LaAV – Letture ad Alta Voce: la rete degli ambasciatori dei libri parlati che “combatte l’odio e l’indifferenza”

Ci sono gruppi di volontari in tutta Italia, sono circa 700 e spesso sono insegnanti in pensione, ma non solo. Dall'altra parte anziani ma anche bambini o donne vittime di violenza. Un progetto creato dal professor Federico Batini, che oggi conta su una rete nazionale di 43 circoli in tutta Italia. "Le storie danno strumenti per immaginare il futuro e ricordare"

“La lettura ad alta voce è anche un antidoto all’odio, all’intolleranza per le differenze. Apre strade e costruisce ponti, mal sopporta le barriere, le divisioni, le censure”. Il filo della storia è nelle parole di Federico Batini, 50 anni, di Arezzo, professore all’università di Perugia, dipartimento di Filosofia, scienze sociali, umane e della formazione. Una sera di dodici anni fa s’è inventato LaAV, oggi rete nazionale di 43 circoli, che regala molte migliaia di ore di letture ad alta voce a carceri, scuole, centri anziani. Missione concentrata in un hashtag: #ioleggoperglialtri.

Il professor Federico Batini durante una presentazione

Questo viaggio italiano nelle parole della letteratura ha il cuore in Toscana ed è un’avventura che nasce da molto lontano. È il 1997: Batini, giovane laureato, ha un’illuminazione. “Mi sono chiesto: cosa mi ha orientato davvero nella vita? E ho capito che erano state le storie. Mi avevano dato strumenti per immaginare il futuro”. Parte da lì, dall’orientamento narrativo. Poi, dieci anni fa, approda ai primi studi sugli anziani malati di Parkinson e Alzheimer. “Abbiamo visto che se ascoltano letture ad alta voce, anche solo per 40 giorni, anche quando i farmaci non hanno più effetto e sono palliativi, riusciamo a riportarli indietro, a livelli di memoria significativi. Riusciamo a migliorare il loro linguaggio e lo stato cognitivo generale”. Un metodo sperimentale: “A fianco c’erano anziani con le stesse patologie ma senza la lettura” e non succedeva niente. Batini ha adottato poi quella stessa impostazione per bambini e ragazzi, antidoto (anche) all’abbandono scolastico. Alla fine è arrivato ‘Leggere: forte!’, progetto della Regione Toscana. “Hanno visto le mie ricerche e mi hanno chiesto di sviluppare un programma per inserire la lettura ad alta voce ovunque, dal nido alle superiori”.

 

Una rete online che arriva ovunque

Beatrice Bonan durante un’iniziativa di LaAV a Nove e Rosà (Vicenza)

Ma il filo della storia è anche nelle parole di 700 lettori LaAV, ambasciatori dei libri parlati, quelli che appagano e strappano alla solitudine. Come Beatrice Bonan, 47 anni, arredatrice per una vita, oggi caregiver, anima del circolo a Nove e Rosà (Vicenza). Per aggirare il blocco della pandemia, s’è inventata i mercoledì su Zoom o Meet con una casa di riposo, appuntamento ogni quindici giorni. Va così: “Le signore sono riunite nel salone, al loro fianco le educatrici. Naturalmente non c’è l’emozione di quando sei là, in presenza. Facciamo letture molto più brevi. Poesie, racconti, brani della tradizione. Per quelli si entusiasmano molto”. Allora riaffiorano parole antiche, “si ricordano benissimo le cose imparate”. Poi ci sono le puntate su Radio LaAV, in diretta o registrate, a tema o libere. La donna nel mondo o gli scrittori delle favole. Una rete mondiale alla fine, c’è chi si sintonizza dall’Australia.

La medicina della mente

Giovanna Bertoncello

Nello stesso piccolo centro di Nove l’amore per il dialetto di Giovanna Bertoncello, 72 anni, mamma di cinque figli, poetessa e lettrice, fa miracoli. Si racconta: “Mio marito è morto d’infarto a 50 anni, io ne avevo 46. Ho cambiato tutto, ho fatto un corso da operatore socio sanitario. Ho cominciato a vivere una seconda vita. Ho lavorato con i malati di Alzheimer e con i disabili”. Quando è andata in pensione, ha ricominciato da volontaria con l’associazione Amad.  “E quella è la chiave per connettermi con tutti, anche con figli e nipoti”. Sorride: “A volte non riesco più a capire chi è normodotato e chi no”. Dei suoi anziani sa tutto. “Non tengono l’attenzione, per questo la lettura li deve incuriosire, sorprendere, altrimenti si perdono. Il pensiero non sta fermo, va, viene, torna. Magari la musica aiuta. Magari un ricordo di quando erano giovani, anche breve. Spero che a settembre si possa riprendere”.

Rianimazione letteraria

Livia Santini insieme all’attivista showgirl Gessica Notaro durante un’incontro con l’autore

Il viaggio nell’Italia delle storie ad alta voce ha un’altra tappa obbligata, la Ravenna di Livia Santini, 52 anni, insegnante d’inglese, appena nominata Cavaliere della Repubblica dal presidente Mattarella anche per la sua “Rianimazione letteraria di poesia intensiva”, rassegna di scrittori e personaggi portata in ospedale sei anni fa. Anche lei sta organizzando la ripartenza, dopo la sospensione obbligata per la pandemia. La spinta: “Ho sempre avuto quest’idea che la letteratura partendo dal basso doveva arrivare a tutti. Ma non sapevo come farlo. L’ho capito quando è stato ricoverato mio fratello. Ho visto che in ospedale non c’era nulla. Eppure tutte le arti hanno a che fare con il dolore. Allora ho pensato ‘facciamo il contrario, portiamo allegria e leggerezza in un luogo di cura’”. E sono partite le domeniche pomeriggio di letteratura e incontri con l’autore, da Roberto Vecchioni a Stefano Benni, da Chiara Gamberale a Gessica Notaro, la showgirl sfregiata con l’acido dall’ex. Letture o racconti. Ad ascoltare “pazienti di tutti i reparti”.

Donne e violenza: le parole per dirlo

La psicologa e psicoterapeuta Rosa Minnino

Rosa Mininno, psicologa e psicoterapeuta di Tivoli (Roma), pioniera della biblioterapia per curare ansia, depressione o bullismo, ambasciatore della lettura, nel tempo del Covid ha affinato gli strumenti. Ha organizzato eventi sul web e incontri a tema: quello dedicato alla violenza sulle donne, ad esempio, è stato molto seguito. Anche se quando succede “c’è bisogno naturalmente di un intervento complesso, sia medico che psicologico. Però pensando a un gruppo di terapia, sicuramente leggere ad alta voce storie e raccontare quello che è successo senza timore di essere giudicate aiuta. Anche perché tante donne vengono accusate di aver provocato la violenza. È assurdo ma succede. Può essere molto utile una lettura che evochi contenuti simili, per analogia, a quelli vissuti. Proprio per elaborare il trauma. E poi leggere ad alta voce ci abitua all’ascolto dell’altro. Prestare attenzione alle parole, in un periodo in cui tutto si fa distrattamente e in modo molto veloce, non è poco”.