I lavori di casa? Non sono più una cosa (solo) da donne: al Sud un addetto ai lavori domestici su tre è maschio

A Palermo e a Messina un colf su tre è maschio: seguono Calabria e Campania mentre a Gorizia la componente maschile è quasi inesistente. A dirlo il terzo rapporto Domina sul lavoro domestico. La maggior parte dei casi di addetti alla pulizia con cittadinanza straniera supera il 20%
Il 94,9% dei datori di lavoro domestico è di nazionalità italiana. Gli stranieri comunitari rappresentano il 2,4%, mentre gli extra Ue il 2,6%.

I lavori di casa? Non sono più una cosa (solo) da donne: lo rivelano i dati contenuti nel terzo rapporto annuale della Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico.

Ma, al di là del genere?, di cosa si tratta? Il rapporto di lavoro domestico consiste nella prestazione, da parte del lavoratore, di servizi di carattere domestico diretti al funzionamento della vita familiare: recita così l’art. 1, L. n. 339/1958. Se la definizione è rimasta immutata da 65 anni a questa parte, è invece cambiato, e non di poco, sia l’orizzonte di riferimento, sia la platea sociale delle persone coinvolte (come datori o come prestatori d’opera) sia il tipo di lavoro, sia infine la dimensione del fenomeno.

Il rapporto

Secondo la ricerca Domina i datori di lavoro domestico regolari sono 992 mila, in aumento rispetto all’anno precedente (+8,5%)

Secondo la ricerca Domina i datori di lavoro domestico regolari sono 992 mila, in aumento rispetto all’anno precedente (+8,5%)

Secondo l’ultimo rapporto di Domina (Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico) presentato  in Senato a Roma, siamo di fronte innanzitutto ad un fenomeno in espansione: nel 2020 aumentano infatti le famiglie coinvolte (+8,5%). Aumentano anche i lavoratori regolari (sono 992 mila in Italia), anche se oltre 1 milione rimane ancora senza contratto, per un totale di 2,3 milioni di famiglie datori di lavoro.

I datori di lavoro

Il 94,9% dei datori di lavoro domestico è di nazionalità italiana. Gli stranieri comunitari rappresentano il 2,4%, mentre gli extra Ue il 2,6%. Le donne rappresentano il 57,1% dei datori di lavoro, anche se nell’ultimo anno gli uomini hanno registrato un aumento lievemente maggiore (+9,4%, contro +7,8% delle donne).
Per quanto riguarda le fascia d’età dei datori di lavoro, le due classi più rappresentate sono quella sotto i 60 anni (31,5%) e quella sopra gli 80 (35,9%). “In questo caso -affermano gli esperti dell’osservatorio di Domina- si può ipotizzare che la prima fascia sia caratterizzata prevalentemente da rapporti di colf o baby sitter, mentre la più anziana da rapporti di badante anche se, va ricordato, non sempre il datore di lavoro coincide con il beneficiario della prestazione”.

Distribuzione geografica

La colf è uomo: al sud un addetto ai lavori domestici su tre è maschio

La colf è uomo: al sud un addetto ai lavori domestici su tre è maschio

Tra i datori di lavoro, oltre un terzo si concentra in Lombardia e nel Lazio (complessivamente il 34,7%). La componente femminile è mediamente del 57,1%, con un range che varia tra il 52,5% (Veneto) e il 67,0% (Sardegna). In ogni caso, nell’ultimo anno, in tutte le regioni italiane si è registrato un aumento del numero di datori di lavoro domestico. L’incremento varia tra il +3,1% del Lazio ed il +21,0% della Basilicata, mentre la media nazionale si attesta a +8,5%.
Tra i 920 mila datori di lavoro regolari, inoltre, figurano 98.310 grandi invalidi (9,9% del totale) e 3.501 sacerdoti (0,4%). I grandi invalidi sono aumentati nell’ultimo anno (+6,1%), mentre i sacerdoti sono diminuiti (-2,6%).
Sono 633 i casi in cui datore e lavoratore sono coniugati (nell’80,4% dei
casi il lavoratore è donna).Molto più frequente il legame di parentela (fino al terzo caso): si tratta di oltre 19 mila rapporti di lavoro, anche in questo caso con una prevalenza di donne tra i lavoratori (76,2%).

