La Tam Tam Basket esclusa dal campionato nazionale: “Lo sport sia inclusivo: questi ragazzi sono italiani nei fatti e lo diventeranno anche per lo Stato”

La squadra di Castelvolturno, composta da figli di immigrati nati in Italia, due anni fa ha vinto il campionato regionale under 15 e quest'anno avrebbe voluto iscriversi alla serie nazionale under 17. Ma la Federbasket non ha concesso la deroga, secondo il presidente Petrucci "per mancanza di accordo tra i dirigenti delle altre squadre". Ora la speranza risiede nel ricorso al Tar del Lazio

Anno dopo anno sono andati ad allenarsi “facendo chilometri sulla Domiziana” e canestro dopo canestro si sono conquistati il diritto di giocare nel campionato nazionale di basket, arrivando primi in quello regionale. Ma la Federazione Basket Italiana (Fip), stavolta, li ha rifiutati. “I ragazzi sono rimasti stupiti”, racconta il coach Massimo Antonelli della Tam Tam basket, la squadra di Castelvolturno (Caserta) composta esclusivamente da ragazzi figli di immigrati nati in Italia, ma stranieri per lo Stato italiano. “Mi chiedono: ‘ma è perché siamo neri?’ Vanno a scuola, dove sono ben integrati, accedono all’ospedale se stanno male e non possono credere che proprio lo sport, dove tutto si gioca sul campo, faccia differenziazioni”.

Il caso “Tam Tam”: Petrucci dice no

La storia parte dal 2019 quando Onesty, Dearest, Miracle, Star, Destiny (nomi di fantasia scelti da loro) e gli altri ragazzi della Tam Tam Basket partecipano al campionato regionale under 15, grazie a una deroga della Fip, vincendolo. Dopo la pausa del Covid-19, quest’anno, quegli stessi ragazzi avrebbero dovuto iscriversi al campionato nazionale under 17, ma la deroga da parte della Federazione stavolta non arriva.

Gianni Petrucci, presidente Federazione Italiana Basket

I ragazzi allora, guidati dal coach Antonelli, inviano una lettera al presidente, Gianni Petrucci: “Desideriamo iscriverci al campionato di Eccellenza: come giocatori e come squadra pensiamo che questa può essere, e speriamo sarà, una buonissima occasione per crescere e mettersi in gioco e dimostrare quanto valiamo”. Ma il presidente Petrucci, forse il più navigato dirigente sportivo italiano, che ha presieduto per più mandati e in epoche diverse la Federbasket, già numero uno del Coni e commissario straordinario del calcio, a una richiesta che “profuma di futuro” risponde con un linguaggio borbonico – per restare in zona – chiudendosi nella burocrazia: “All’esito di questa verifica, il presidente regionale Caliendo mi ha informato di non aver ricevuto “concorde adesione” da parte delle società iscritte […] sono a rappresentarle l’impossibilità di dar seguito alle richieste pervenute”.

Di fronte a questa risposta il coach Antonelli e i ragazzi rimangono basiti e decidono di fare immediato ricorso al Tar del Lazio, che darà loro udienza il 9 novembre. “Discuteremo davanti al tribunale se i ragazzi abbiano o no il diritto di giocare un campionato d’eccellenza, che si sono sudati e meritati vincendo il torneo regionale – commenta il coach Antonelli –. Mi stona andare contro la Fip, ma è il gioco delle parti e non voglio deludere i miei ragazzi. La decisione di Petrucci non è né umana, né civile e dal punto di vista sociale è davvero antipatica: non dà pari opportunità ai ragazzi nello sport. Non ne vedo la ratio, anche perché questi ragazzi non solo sono nati in Italia ma al compimento dei 18 anni acquisiranno la cittadinanza italiana – aggiunge –. La Federazione, facendo così, si lascia sfuggire anche dei potenziali campioni che potrebbero vantare una formazione italiana sul campo completa”.

Deroghe e ius soli sportivo: quando la norma diventa un paradosso

Il parere della Fip si trincera dietro il disaccordo delle altre società iscritte al campionato, che non hanno espresso un parere favorevole unanime a concedere la deroga. Ma anche su questo punto il coach Antonelli ha da ridire: “L’indagine condotta dalla Fip potrebbe essere stata condizionante. È un abuso, non ha valore e lo dimostreremo di fronte al Tar. Io voglio fidarmi, ma sarebbe stato più equilibrato se la Federazione avesse lasciato alla

Coach Antonelli con uno dei suoi giocatori

Tam Tam Basket l’onere di sentire il parere delle altre società che parteciperanno al campionato nazionale. Si parla tanto di ius soli sportivo, e lo ha fatto anche il presidente Malagò (presidente del Coni, ndr) – prosegue il coach – ma quando poi si presentano le occasioni, anche lo sport si tira indietro”. Per far giocare la squadra in campionato, oltre allo ius soli sportivo, il coach Antonelli suggerisce di appellarsi a una legge redatta nel 2017 apposta per loro, la “Salva Tam Tam” appunto, provvedimento che al tempo ha permesso alla Federazione di tesserare i giocatori, privi di cittadinanza italiana, ma che è valido soltanto per i campionati regionali. “I nostri ragazzi hanno ispirato la norma ‘Salva Tam Tam Basket’ e sono i primi a non beneficiarne – puntualizza Antonelli –, è un paradosso. Non capisco perché la Fip non si muova verso l’inclusione“.

Sport terreno di inclusione, ma per una partita impari

Gli ostacoli che la Tam Tam Basket si trova ad affrontare non nascono, come dovrebbero, dalle difficoltà del campo, ma sono frutto di una regola obsoleta, aggravata dall’atteggiamento difensivo e anacronistico di chi la interpreta. I ragazzi di Castelvolturno praticano lo sport che più di ogni altro, assieme all’atletica, è simbolo di integrazione. Le inarrivabili squadre americane del basket non sarebbero esistite senza le fondamenta dei neri, discriminati come cittadini all’epoca in cui già facevano grande il Dream team Usa. Prima della ribellione di Rosa Parks, negli Usa le persone di colore avevano bus, bagni pubblici, locali, scuole, ospedali diversi da quelli utilizzati dai bianchi. Ma giocavano e stravincevano in Nazionale. Un immenso atleta di colore fu vittima di una forma di discriminazione: il rifiuto che Hitler oppose a premiare di persona Jesse Owens alle Olimpiadi del 1936 a Berlino.

La Tam Tam Basket

Lo sport è sempre stato un’avanguardia, un terreno di coltura in cui anche la vita, oltre agli atleti, corre più veloce. Pensiamo infatti a quanto nel mondo della disabilità lo sport paralimpico sia “più avanti” del resto della società dal punto di vista culturale e organizzativo.

A Castelvolturno si profila una partita impari: fra inermi ragazzini dai nomi pieni di fantasia e il Golia della Federbasket, non solo dei suoi vertici, ma anche dei dirigenti delle squadre che si oppongono all’iscrizione della Tam Tam. Perché hanno paura di perdere o perché aspirano a spartirsi fra loro, tesserandoli uno o due per club, quei potenziali campioncini? Quale che sia la motivazione, sarebbe bello se la Campania ottenesse una deroga che aprisse la strada a una riforma dei regolamenti. Se Malagò, presidente del Coni, chiede lo ius soli sportivo per gli atleti nati in Italia, la Campania ha la possibilità di lanciare un segnale che anticipi i futuri provvedimenti in quel campo. Se accadrà, sarà una vittoria per tutti. Che varrà molto di più delle eventuali sconfitte subite sul campo contro il Tam Tam basket di Castelvolturno.