“La tua vita conta”: rompere i tabù legati al suicidio e iniziare a parlarne. Telefono Amico Italia: “Non solo riconoscere il problema ma esprimerlo è la chiave di salvezza”

In occasione della Giornata mondiale dedicata alla prevenzione del suicidio, l'associazione di volontariato comunica dati preoccupanti sull'aumento di richieste di aiuto in periodo di pandemia: quasi il 70% in più e già oltre 3mila nei primi 6 mesi del 2021. I segnali a cui prestare attenzione e l'evento di sensibilizzazione

Quando si parla di suicidio – e non se ne parla, quasi mai, perché è ancora un enorme tabù – è fondamentale utilizzare i termini giusti, soprattutto quando se ne parla per far si che non si compia, e non a fatto già accaduto. Per questo esistono le associazioni di supporto e di aiuto, come Telefono Amico Italia, a cui può rivolgersi chiunque sia attraversato dal pensiero di togliersi la vita e non riesca a trovare da solo un appiglio a cui aggrapparsi per venire fuori da quel mare nero che lo sta, più o meno lentamente, inghiottendo. E per questo esiste una Giornata mondiale dedicata alla prevenzione al suicidio, che si celebra il 10 settembre, perché sia un’occasione per parlarne e fermarsi a riflettere su un tema che non basta chiudere gli occhi e far finta che non ci riguardi perché si risolva.

Anche perché, per il secondo anno consecutivo, il secondo passato in pandemia, le richieste d’aiuto legate al suicidio ricevute dall’organizzazione di volontariato Telefono Amico Italia sono aumentate. Nella prima metà del 2021 sono state quasi 3mila le persone che si sono rivolte all’associazione perché attraversate dal pensiero di togliersi la vita o preoccupate per il possibile suicidio di un proprio caro, quasi il triplo rispetto alle segnalazioni del periodo pre Covid. 

La pandemia e il suicidio

I dati raccolti da Telefono Amico Italia rivelano una tendenza al peggioramento con il protrarsi dell’emergenza: confrontando il primo semestre del 2020 e quello del 2021 emerge, infatti, un aumento percentuale delle segnalazioni legate al suicidio di oltre il 50%.  Le richieste d’aiuto, infine, sono arrivate per la maggior parte da donne (il 51,2%) e da giovani tra i 19 e 25 anni (21,3%) e tra i 26 e i 35 (19,6%)

“Se si pensa che ai fini della salute mentale hanno rilievo vari fattori – tra i quali, le relazioni sociali, la partecipazione all’ambiente collettivo e l’adattamento alle condizioni esterne, una percezione positiva di sé, un equilibrio del mondo interno e la consapevolezza di propri emozioni, sentimenti e modalità relazionali – è facilmente comprensibile come la pandemia da Covid-19, che ha comportato stress e incertezze per il futuro, solitudine, isolamento sociale, cambiamento delle abitudini e delle routine con perdita dei riferimenti, riduzione delle interazioni e delle attività, possa aver impattato negativamente la salute mentale delle persone negli ultimi 18 mesi, specie coloro con meno risorse interne ed esterne”, spiega la professoressa Michela Gatta, Direttrice dell’Unità Operativa di Neuropsichiatra Infantile dell’Azienda Ospedale-Università di Padova

I segnali a cui prestare attenzione

L’aumento vertiginoso delle richieste di aiuto rende ancora più importante la prevenzione, a cui è dedicata una giornata mondiale che ricorre il 10 settembre. Nel mese della Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio, la professoressa Gatta ricorda quali sono i segnali a cui prestare attenzione se temiamo che un amico o un nostro caro sia attraversato dal pensiero del suicidio. “I segnali a cui prestare attenzione – spiega– sono quelli che ci dicono che la persona soffre psicologicamente in modo intollerabile e insopportabile e si sente senza soluzioni e senza possibilità di aiuto, quindi, ad esempio, cambiamenti affettivo-comportamentali, soprattutto chiusura e ritiro; verbalizzazioni di autosvalutazione e negativismo estremi; demotivazione e disinvestimento da attività, oggetti, persone; autolesionismo. “È importante parlarne, evitare che la persona si senta sola, ed eventualmente attivare un percorso di valutazione psicologico-psichiatrica”, conclude.

