Lara Lugli vince la battaglia #atletaemamma: il Volley Pordenone ritira la citazione e le paga la mensilità dovuta. “Ora deve cambiare il sistema”

L'ex società l'aveva citata per danni perché non aveva dichiarato l'intenzione di avere figli al momento dell'ingaggio. Dopo la denuncia della pallavolista è intervenuto persino il mondo politico. "La società mi ripagherà. È un segnale forte, ma sono stati mesi difficili"

Oggi Lara Lugli era attesa in tribunale, per parlare in un’udienza del suo diritto a diventare madre. Ma oggi per fortuna – anzi, no, la fortuna non c’entra, c’entra il polverone che si è alzato dopo la sua coraggiosa denuncia – Lara è a casa sua, a Carpi, perché ha vinto la sua battaglia. Il Volley Pordenone, infatti, pochi giorni fa ha ritirato la citazione in giudizio per danni nei confronti della sua ex schiacciatrice, “colpevole” nel 2019 di essere rimasta incinta durante la stagione in Serie B1. La vicenda è nota (ne abbiamo parlato anche qui su Luce): dopo l’annuncio della gravidanza il contratto viene rescisso e Lara non chiede null’altro che di essere pagata per l’ultimo mese regolarmente giocato. La società non paga e in risposta, due anni dopo, la cita per i danni causati dalla sua gravidanza alle sorti della squadra e prevede, come risarcimento, la stessa cifra dello stipendio mancante. La notizia diventa pubblica quando proprio Lugli ha postato su Facebook l’atto di citazione. Seguono settimane di fuoco, con prese di posizione di peso, come quella della presidente del Senato Casellati.

E ora la notizia più bella.

 

La richiesta di danni è stata ritirata. Come l’ha saputo?

“Me l’ha comunicato il mio avvocato, ma prima di rendere pubblica la notizia abbiamo aspettato di capire se avrebbero pagato la mensilità mancante, cosa che è avvenuta”.

Come si sente?

“Bene, sono stati mesi molto impegnativi. Spero che ora il sistema cambi, abbiamo fatto un bel po’ di rumore. C’è stato anche l’intervento della politica, ma deve esserci una vera presa di coscienza da parte delle istituzioni dello sport”.

Ha mai più sentito la sua ex società?

“No, mai, però le mie ex compagne sì. E mi hanno sostenuta”.

Quando ha ricevuto l’atto di citazione come ha reagito?

“Sono andata in autocombustione! Avevo capito che avrebbero fatto opposizione alla mia richiesta di ricevere la mensilità mancante. Ma mai mi sarei aspettata di leggere le parole che ho letto nell’atto di citazione. In particolare si parlava dell’articolo 4, quello sulle gravi inadempienze dell’atleta, e veniva inserito tra le gravi inadempienze anche l’essere rimasta incinta”.

La sua reazione è stata di rendere pubblica la sua vicenda con un post su Facebook.

“Ci ho pensato un po’, poi mi sono decisa ed è scoppiato un putiferio che non immaginavo. Però col senno di poi è stato un bene. Non sono stati mesi piacevoli ed è stato molto pesante essere così al centro dell’attenzione, però ci ho messo la faccia perché volevo far sapere cosa può succedere a un’atleta, che può arrivare persino in tribunale in caso di gravidanza”.

Chi le è stato accanto?

“Il mio compagno mi ha dato molto sostegno fin dall’inizio, ed è stato molto importante. Gli amici, la famiglia. E poi c’è stato l’appoggio fondamentale di Assist, l’Associazione nazionale atlete, e l’Aip, l’Associazione italiana pallavolisti. A livello personale molte ragazze e anche molti ragazzi mi hanno scritto messaggi di sostegno e mi ha fatto piacere anche vedere che il mondo del volley si è schierato con me, penso ai pallavolisti con la palla sotto la maglia come segno di solidarietà”.

Il suo caso è una vittoria ma chissà quante altre donne vivono queste situazioni.

“Il vero problema da risolvere è il professionismo sportivo mascherato da dilettantismo. Toglie tutele alle donne e agli uomini. Nello sport lo sanno tutti che funziona così, ma fuori no e molta gente, dopo aver scoperto la mia vicenda, mi ha chiesto se fosse vero che siamo senza contributi né malattia pagata. Ora c’è il fondo per la maternità delle atlete da mille euro per dieci mesi, ma è un palliativo”.

Lei ha fatto parte della squadra di Antonella Bellutti, prima donna candidata alla presidenza del Coni. Ha scelto di scendere in campo, andrà avanti in questa battaglia?

“Con Assist (che sul tema della maternità delle atlete si batte dal 2000, ndr) ho un contatto costante. Mi hanno già proposto delle iniziative, vediamo”.

Cosa fa adesso Lara?

“Gioco in serie C in una squadra vicino casa ma per divertimento. Dopo aver lasciato la serie B, ho lavorato un po’ in una palestra e ora ho trovato un impiego in una cooperativa, ci occupiamo di assicurazioni. Ho appena iniziato a lavorare, ho 41 anni e sono come una ragazza appena diplomata. Non ho contributi versati, con quello che ho messo da parte negli anni in cui ho giocato a pallavolo ho acceso il mutuo della casa”.

Ecco cosa vuol dire essere uno sportivo ‘dilettante’, oggi, in Italia.