“La vera sfida? Mettere tutti d’accordo. Resistere al cambiamento fa male”

Smart working, remote working... Tanti nomi per un solo concetto. "Io dico lavoro ibrido. È una risorsa da studiare e dobbiamo lasciare le aziende libere di trovare la loro forma ideale"

Smartworking

 

“Innanzitutto troviamoci d’accordo sul nome: in tutto il mondo si è parlato di remote working, qui in Italia invece di smart working. Io propongono la dicitura lavoro ibrido perché hybrid working è usato anche all’estero ed è importante partire dalle parole perché, come ha detto benissimo il filosofo Vito Mancuso: “Con le frasi si può mentire, con le parole no”. Siamo in una fase di affermazioni e di poche domande e io per affrontare il tema caldo, emotivo, divisivo del lavoro ibrido voglio partire proprio da queste. La prima: Ha senso tornare identici a prima?

No, dobbiamo cambiare tutto, altrimenti sarebbe come voler mettere della benzina dentro un auto elettrica. Seconda domanda: È possibile guardare al lavoro ibrido con la stessa visione e con lo stesso mindset di prima? Neanche, il famoso panta rei di Eraclito, il tutto scorre, ci dice che non è possibile e che resistere al cambiamento fa male alle emozioni come al prodotto interno lordo. Terza e ultima domanda: Ci sono persone più portate al cambiamento di altre? Sì, ma la sfida è mettere tutti d’accordo, creare un ponte. Pensiamo al filone del no al lavoro ibrido: queste persone durante l’emergenza hanno vissuto il lavoro ibrido in maniera totalizzante: hanno lavorato (forse anche più di prima), ma sull’emergenza quotidiana, senza aver avuto lo spazio mentale per l’innovazione, la creatività, perché entrambe richiedono empatia. Dall’altra parte, il filone del sì a tutti i costi è fatto di persone sicuramente più portate al cambiamento, ma anche da lavoratori che hanno giovato del lavoro da remoto perché si sono liberati della presenza di colleghi e capi che non gli piacevano. Come al solito, due parti contrarie vedono da punti di vista opposti lo stesso problema, che in questo caso è uno: l’empatia.

Il lavoro ibrido è una risorsa ma dobbiamo lasciare le aziende libere di trovare la loro forma. Sugli ingredienti giusti per un lavoro ibrido all’altezza del suo nome, però, la combo è una sola: empatia, cybersecurity, nuove tecnologie e la telepresenza robotica che oggi è diventata un must have perché è un Avatar che ti dà tre dimensioni, quelle necessarie all’apprendimento e all’innovazione”.

 

28% La percentuale di chi nel 2021 ha sofferto di “tecnostress” causato da smart working

38% Si sente più efficiente nello svolgimento della sua mansione

 

 

LUISA BAGNOLI è imprenditrice, economista comportamentale e senior advisorsul talento di oggi e su quello di domani.
Ha fondato nel 2019 una scuola sul Futuro e nel 2021 una scuola di Intelligenza Artificial