 

Monica Petra, presidente Telefono Amico Italia, ha spiegato a Luce! il lavoro che quotidianamente svolge l’associazione, l’impegno dei volontari e perché il parlare del proprio dolore e della propria sofferenza, quasi sempre, salva la vita. 

Venerdì 10 settembre è la Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio. Perché è stata istituita?

“L’istituzione di una giornata mondiale è un po’ il volersi fermare e parlarne, perché probabilmente, nel caso della prevenzione del suicidio, il non poterlo fare è uno degli elementi più d’impatto per chi si trova in un momento di difficoltà e sofferenza. Dedicare un’intera giornata per sollecitare tutti a prestare attenzione al malessere di chi ci sta intorno o semplicemente per dire alle persone che se ne può parlare, che è possibile trovare qualcuno che li ascolti è un obiettivo importante”.

Di suicidio non si parla, se non in casi di cronaca particolarmente eclatanti. Perché si vuole tenere ‘nascosto’ l’argomento?

“Non so se sia una questione di volontà o meno, è un tema particolarmente delicato circondato anche da tanti pregiudizi e paure di poter incidere negativamente. Come in tutte le cose parlarne vuol dire sapere di cosa si sta parlando e farlo con un’intenzione. Nel nostro caso l’intenzione è quella di poter dire alle persone che è possibile trovare aiuto e concedersi del tempo in più, darsi l’opportunità di pensarci. Parlarne può essere pesante, difficile, faticoso anche per chi ascolta; sentire il racconto della sofferenza soprattutto quando si tratta di persone che ci sono molto vicine. Però è assolutamente necessario, proprio perché per venire fuori da un dolore che isola, che tende a far sentire soli e privi di relazione con il mondo, serve proprio fare lo sforzo di aprire la porta”.

Ed è questa la volontà alla base del lavoro di Telefono Amico. Mi parla dell’associazione?

“Telefono Amico si è diffuso in Italia intorno agli anni Sessanta, proprio con l’obiettivo di lavorare sulla prevenzione del suicidio, quindi di aprire degli spazi al cui interno le persone avessero la possibilità di raccontare quello che stavano provando come emozioni e come sofferenze. Col tempo l’associazione è cresciuta e si è anche occupata di altro. Le persone che ci chiamano non parlano solo di suicidio ma di qualunque tipo di sofferenza, anche perché in fondo la prevenzione è fatta di questo, dell’ascoltare le sofferenze prima che diventino assenza di speranza. La nostra è un’associazione di volontariato, i nostri operatori però seguono dei corsi di formazione che durano almeno sei mesi in partenza e poi ci teniamo molto a curare la loro formazione lungo tutto il percorso e la permanenza all’interno dell’organizzazione”.

Come ci si può rivolgere a Telefono Amico?

“Offriamo il nostro servizio attraverso tre canali. Il più tradizionale è il telefono (il numero unico 02 2327 2327), quello che ancora oggi viene usato dalla maggior parte delle persone. Con il passare del tempo e con il diversificarsi degli approcci (le ultime generazioni, soprattutto, preferiscono scrivere piuttosto che parlare, ma non solo loro) abbiamo moltiplicato i nostri servizi, con la mail e la chat (la chat WhatsApp al 324 011 7252 e Mail@mica, attraverso la compilazione di un form anonimo sul sito www.telefonoamico.it). Questo perché il nostro obiettivo è esserci e permettere alle persone di raccontarsi nel modo in cui per loro è più semplice farlo. Perché quando si parla del dolore che stiamo affrontando non ci devono essere altri ostacoli alla comunicazione. Il compito dei nostri volontari è proprio questo, quello di far sentire le persone accolte, complessivamente e anche nei racconti che fanno, ascoltate e comprese senza alcun tipo di giudizio. Un punto di partenza per poi fare anche il punto su quali siano le risorse a disposizione della persona e quali possano essere le alternative, in modo che ciascuno scelga liberamente la strada più adatta a sé. Ma lo faccia dopo essersi preso il tempo di confrontarsi con qualcun altro che ha un interesse”.

