La Treccani elimina i termini offensivi dai sinonimi della parola “donna”

Via i termini dispregiativi e legati a stereotipi, avanzano invece quelli che parlano di emancipazione e liberalizzazione. Valeria Della Valle: "Le parole sono potenti"
Le parole hanno un peso. Un argomento di cui si è molto parlato nelle ultime settimane e che, a ‘ondate’, torna ad essere discusso nel dibattito pubblico. Spesso perché non si presta abbastanza attenzione proprio a quel peso, che potrebbe gravare come un macigno su chi è destinatario delle parole. Troppe volte, quelle persone, sono donne.

Si dice da sempre, ma se nel vocabolario online della Treccani alla voce donna sono associati, come declinazioni o sinonimi, i termini, “cagna”, “zoccola”, “bagascia”, ed espressioni come “serva”, forse c’è un problema. Un grosso problema. Per questo appare quantomai significativo l’intervento dei curatori del vocabolario stesso per rimuovere questi termini e tutti i sinonimi dispregiativi e offensivi. Le uniche espressioni ad avanzare sono quelle che fotografano un altro tipo di donna, come “di legge, di lettere, di scienza, di Stato”.

L’intervento dell’Istituto arriva dopo che, due mesi fa, si era aperto un dibattito attraverso una serie di botta e risposta di lettere: da una parte un gruppo di attiviste guidate da Maria Beatrice Giovanardi, già promotrice dell’intervento sulla parola woman nell’Oxford Dictionary, dall’altra Valeria Della Valle, direttrice del vocabolario Treccani e condirettrice del Nuovo Treccani. Un dibattito costruttivo tra donne di scienza e di lettere che avevano ritenuto necessario portare all’attenzione un problema radicato nella storia della parola e del genere femminile stesso.

La stessa Della Valle ha affermato: “La voce ‘donna’, che contempla già le espressioni relative ai diritti, all’emancipazione e ai movimenti di liberazione delle donne, ha bisogno di ritocchi che aggiungeranno frasi entrate nell’uso relative al ruolo della donna nel campo lavorativo e professionale”.