In particolare, nel 2020, i rapporti di lavoro con lavoratore coniuge sono aumentati del 5,7%, mentre quelli con lavoratore parente o affine sono aumentati del 4,5%. Ancora più frequente, inoltre, la situazione di convivenza tra lavoratori e datori di lavoro domestico. Si tratta infatti di quasi 220 mila rapporti di lavoro, pari a circa un quinto del totale.

Un lavoro da uomini, soprattutto al Sud

Per quanto riguarda la composizione del mondo del lavoro domestico, la cosa che più balza agli occhi, è invece l’aumento negli ultimi anni della componente maschile, in particolare nelle province del Sud. A Palermo e Messina, per esempio, oltre il 30% dei collaboratori familiari (Colf) sono uomini. Non è un fenomeno solo italiano: secondo il Rapporto ILO 2021 pubblicato in occasione del decennale della convenzione 189/2011 (dati 2019), a livello globale i lavoratori domestici di sesso maschile sono 18 milioni, pari a quasi un quarto di tutti i lavoratori domestici. In particolare, la componente maschile tocca i picchi massimi in Africa (31,6%) e nei Paesi arabi (63,4%).

In Italia, i dati Inps certificano l’evoluzione del lavoro domestico maschile negli ultimi anni

In Italia, i dati Inps certificano l’evoluzione del lavoro domestico maschile negli ultimi anni

L’evoluzione del lavoro domestico maschile

In Italia, i dati Inps certificano l’evoluzione del lavoro domestico maschile negli ultimi anni. Osservando il trend, si nota come i lavoratori domestici di genere maschile abbiano toccato il picco massimo nel 2012 (18,9% del totale), per poi diminuire l’anno successivo. Tra il 2016 e il 2019 il numero si è attestato, per poi tornare a crescere nel 2020 (12,4%).
Dai dati dell’Osservatorio Domina sul lavoro domestico emerge come si tratti principalmente di addetti alle pulizie, giovani e stranieri. In numero assoluto sono oltre 114 mila i lavoratori domestici maschi presenti, ovvero il 12,4% dei domestici totali.
Nel 78% dei casi di tratta di lavoratori stranieri. Tra questi lavoratori domestici è prevalente la mansione di Colf rispetto a quella di Badante.

Gender gap, a essere discriminato è lui

Sul fronte badanti, la retribuzione annua media di un lavoratore domestico è più bassa rispetto a quella delle lavoratrici femminili

Sul fronte badanti, la retribuzione annua media di un lavoratore domestico è più bassa rispetto a quella delle lavoratrici femminili

Il dato che colpisce in questo caso è che, forse non a caso, ma certamente in maniera opposta alle tendenze che si riscontrano in altri settori, la retribuzione annua media di un lavoratore domestico è più bassa rispetto a quella delle lavoratrici femminili. Probabilmente anche per la minore presenza di badanti, che svolgono più ore e quindi hanno una retribuzione maggiore.
Un ulteriore elemento di riflessione è dato dalla distribuzione per classe d’età. Secondo i dati Inps elaborati dall’Osservatorio Domina, l’età media dei lavoratori maschi è di 43,6 anni contro i 49,6 anni della componente femminile.

La mappa

La mappa, che riporta l’incidenza percentuale dei lavoratori domestici maschi per provincia, evidenzia come in molte province del Sud il fenomeno sia piuttosto significativo. In molte altre province, invece, il lavoro domestico maschile è quasi inesistente: Gorizia, con solo 110 operatori maschi, è la provincia con l’incidenza più bassa di lavoro maschile nel settore domestico. Lo stesso ad Udine dove su oltre 9 mila lavoratori domestici solo 500 sono di genere maschile.
Secondo Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di Domina, “sebbene il lavoro domestico sia tuttora in gran parte gestito da donne – in Italia come nel resto del mondo – la componente maschile è tutt’altro che marginale, soprattutto in alcune realtà territoriali. È importante quindi tenerne conto quando si affronta il tema: ‘i Colf’ e ‘i Badanti’ sono figure professionali con caratteristiche molto diverse rispetto a quelle femminili, e necessitano quindi di servizi e tutele particolari”.