue decine di casi di sparizioni di ragazze, di violenze domestiche, di abusi, di omicidi derubricati come incidenti per non cercare i veri responsabili, spesso protetti da soldi, status sociale e collusione con il potere. La Rete sostiene le denunce delle giovani vittime di tratta e di abusi sessuali, ne segue il recupero e il reinserimento.

Negli anni successivi la donna ha reso noti anche crimini contro i minori nelle sette sataniste: “Purtroppo abbiamo dovuto affrontare molte morti di bambine e bambini sequestrati per il medesimo scopo. Vengono rapiti per essere abusati e poi uccisi in sacrifici rituali nelle sette sataniste legate al narcotraffico e alla delinquenza. Il governo protegge queste sette, legate alla criminalità organizzata, per interessi economici e politici. Nonostante le nostre battaglie per difendere questi bambini e per fare approfondire le indagini dalla polizia, ci siamo trovati di fronte ad un muro di omertà del potere”. Il 30 aprile 2015 ha lanciato un duro atto d’accusa contro il sindaco della città di Mercedes Corrientes, Victor Cemborain, affermando che il primo cittadino avrebbe finanziato la setta satanica che nel 2006 drogò, torturò, violentò e uccise Ramón González, un ragazzo di 12 anni, chiamato anche Ramoncito. L’accusa è stata fatta nel corso di un’udienza del processo a carico di Daniel Alberto Alegre, l’uomo ritenuto responsabile di aver decapitato e strappato il cuoio capelluto al bambino dopo la morte. Suor Martha era responsabile della testimone chiave, una ragazzina di 14 anni che aveva assistito all’orribile fatto e che, fuggendo e nascondendosi per sfuggire agli aguzzini, era stata salvata proprio dalla carmelitana.

Oggi la donna ha 80 anni. Da un anno la religiosa vive nella residenza delle carmelitane a Santos Lugares, nella provincia di Buenos Aires, da dove continua a tenere le fila di “Infancia Robada” oltre a far parte del comitato che assiste le vittime di abusi da parte di sacerdoti. L’impegno della “suora femminista” continua negli anni a dare i suoi frutti: “Oggi in Argentina le donne non stanno più zitte, abbiamo imparato a denunciare, a fare rete. C’è da cambiare la mentalità machista, ci rivolgiamo soprattutto agli uomini: la violenza come si impara si disimpara”. Suor Martha, alla quale due anni fa Papa Francesco raccomandò di continuare a “fare chiasso”, non ha paura: là fuori ci sono ancora tante María Soledad da proteggere.