Sentire che qualcuno è lì per lui o lei…

“Esatto. Ciascuno di noi ha sperimentato che quando stiamo male è come se lo sguardo si chiudesse, ragioniamo solo in termini della difficoltà che stiamo vivendo e facciamo tanta fatica a cogliere le alternative o un pensiero che sia diverso da quello che continua a tornarci in testa. Confrontarsi con l’altro consente appunto di aprire lo sguardo”.

Quanti sono i centri in Italia e quanti i volontari?

“I centri in Italia sono 20 e complessivamente abbiamo poco meno di 500 volontari, ma a breve ripartiranno i corsi, perché abbiamo costantemente bisogno di nuove persone. I nostri tre servizi, nell’arco del 2020, sono stati raggiunti da circa 100mila contatti, la gran parte attraverso il telefono, mentre tra i 10 e i 15mila vengono dai servizi scritti. Siamo operativi da quasi 55 anni (nel 2022) e abbiamo raggiunto una grande competenza”. 

La pandemia di coronavirus ha inevitabilmente influito sulla sfera emotiva delle persone? Avete riscontrato cambiamenti nei numeri di contatti?

“Sul numero di richieste abbiamo avuto un incremento quasi del 70%. Nello specifico sulla tematica del suicidio (persone che manifestano l’intenzione di suicidarsi o chi chiama perché preoccupato per un familiare/amico) nell’arco del primo semestre del 2021 siamo già a 3000 contatti, con un aumento del 50% rispetto a un anno medio precedente. Sicuramente l’esperienza che stiamo vivendo, che è ‘condita’ di ansie, paure e isolamento, porta a una maggiore difficoltà per tutti di entrare in contatto con qualcuno, quindi di raccontare e scaricare la sofferenza quotidiana, e ha avuto un impatto molto forte. La sofferenza è più acuta”.

Quindi esprimere a parole la propria sofferenza è già un primo passo verso la soluzione

“Si dice spesso che il primo passo è riconoscere l’esistenza di un problema. Nel caso del suicidio è anche poterlo esprimere. Non solo riconoscere che sto male ma anche trovare le parole per raccontarla e scoprire che c’è la possibilità di farlo, perché qualcun altro è interessato non per curiosità ma perché l’obiettivo è aiutare me, è un interesse per la persona. Questo ricostruisce fiducia, anche in se stessi”.

Nell’ultimo periodo più della metà dei contatti sono arrivati dalle donne. Perché questo gran numero di richieste?

“In generale i contatti in generale arrivano, con una lieve maggioranza, soprattutto dagli uomini. Sul suicidio, invece, sono molte più le donne a parlarne. Sul perché c’è un luogo comune che è quello legato al fatto che le donne si raccontano con più naturalezza rispetto agli uomini, soprattutto quando si tratta di sentimenti. Nella nostra esperienza il cambiamento negli anni è stato rilevante: all’inizio le donne erano veramente preponderanti come numero, ora invece abbiamo anche tanti uomini. Probabilmente è intervenuto anche un cambiamento culturale. Resta però la maggiore facilità di racconto di sé da parte delle donne”. 

Perché c’è ancora il tabù culturale per gli uomini di mostrarsi sempre forti, di non mostrare emozioni…

“Sì è un po’ il concetto dell’autosufficienza il vero problema, il dover bastare a se stessi. Come se chiedere aiuto per un momento della propria vita fosse un segnale di debolezza. In realtà a tutti capita di avere bisogno di ‘appoggiarsi’ a qualcuno, ma quando si tratta di emozioni si fa più fatica a riconoscere che in quel momento qualcun altro può darmi l’equilibrio che mi serve per continuare a camminare”.

E invece per quanto riguarda i giovani?

“Tendenzialmente i giovani preferiscono i servizi scritti per contattarci: la mail i giovanissimi; il servizio chat è usato invece usato da persone sotto i 30 anni. Non necessariamente in maniera esclusiva però. Negli ultimi 2 anni, ma in particolare l’anno del Covid (2020) abbiamo registrato un enorme aumento di chiamate e di contatti da parte loro, che hanno vissuto un anno incredibile, privo di relazioni o con relazioni profondamente modificate rispetto a quelle ‘normali’. Penso a tutti i ragazzi che si sono ritrovati a vivere la scuola dentro le strutture familiari, si tratta di un enorme numero di adolescenti che è stato privato della possibilità di chiaccherare col compagno o di avere un semplice scambio in presenza di un altro. Questo ha provocato una grande sofferenza”.

