Laura Marzadori, primo violino della Scala: “Spero che altre donne riescano ad avere successo nella musica classica. Il prossimo obiettivo? Lo decide il destino”

Musicista classica, influencer e ora anche scrittrice di romanzi. Può quasi sembrare impossibile che queste tre anime, così diverse tra loro, coesistano in una sola persona e invece è esattamente quel che accade con Laura Marzadori, 32 anni, bolognese, primo violino di spalla alla Scala di Milano da quando ne aveva solo 25. Nella sua carriera ha già lavorato a fianco dei più grandi direttori d’orchestra del mondo, da Daniel Barenboim a Riccardo Chailly, ed ha vinto numerosi premi nazionali e internazionali.

Che ‘c’azzeccano’, direbbe qualcuno, le soavi note di Mozart e Beethoven con le Instagram stories dedicate agli outfit più trendy del momento? Noi di Luce! Lo abbiamo chiesto proprio a Laura.

Come si gestisce un ruolo così importante a una così giovane età?
“È un ruolo di grandissimo prestigio, il Teatro alla Scala è il teatro d’Opera più famoso al mondo quindi per una giovane ragazza com’ero io quando sono arrivata tutto è stato molto impegnativo ed emozionante. Dopo aver vinto il concorso ho fatto sei mesi di prova durante i quali ho dovuto dimostrare a tutti quanto io fossi davvero valida. Non solo come musicista, ma anche per un posto nell’orchestra. Il primo violino di spalla, infatti, significa essere il tramite tra il direttore d’orchestra e l’orchestra stessa. Si deve essere un po’ una guida per gli altri e non è detto che chiunque possa farlo, pur essendo un bravo musicista”.

Essere giovane e donna ha rappresentato un problema o comunque un limite?
“Io mi ritengo fortunata perché nel mio caso non ho avuto alcun problema e sono stata sin da subito accolta molto bene da tutti. Però forse io ho avuto la fortuna di avere questo ruolo in un periodo in cui le cose stavano cambiando. Sono infatti sempre più le donne che, nell’ambito della musica classica, stanno conquistando posti importanti di direttore d’orchestra o primo musicista. Considera però, ad esempio, che solo fino a pochi anni fa il ruolo di primo violino era esclusivamente riservato agli uomini. Qui alla Scala, prima di me, c’è stata solo un’altra donna primo violino, io sono la seconda ma spero che dopo di me ne arrivino molte altre. Per fortuna sono caduti un po’ di preconcetti che erano rimasti validi per molti anni. Ti basti pensare che l’orchestra Wiener (la Wiener Philarmoniker, l’orchestra filarmonica di Vienna, ndr) fino a pochi anni fa non accettava le donne, in nessun ruolo. A me è capitato di incontrare qualche musicista che magari mi guardava un po’ storto, perché donna in un ruolo tradizionalmente maschile, ma non ho mai avuto veri problemi”.

