La svolta del Molise, la regione che non c’era. Stop all’emigrazione, s’investe per attrarre chi lavora in smart working

Un gruppo di operatori turistici ha fatto rete investendo nel territorio per attrarre sia il turista tradizionale, sia chi sia tentato di uscire dalle città per lavorare in smart working. In un luogo a misura d'uomo, mare, monti e grandi bellezze racchiuse in brevi distanze e servizi all'altezza

C’era una volta una regione che non c’era. Il Molise ha sempre avuto uno strano destino, quello di essere una terra di confine a tutti gli effetti. Una terra ‘di mezzo’ più che una terra ‘nel mezzo’ (anche se è in mezzo all’Italia). Senza grossi centri, con poche arterie di comunicazione, storicamente chiusa nel reticolo dei propri borghi, senza grandi industrie. Insomma, una terra di cui si è sempre parlato poco. Allo stesso tempo il Molise è terra  piena di risorse, che proprio la sua collocazione geografica e la sua storia ‘riservata’ hanno preservato fino ad oggi.
Una rete di imprenditori segna una svolta nel destino di questa terra spesso impercettibile: stop all’emigrazione, si investe qui. Non solo:  il Molise  diventa terra di attrazione per chi lavora in smart working; un volto nuovo del turismo del terzo millennio. Su questo tutto si basa la rete Moleasy, che nasce “dall’intuizione di alcuni imprenditori  molisani che hanno compreso quanto sia importante “fare rete”, lavorare insieme per lo sviluppo turistico del Molise e per la propria crescita imprenditoriale – spiega Fabrizio Vincitorio, presidente di Moleasy –  E’ una Rete d’imprese autonoma composta da cinque strutture turistiche diffuse fra mare,  montagna,  borghi, fiumi, campagna, nell’ottica di turismo lento e sostenibile”.

Perché scegliere il Molise? “Sia come destinazione turistica, sia per passare dei periodi anche lunghi di smart working (per chi se lo può permettere ovviamente). Verso questo settore  indirizziamo il nostro impegno, favoriti dalla natura del Molise, terra a misura d’uomo che consente un salutare  stacco per chi lavora nelle grandi città e raggruppa in brevi distanze mare, montagna, fiumi, cultura, ambiente, archeologia, prodotti tipici di agricoltura e artigianato locale, enogastronomia,  sport outdoor. Uno spaccato di autentica vita italiana, lontana dal caos e dal turismo di massa”.

L’immagine che si ha del Molise è di una terra dimenticata. Di cosa ha bisogno? Cosa chiedete alla politica locale e nazionale? “Molto è stato fatto ma tanto resta da fare. Siamo in contatto con la Regione per sviluppare la visibilità del brand Molise in Italia e all’estero, migliorare ed adeguare le strutture di collegamento, sia hard (strade, ferrovie) che soft (connessioni web)”. Chi vuol lavorarci “da casa” per uscire dalle città ha bisogno di arrivare e ripartire agevolmente. Ma anche  di una rete che funzioni, come succede nelle città.