Laura Aguilar: “Nei miei scatti ci sono le realtà che la società ha sempre cercato di nascondere”

La fotografa, scomparsa 3 anni fa, ha voluto immortalare nei sui scatti le donne latino americane, lesbiche, qeer, sovrappeso, di colore. Una sottocultura nascosta dalla società ma fiera della propria identità

“La mia fotografia mi ha sempre dato la possibilità di aprirmi ed osservare il mondo attorno a me. E, cosa più importante, la fotografia mi fa guardare internamente“. Laura Aguilar aveva dedicato queste semplici ma potenti parole alla sua passione di una vita, la fotografia.

Artista Chicana nata a Los Angeles (1959-2018), si è da sempre dedicata agli autoritratti, tramite i quali ha raccontato l’identità intersezionale di donna queer e chicana in America, la sua obesità e la depressione dalla quale era affetta. Le circostanze della vita di Aguilar sembrano riflettersi nella sua arte.

Nei suoi ritratti ha spesso immortalato membri di gruppi sociali di solito invisibili nelle correnti della cultura ufficiale: lesbiche di origine sudamericana, coppie afroamericane, persone obese. Nel suo lavoro con i soggetti ha sempre cercato la collaborazione fra fotografo e modello, in modo da annullare la differenza di “potere” fra chi è dietro l’obiettivo e chi davanti, secondo la tradizione del documentario sociale. Quello che lei cercava di trasmettere è che il corpo rifiuta di sottostare ai canoni di bellezza ufficiali. Per dimostrarlo ha scelto di fotografare corpi nudi, con le loro imperfezioni, con la loro autenticità, in un ambiente naturale. Non solo una donna può essere fuori dai canoni, ma li può anche rifiutare mantenendo la propria identità femminile.

Di sé stessa ha detto: “Sono prevalentemente autodidatta. Per me la fotografia è sempre stato un modo per aprirmi e osservare il mondo attorno a me. Ho imparato molto su me stessa soprattutto attraverso la serie Latina Lesbians. Si tratta di un progetto che ho intrapreso a partire dall’agosto 1986. Cominciai la serie quando mi fu chiesto di realizzare un’opera che mostrasse una immagine positiva delle lesbiche di origine latinoamericana per una conferenza sulle malattie mentali relative alle comunità latine”.

“Ciò che sto cercando di fare è di fornire una migliore comprensione di cosa significa essere una latinoamericana e una lesbica, mostrando immagini che ci permettono di avere l’opportunità di condividerci apertamente, e di fornire dei modelli che spezzino gli stereotipi negativi ed aiutino a sviluppare migliori legami di comprensione. Spero inoltre che queste opere forniscano l’opportunità di esplorare noi stessi e gli altri, e di esprimere la nostra bellezza, forza e dignità. All’interno della comunità gay e lesbica di Los Angeles, le persone di colore costituiscono un’ulteriore sottocultura; siamo presenti, ma rimaniamo non viste”.

“Ho deciso di aggiungere il linguaggio; era l’unico modo in cui mi vedevo in grado di dire qualcosa sull’essere latinoamericana o lesbica, e funziona. Comunque, aggiungere il linguaggio mi rende il processo più difficile. Sono dislessica, quindi leggere, scrivere e comprendere è molto frustrante. Gran parte delle donne usa la scrittura a mano, che è ancora più difficile da comprendere. È stata una specie di sfida, ma quando vedo che la serie funziona ne traggo molta soddisfazione.

Il mio scopo artistico è di creare immagini fotografiche che rendano l’esperienza umana in modo compassionevole, rivelata attraverso le vite di persone che rimangono ai margini. Il mio lavoro è una collaborazione tra i modelli e me stessa, intesa per essere vista da un pubblico transculturale. Spero che gli elementi universali del lavoro possano essere riconosciuti da altre comunità di individui, e possano introdurre l’osservatore ad una nuova consapvolezza delle persone gay, lesbiche e di colore”.

Ha affrontato, insomma, il tema del body shaming, il senso di vergogna e disprezzo verso il proprio corpo, il razzismo e la rappresentazione della carne, della nudità, in un atto politico che reclama soggettività ed umanità.
In poche parole, la Alguilar ci ha voluti far capire come l’obbiettivo diventi un mezzo di denuncia e di lotta per sfidare le norme sociali. La fotografia diventa un medium per abbattere ciò che le norme producono sulle soggettività non conformi. Sfida l’invisibilità di corpi non conformi e l’ipervisibilità di tali corpi attraverso forme di violenza, discriminazione ed oggettivizzazione. Ha cercato di trasmettere gli effetti traumatici che tutte queste norme e fenomeni producono sulla sua psiche e milioni di persone con le sue stesse caratteristiche.