I contatti con Telefono Amico si fermano a una sola chiamata/messaggio o proseguono?

“C’è chi ci contatta un’unica volta perché ha una difficoltà momentanea, ma solitamente più che un’unica chiamata o chat o email è un periodo, un tempo di maturazione delle consapevolezze, come a sedimentare le cose che vengono dette. È un tempo per maturare scelte, per approfondire o chiarire quello che stanno vivendo. È assolutamente una scelta indipendente, però di solito non c’è mai solo un contatto. Alcuni, penso a persone anziane o con difficoltà di relazione persistente, ci chiamano con frequenza o per periodi più lunghi”.

Esiste un equivalente di Telefono Amico Italia all’estero? O un’organizzazione internazionale…

“Associazioni di help line che si occupano di prevenzione al suicidio sono ovunque. Telefono Amico Italia è membro del comitato internazionale di IFOTES (International Federation of Telephone Emergency Service), la federazione europea dei centri di soccorso. Il bisogno di trovare qualcuno a cui raccontare in maniera privata il proprio dolore è proprio di ognuno e in tutte le società.. Un parlare con me stesso attraverso il dialogo con l’altro. In Europa esiste una direttiva che imporrebbe l’idea di un numero europeo unico per la prevenzione del  suicidio e per il disagio emozionale, poi però la realizzazione nei singoli Paesi è più complessa. Questo bisogno è però sentito e riconosciuto dalla comunità europea”. 

 Quali sono i disturbi o le sofferenze ‘più comuni’ che vi vengono raccontate?

“È un po’ legato alle fasce d’età. Le persone più giovani raccontano soprattutto di relazione, anche in termini di assenza ma sempre legato al concetto relazionale. Tutta la fascia under 35 ha come tema principale quello legato al come si costruiscono relazioni utili. Più si va avanti con l’età più il tema prende una prospettiva differente che è quella della solitudine, della mediazione fra lo star soli e il sentire la mancanza di relazioni significative. Penso in particolare a persone anziane che non hanno occasioni o possibilità di relazionarsi. Questa cosa ha un nome specifico, è la solitudine.
In realtà il nostro è un servizio che accoglie qualunque tipo di disagio, dal litigio con il compagno di banco o dalla difficoltà di relazionarsi con l’insegnante a tematiche legate a riflessioni di fine vita  o sui percorsi esistenziali”.

L’evento “La tua vita conta”

In occasione della Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio, Telefono Amico Italia organizza un evento virtuale di sensibilizzazione, “La tua vita conta”, venerdì 10 settembre alle 18.30 in diretta sulla pagina Facebook dell’organizzazione. A momenti di approfondimento con la neuropsichiatra infantile Michela Gatta e testimonianze da parte di familiari di persone che si sono tolte la vita, si affiancheranno momenti di sensibilizzazione attraverso la musica e la poesia. I giovani cantautori Enula e Leo Gassmann regaleranno al pubblico due speciali esibizioni live, Mose racconterà la sua canzone “Ho paura”, la poetessa Irene Mascia leggerà una poesia tratta da un libro il cui ricavato sarà in parte devoluto a Telefono Amico Italia, l’attore e volontario Mimmo La Rana reciterà un monologo di Giorgio Gaber. Tra gli ospiti anche Alessandro Buffelli, presidente di ‘StayAleeve’, la prima associazione no profit in Italia gestita interamente da ragazzi e ragazze per informare e sensibilizzare, in particolare i giovani, contro la depressione, l’autolesionismo e il suicidio.

La campagna di sensibilizzazione di Telefono Amico Italia “La tua vita conta” è sostenuta anche da numerosi artisti e influencer, tra cui le attrici Sandra Milo e Barbara Bonanni, i cantautori Roberto Casalino e Cosimo Zanna Zannelli, l’improvvisatore teatrale e autore Patrizio Cossa, il cantante Francesco Baggetta, la tiktoker Elisa Altamura. A Bergamo, dove è presente uno dei 20 centri locali di Telefono Amico Italia, la Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio sarà celebrata con l’illuminazione della Porta San Giacomo di Città Alta.