Le campagne di Legambiente contro il ‘mare illegale’. Giorgio Zampetti: “Non ci fermeremo mai non è solo un motto. La politica ci ascolti”

Il report annuale dell'associazione, "Mare Monstrum", certifica una percentuale allarmante di reati ai danni del patrimonio marino e costiero italiani: dall'inquinamento agli scarichi abusivi, dalla cementificazione alla pesca di frodo, gran parte degli illeciti sono cresciuti anche durante la pandemia

Chi aveva sperato che con la pandemia le nostre risorse naturali fossero messe al riparo dai saccheggi e dalle devastazioni, deve purtroppo ricredersi. Sebbene infatti lo scorso anno abbia fatto registrare una leggera flessione (-5,8% rispetto al 2019) nel numero complessivo di illeciti ai danni del patrimonio marino e costiero (22.248 quelli accertati, una media di 61 al giorno, 2,5 ogni ora), le notizie negative non mancano. A fare il punto sul ‘mare illegale 2020’ è stata Legambiente.

 

La classifica “Mare Monstrum”

Al vertice della poco edificante classifica troviamo il ciclo del cemento, il 42,9% dei reati accertati, con valori che si mantengono su livelli preoccupanti. Balzo in avanti anche per la pesca di frodo, che rappresenta  il 23,3% degli illeciti, con un numero impressionante di sequestri effettuati, 3.414 contro i 547 del 2019 (si va dagli attrezzi usati illegalmente in mare alle tonnellate di prodotti ittici requisiti). Cresce infine il numero delle persone arrestate e denunciate per aggressioni alle coste e ai mari italiani, 24.797 (+24% rispetto al 2019), e quello dei sequestri che hanno toccato quota 8.044 (+9,9%) per un valore di 826 milioni di euro.

Diminuiscono invece illeciti legati al ciclo dei rifiuti e all’inquinamento marino, che nel 2020 fanno segnare un -11,6%, in virtù dell’impatto del lockdown sulle attività economiche (“Anche se – precisa Legambiente – i quasi 7 mila reati accertati nel settore, più di 19 al giorno, pesano sul totale nazionale per il 31%”). Questo, in sintesi, il quadro che emerge dall’edizione 2021 del dossier “Mare Monstrum”, elaborato da Legambiente sui dati delle forze dell’ordine e delle Capitanerie di porto.

Tra le regioni dove si concentra il maggior numero di reati, al primo posto troviamo la Campania (con 4.206 illeciti, il 18,9% di quelli registrati a livello nazionale), seguita da Sicilia, Puglia, Lazio e Calabria. “Alla Campania, ‘raggiunta’ questa volta dal Molise, spetta anche il poco ragguardevole primato nell’incidenza di illeciti per chilometri di costa: 9 i reati accertati per ogni km in entrambe le regioni (tre volte la media nazionale), seguite da Basilicata e Abruzzo” sottolinea l’associazione ambientalista. E i numeri non sono incoraggianti nemmeno se si fa un bilancio sul medio periodo. Negli ultimi 20 anni infatti, dal 1999 al 2020, si sono registrati ben 378.068 illeciti, di cui 206.532 nelle sole quattro regioni a ‘tradizionale’ presenza mafiosa, ovvero Campania, Puglia, Sicilia e Calabria, dove si è concentrato il 54,6% del totale nazionale. Un’incidenza che lo scorso anno è cresciuta ancora, arrivando al 55,3% dei reati.

In particolare, forti segnali d’allarme arrivano dalle inchieste raccontate nel capitolo del report dedicato ai casi d’inquinamento legati a depuratori inesistenti o mal funzionanti, scarichi fognari abusivi, sversamenti illegali di liquami e rifiuti e soprattutto dal lavoro di ricerca, svolto anche quest’anno, sullo sfruttamento selvaggio delle risorse ittiche del Mediterraneo. Problemi annosi che, secondo Legambiente, richiedono finanziamenti adeguati per mettere in regola sistemi fognari e di depurazione, l’introduzione di nuove norme e sanzioni per il contrasto alla pesca illegale, il recepimento della normativa europea sulla gestione delle aree portuali e dei rifiuti prodotti dalle navi e una regolamentazione stringente per lo scarico dei rifiuti liquidi.

Le iniziative di Legambiente

Proprio dalla cattiva o mancata depurazione e dall’inquinamento delle acque – con un punto su tre risultato oltre i limiti di legge lungo le coste, uno su quattro nei laghi campionati nel 2020 – ripartono il 3 luglio Goletta Verde e Goletta dei Laghi, le due storiche campagne di Legambiente giunte rispettivamente alla 35esima e 16esima edizione. A bordo delle imbarcazioni, che riprendono il largo dopo la pausa imposta dalla pandemia la scorsa estate, salperanno progetti, iniziative e operazioni di citizen science che puntano a non abbassare la guardia sulla qualità dei mari e dei laghi e sugli abusi che deturpano le coste.

“Il motto che accompagnerà le Golette quest’anno è ‘Non ci fermeremo mai’: la nostra missione contro illegalità, cementificazione, mala depurazione e inquinamento non consente infatti arretramenti di fronte alle reiterate aggressioni eco-criminali, all’inerzia delle istituzioni a più livelli e a tentativi di condono più o meno nascosti, come ci racconta ‘Mare Monstrum’ – spiega Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – Riprendiamo dunque il nostro viaggio, forti di una formula sperimentata la scorsa estate che si è rivelata valore aggiunto delle nostre campagne: il coinvolgimento di centinaia di volontarie e volontari, anche nel 2021 impegnati in prima persona nel campionamento delle acque sui territori, non solo sul fronte della depurazione, ma anche nel monitoraggio di plastiche e microplastiche. Una grandissima operazione di citizen science che difficilmente trova eguali per capillarità ed estensione. Il 3 luglio – ricorda il direttore – scade il termine ultimo per l’Italia per recepire la direttiva europea sulla plastica monouso (SUP): chiediamo al governo di farlo senza altre proroghe e con le necessarie migliorie, specie in tema di prodotti biodegradabili e compostabili, per combattere lo strapotere dell’usa e getta e promuovere una filiera industriale che riconverta in chiave ecologica la chimica nel Paese, così da contrastare la piaga del ‘marine litter’.