Lamorgese: “Sempre più odio verso disabilità e malattia”. Social con anonimato ostacolo alle indagini

Per la ministra dell'interno i fenomeni disciminatori per ragioni di razza, sesso e religione si estendono alle patologie. "A favorirlo, le tecnologie, la scarsità di denunce da parte delle vittime e le piattaforme che garantiscono l'anonimato", come Telegram e Vkontakte

“Negli ultimi anni il fenomeno dell’incitamento all’odio per motivi di discriminazione è diventato un fenomeno sempre più invadente e corrosivo. A favorirlo l’accessibilità delle tecnologie della comunicazione e l’anonimato che la rete offre”. Lo ha detto la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, in audizione alla commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza. “Storicamente – ha spiegato la ministra – l’incitamento all’odio ha riguardato la razza, il credo religioso, l’orientamento sessuale. Tuttavia, le più recenti manifestazioni del fenomeno, a riprova della sua disumanità, hanno preso di mira persino la disabilità e la malattia. Sarebbe dunque un errore sottovalutarne la portata disgregatrice ed il pericolo per la convivenza civile”.

Nel 2020 l’azione di contrasto delle violazioni della legge Mancino ha portato alla denuncia di 106 persone ed all’arresto di 21. Nei primi 8 mesi di quest’anno ci sono stati 69 denunciati e 5 arresti.

Tra le criticità la ministra ha segnalato la scarsità di denunce da parte delle vittime e la difficoltà di riconoscimento della matrice discriminatoria.

Le indagini in materia, ha proseguito, indicano un aumento delle discussioni “sulle piattaforme meno collaborative con le istituzioni (come Telegram e Vkontakte), quelle cioè che per politica aziendale garantiscono l’anonimato e complicano l’identificazione degli autori dei messaggi d’odio”.