Lasciare un posto vuoto a una donna tra 78 uomini. Prato della Valle e il pantheon tutto al maschile

La sottorappresentanza femminile tra le glorie celebrate dal Prato - che vede 78 uomini contro un busto femminile ai piedi di una statua - ha portato due consiglieri padovani a presentare una mozione in Consiglio comunale per chiedere di lasciare uno degli unici due posti vuoti del Prato a una donna: Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, la prima laureata nella storia. Ma il coro dei "No" si barrica dietro la difesa della storia del Prato. Quale?

Oltre a essere la quinta piazza più grande d’Europa, a Padova, Prato della Valle si distingue per un’altra eccezione: essere un cerchio celebrativo di soli uomini. Straordinario esempio di riqualificazione urbanistica, la cosiddetta isola Memmia è infatti anche un club esclusivo riservato a settantotto uomini, eccetto un busto: quello della poetessa, musicista e cantante Gaspara Stampa. L’evidente sottorappresentanza femminile tra le glorie celebrate dal Prato ha portato i due consiglieri di centrosinistra di Padova, Margherita Colonnello e Simone Pillitteri, a presentare una mozione in Consiglio comunale, chiedendo di lasciare uno dei due posti vuoti rimasti tra i basamenti di Prato della Valle a Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, prima donna a laurearsi al mondo in Filosofia, nell’università di Padova nel 1678.

Un cerchio celebrativo di soli uomini che per i detrattori va difeso

Prato della Valle, a Padova

Prato della Valle visto dall’alto, realizzato nel 1775

La mozione, lontana dall’essere approvata, in città ha però acceso il dibattito che si polarizza tra chi la considera una battaglia di civilità e il coro dei “No”. I suoi detrattori si rifanno per lo più al rifiuto della cancel culture e pensano che inserire la statua di una donna in Prato della Valle denunci il desiderio di rivedere il passato, riadattandolo alla sensibilità di oggi. Docenti universitari, politici e cittadini si sono infatti opposti alla richiesta dei due consiglieri, barricandosi dietro la difesa della storia delle due teste di ponte vuote sul ponte Nord e in generale di quella di Prato della valle. Carlo Fumian, docente universitario di Storia contemporanea, ha dichiarato che “fare la storia con la toponomastica o spostando monumenti come fossero Lego è un gioco pericoloso e poco intelligente”. Mentre ad appoggiare la proposta sono arrivati Daniela Mapelli, prima rettrice donna dell’Università di Padova, e il soprintendente ad archeologia, belle arti e paesaggio Fabrizio Magani, che ha dato il suo benestare: “Affidare a uno scultore padovano la realizzazione per dotare la città di un nuovo modello di ispirazione sarebbe coerente con la ragione per cui anche le altre statue si trovano lì. Suggerirei – aggiunge – di non retrocedere troppo nel passato, ma di celebrare piuttosto un personaggio femminile recente: una ricercatrice, un medico, una giornalista o una scrittrice e di fare in modo che tutti possano contribuire al progetto”.

Prato della Valle: Gaspara Stampa unica donna a stare ai piedi di una statua

Nel cerchio celebrativo del Prato, 78 statue di soli uomini: per lo più professori, artisti, condottieri o ex governanti

La storia della riqualificazione di Prato della Valle (qui un interessante video del comitato di Padova) inizia nel 1775, quando il noto e grande umanista Andrea Memmo, veneziano, arriva in città con l’incarico di provveditore straordinario. Il suo programma di governo per Padova si basa sul rilancio commerciale e gli interventi di igiene pubblica, obiettivi sintetizzati nel suo progetto per Prato della Valle, che da palude diventa un’isola “adatta a tutti gli usi”. L’isola Memmia è un crocevia di strade, ma anche una bussola di forma ellittica perfettamente orientata sui punti cardinali. Spazio fieristico, di festa dove nel 1808 fu inaugurato anche il volo di una mongolfiera a idrogeno. Un pantheon tutto al maschile delle glorie venete e non solo.

Scorcio dal ponte nord di Prato della Valle

Scorcio dal ponte nord, dove sono ancora vuoti i posti dedicate alle statue distrutte dopo l’occupazione napoleonica

I lavori di Prato della Valle cominciarono nell’estate del 1775 per mostrare i primi risultati in occasione della fiera autunnale di Santa Giustina. Memmo, vero e proprio antesignano del fundraising, per trovare i finanziamenti sfruttò la sua notorietà e coinvolse la nobiltà europea e padovana per la realizzazione di quelle che, da progetto, dovevano essere 88 statue. A diverse condizioni: le statue dovevano essere in pietra porosa di Vicenza. Gli scultori incaricati di realizzarle dovevano essere locali e non di fama, le persone rappresentate già defunte e non santi, perché – come diceva Memmo – “hanno già gli altari a loro disposizione”. Le statue, infine, non dovevano costare ai mecenati più di 130/150 zecchini . Nella maggior parte dei casi le statue ritraggono professori, artisti, condottieri o  governanti legati alla città.

Gaspara Stampa

Gaspara Stampa ai piedi dello scultore Andrea Briosco

Ma tra i volti spuntano anche Tasso, Mantegna, Ariosto, Petrarca, Galilei, Tito Livio, Canova e quello di Andrea Briosco, che ha accostato ai suoi piedi l’unico busto di donna degli 84 personaggi celebrati da Prato della Valle, quello di Gaspara Stampa, poetessa, cantante e musicista padovana, che nel 1500 condusse “una vita elegante e spregiudicata” e che al suo amore per un tale conte Collaltino di Collalto ispirò gran parte del suo canzoniere.

Prato della ValleDue posti vuoti da duecento anni

I due posti  lasciati vuoti da oltre duecento anni che in queste ore stanno facendo dibattere Padova, hanno una storia a parte che risale al 1779, quando – dopo l’occupazione francese che scalzò i veneziani – i padovani giacobini cominciarono a distruggere le statue dei dogi poste su Ponte Nord. Il vuoto lasciato negli anni fu colmato da altre statue, eccezion fatta per le due teste di ponte interne del Ponte nord a cui una parte di Padova chiede di far sedere una donna.

 

L’immunologa Viola: “Non è cancel culture: è il modo per colmare un vuoto”

L'immunologa Antonella Viola

L’immunologa Antonella Viola

“Non si tratta di abbattere statue di uomini per sostituirle con quelle di donne, ma di aggiungere, integrare, colmare un vuoto che finalmente si fa notare“. Entra nel vivo del dibattito sull’inserimento della statua di Elena Lucrezia Cornaro Piscopia nel pantheon di Prato della valle anche l’immunologa tarantina Antonella Viola, che rilancia: “I due basamenti vuoti dovrebbero accogliere” non una ma “due donne che hanno fatto la storia di Padova”. E ai detrattori, che invocano la cancel culture, risponde sulla Stampa: “non si chiede di modificare un dipinto o di aggiungere nuovi versi a un grande poema, qui stiamo parlando di una piazza. Un’opera d’arte integrata nella vita della città e quindi necessariamente in continuo cambiamento ed evoluzione”. Prato della valle con le sue feste, il mercato, le facciate di case, bar e ristoranti che la circondano “è il cuore pulsante di Padova e il cuore non è un oggetto statico, ma muta nel tempo”.