Oltre alla musica, negli ultimi anni hai sviluppato una seconda passione che sta diventando quasi un secondo lavoro, quella per i social e per la moda. Raccontaci un po’
“La passione per la moda, che mi ha portato ad aprire un mio profilo Instagram, è nata diversi anni fa, quando ero una ragazzina. Fino ad un certo punto però, essendo completamente immersa nel mondo della musica classica, non mostravo altri lati di me, perché nel mio mondo è una cosa che normalmente non si fa. Il mondo della musica classica è un po’ “polveroso” e chiuso: difficilmente i musicisti si raccontano e mostrano altri lati di sé diversi da quello serioso e ufficiale col quale si presentano al grande pubblico. Io, invece, ad un certo punto ho deciso che ero stanca di dare un’immagine di me che non corrispondeva affatto a come sono. Io sono solare, colorata, allegra. Quindi ho aperto il mio profilo Instagram (@laura_marzadori ) dove posto contenuti che raccontano la mia grande passione per gli abiti e la moda, e da subito molte persone hanno iniziato a seguirmi (attualmente Laura ha oltre 114mila follower, ndr). È iniziato tutto per gioco ma ora è quasi una secondo attività. Oltre ai follower sono arrivate le aziende che hanno cominciato a chiedermi di fare da testimonial per i loro prodotti proprio perché, probabilmente, hanno riconosciuto in me un concetto di bellezza e bravura diverso dai soliti canoni. Per me, alla fine, i social sono un modo per avvicinare il mio mondo ai giovani che non lo conoscono e lo vedono un po’ come vecchio e noioso. All’inizio questa mia iniziativa è stata vista, da alcuni colleghi, con una certa diffidenza; nessuno mi ha mai criticato direttamente, forse qualcuno non ha apprezzato ma non è mai venuto a dirmelo. Certo vedere un primo violino della scala che indossa un abito colorato e alla moda può non piacere a tutti. Ma penso che alla fine l’alto interesse che sono riuscita a scatenare sul settore della musica classica, grazie alle mie iniziative social, ha probabilmente messo a tacere anche i più critici. In fondo io lo interpreto anche come un modo per avvicinare le persone ad un settore che per molti, troppi anni, è stato solo appannaggio di un pubblico di una certa età”.

Oltre alla musica e ai social, di recente, hai sfogato la tua voglia di comunicare anche scrivendo un libro, “L’altra metà delle note”, edito da HarperCollins. Ci parli di quest’ultima avventura?
“È un romanzo, la storia di una giovane violinista di nome Tina. Non è una vera e propria autobiografia ma sicuramente dalla mia vita attinge parecchio, sia dal mio vissuto musicale sia da tante esperienze emotive e difficoltà che ho avuto quando ero appena maggiorenne. Nelle pagine del libro, ad esempio, parlo della mia famiglia, di alcuni miei insegnanti ed amici che mi hanno ispirato. L’unico personaggio che racconto esattamente com’era è la mia prima maestra, Fiorenza Rosi, scomparsa qualche anno fa, troppo presto. Il libro è dedicato a lei, che è stata una delle colonne portanti della mia vita musicale perché è stata la mia prima insegnante e quella che ha probabilmente condizionato un po’ tutto quello che è successo nella mia carriera di artista”.

Come hai vissuto la pandemia e lo stop forzato di tutto il mondo dello spettacolo?
“All’inizio, come tutti credo, sono rimasta “stordita” da quanto stava accadendo. Nessuno era preparato ad un evento del genere e vedere quello che succedeva intorno mi ha lasciato veramente senza parole. Poi, in realtà, l’immobilismo totale che ho visto, la totale disattenzione nei confronti del nostro settore, mi ha causato rabbia, delusione e tristezza. Noi siamo rimasti chiusi praticamente dall’inizio della pandemia fino ad ora. Onestamente non ho visto una volontà di far sopravvivere la cultura, come se venire in un teatro a sentirci suonare fosse le cose più pericolosa del mondo. In altre nazioni i teatri sono stato aperti molto prima, rispettando importanti regole di sicurezza ma facendo tornare la gente a vedere gli spettacoli. Quello che è successo qui in Italia mi ha rattristato molto”.

Laura, per concludere, quali altri obiettivi hai per la tua vita e la tua carriera?
“Contrariamente a quanto si possa pensare, io non sono una persona ambiziosa. Sono una persona semplice e mi sono data degli obiettivi altrettanto semplice. Vorrei, ad esempio, progredire come artista, diventare sempre più sicura di me come musicista, saper gestire sempre meglio il mio rapporto con il pubblico e il fatto di andare su un palco ed esibirmi. Voglio migliorare come persone anche in termini di equilibrio e di sicurezza, perché essere giovani in questa società è sempre più difficile. Questi sono alla fine i miei obiettivi. Ho già realizzato parecchi sogni, altri forse ne arriveranno, ma questo lo lascio decidere al destino”.