Ambra Sabatini: “La verità? Si è persone anche se manca un arto, basta che funzioni il cuore”

Intervista alla campionessa dei 100m piani alle Paralimpiadi di Tokyo 2021, la 19enne di Porto Ercole che, insieme alle compagne di nazionale Martina Caironi e Monica Contraffatto, ha composto il trio delle meraviglie che ha emozionato il mondo intero

“Chi mi conosce per le vittorie, vede l’atleta e mi considera un esempio. Chi non sa niente di me, osserva la protesi e mi rivolge sguardi di pietà. Ma la disabilità è un aspetto della vita, che va vista con assoluta normalità”. Ambra Sabatini, 19 anni,  ha vinto i 100 metri alle Paralimpiadi di Tokyo2020, davanti a Martina Caironi e Monica Contraffatto: l’immagine più bella dell’Italia che guarda (e va) avanti. Ambra Sabatini e Caironi, hanno perso una gamba per incidenti stradali, la militare Contraffatto per un ordigno in Afghanistan.   

Ambra, com’è cambiata la tua vita, dopo le Paralimpiadi?
“La vittoria è ancora recente. le gente si ricorda di me e ne approfitto per lanciare un messaggio positivo: invito a praticare sport le persone con disabilità e non solo”.

Hai lo sport nel sangue.
“Pattinaggio da piccola, poi volley e atletica mezzofondo. Dopo l’incidente, sempre atletica, ma velocità. Per me, non è cambiato nulla. Quando incontro i bambini,  non chiedo come si chiamano, ma: che sport fai?”.

Avere fatto sport tutta la vita, aiuta ad affrontare la disabilità?
“Sì, ma non per una questione fisica. Prima dell’incidente, essendo sportiva e osservando le regole, non seguivo i coetanei che sballavano, tiravano tardi, ero e sono maestra nel fregarmi del giudizio degli altri, nel lasciarmi scivolare certe cose addosso. Un’abilità che serve, ora”.

Perché?
“All’uscita dall’ospedale, come tanti altri, avevo pudore a uscire con le protesi. L’estate scorsa sono andata al centro commerciale senza protesi, in pantaloncini. Barriere superate”.

Riesci a fare le cose degli altri diciannovenni?
“Sto prendendo la patente. E sono iscritta al primo anno di scienze della comunicazione, a Roma. Dal 10 dicembre riprenderò gli allenamenti: meno incontri pubblici, più studio. Penserò più a me”.

Quale messaggio vorresti lanciare, alla Festa di Luce!?
“Che la diversità ci rende unici e la disabilità e una forma di diversità: non va ignorata, né vista con compatimento. Si è persone anche se manca un arto. Importante è che funzioni il cuore. E il cervello”.