L’appello di Geremia per la carriera alias: “Mi sento un maschio, la scuola mi supporti nella scelta”

Il 17enne di Pisa frequenta il liceo scientifico Ulisse Dini e ha chiesto alla scuola di riconoscere la sua nuova identità. Richiesta per ora negata, ma la dirigente spiega: "Il nostro non è un no, ma sono processi delicati e serve tempo"

Aveva 16 anni quando ha portato allo scoperto il suo disagio di sentirsi ciò che non è. E così, da un anno a questa parte, ha affrontato questo percorso, tutto in salita, insieme ai genitori, culminato oggi che ha 17 anni con la richiesta di attivazione di una carriera alias nella scuola che frequenta (leggi qui il caso della scuola fiorentina). È la storia di questo ragazzo nato biologicamente donna che ora vuole sentirsi uomo. Essere trattato da uomo e continuare a vivere la sua vita come ha scelto di farlo. Patrizia (nome di fantasia perché il ragazzo è minorenne e non vogliamo identificarlo) oggi è Geremia e frequenta la quarta al liceo scientifico “Ulisse Dini”, scuola nella top ten dei licei scientifici italiani, che ancora non gli ha concesso quella carriera alias che “istituzionalmente” le riconoscerebbe quella identità di genere che invece ancora non ha.

Una scena del film “Boys Don’t Cry” (1999) tratto da una storia vera, diretto da Kimberly Peirce ed interpretato da Hilary Swank

“Insieme ai miei genitori – racconta Geremia a La Nazione – abbiamo incontrato la dirigente scolastica per chiedere l’attivazione della carriera alias, che già esiste in altri istituti superiori in Italia e anche a Pisa, al liceo ‘Russoli’. Ma dopo avere atteso settimane una risposta definitiva, ci è stato comunicato che la scuola non era pronta ad affrontare questo percorso. Per me e la mia famiglia tutto questo è molto frustrante”.

Geremia però non è solo in questa battaglia: “I miei compagni mi sostengono fin dall’inizio – dice convinto – e altrettanto fa la mia famiglia, anche se all’inizio i miei genitori erano spaventati da ciò a cui potevo andare incontro e che, purtroppo, è capitato. Ho subito aggressioni, anche fisiche.Geremia L’ultima tre settimane fa in piazza Vittorio Emanuele II, quando sono stato avvicinato da un gruppo di coetanei, per me sconosciuti, che mi hanno chiamato lesbica e quando ho risposto loro che ero un ragazzo è finita anche peggio: hanno iniziato a spintonarmi, per fortuna sono arrivati altri amici miei che mi hanno portato via. Inoltre – aggiunge Geremia – i miei genitori temono ora anche ritorsioni dal punto di vista scolastico. C’è un’insegnante, in particolare, che mi ha preso di mira e che non fa altro che provocarmi e rivolgermi battutine e che quando si parla di donne mi indica apposta dicendo che la mia è ‘solo una bizza’”.

La vicenda è all’attenzione della scuola e la preside Adriana Piccigallo invia messaggi rassicuranti: “Non è stata presa alcuna decisione definitiva. Alla famiglia abbiamo semplicemente detto che non eravamo a conoscenza di questa possibilità e abbiamo iniziato a informarci. Il ‘Russoli’, del resto, ci ha messo anni per adottare le carriere alias. Il nostro non è un no, ma questi sono processi delicati e serve tempo con i giusti passaggi negli organi collegiali”. Piccigallo dice anche di “non essere al corrente di comportamenti inappropriati da parte degli insegnanti” nei confronti dello studente “e se invece sono avvenuti come dice, perché non è venuto a dirlo a me?”.

Pisa, Liceo Dini ‘Occupato’ – ENRICO MATTIA DEL PUNTA)

Resta il travaglio di Geremia, che chiede solo di essere accettato per quello che è. Il diciassettenne ha frequentato anche il centro di Careggi sull’incongruenza di genere, dove un’equipe multidisciplinare di professionisti dell’Azienda Ospedaliero Universitaria fiorentina svolge un’attività integrata assistenziale e di ricerca sulla disforia di genere (leggi qui l’approfondimento sul tema) in età adulta ed evolutiva. “Mi hanno aiutato molto – ammette il diciassettenne – e hanno aiutato i miei genitori a comprendere ciò che stavo vivendo. Io ho detto a loro un anno fa che mi sentivo un maschio e volevo essere tale: mi vesto con abiti ‘maschili’ e ho un’acconciatura ‘maschile’. Tutto questo per loro è stato difficile da accettare, ma alla fine hanno capito e mi stanno aiutando nel mio percorso. Lo stesso mia sorella e gli amici. Vorrei facesse altrettanto la mia scuola o che almeno  avviasse una riflessione approfondita e trasparente su queste tematiche”.