“Le cave di marmo violano i diritti umani”: ‘Salviamo le Apuane’ incontra la commissione Onu

Eros Tetti, leader del gruppo che si batte contro l'estrazione: "Immensi danni ambientali e sociali, monocultura che blocca lo sviluppo di altre attività: tutto questo, per ricavare pietre ornamentali. Le Apuane sono uno dei 43 disastri ambientali che hanno cambiato faccia al pianeta"

Far diventare quella contro la monocultura del marmo sulle Alpi Apuane una battaglia simbolica, per il rispetto dell’ambiente e la difesa del futuro dei nostri ecosistemi e dunque delle nuove generazioni. E’ questo l’obiettivo con cui si muove da anni il gruppo ‘Salviamo le Apuane’ che è stato invitato ad incontrare la commissione Onu su Business e Diritti Umani in visita in Italia. Un’occasione importante per testimoniare quello che sta accadendo sulle Apuane e perché sia interesse della comunità internazionale intervenire. A partecipare al meeting, in rappresentanza di Salviamo le Apuane è stato il portavoce Eros Tetti che è anche dirigente regionale di Europa Verde.

Una cava di marmo sulle Apuane

Come valuta questo invito da parte della commissione Onu?

“E’ un fatto molto importante che fa seguito al dossier che io stesso ho curato con la ricercatrice Chiara Macchi, e che abbiamo inviato all’Onu nelle scorse settimane. Un dossier molto approfondito proprio sul tema oggetto dell’interesse della commissione, che sono i diritti umani, e che noi abbiamo analizzato in relazione al business, segnatamente quello legato all’estrazione e al commercio del marmo delle Apuane. Quindi ritengo che l’attenzione data sia più che meritevole, e in qualche modo dovuta, perché sulle Alpi Apuane si sta violando una serie di diritti umani fondamentali: quello a vivere in un ambiente sano, il diritto al paesaggio, alla salute, che è minacciata dall’inquinamento prodotto da un’ attività altamente impattante, che continua ad avere grandissime emissioni nocive. Senza contare l’inquinamento delle falde acquifere. Il tutto per produrre pietre ornamentali o, come accade oramai nella massima parte dei casi, sbriciolate in carbonato di calcio“.

Cosa direte?

“Spiegheremo quello che è contenuto nel dossier, e faremo anche presente come la monocultura del marmo, così impattante e pervasiva, finisca per schiacciare tutte le alternative economiche e sociali, distruggendo o annullando o limitando i diritti umani. E poi punteremo sull’impossibilità di dare un futuro sostenibile a questo territorio. Si continua infatti a promuovere un lavoro usurante e pericoloso, che provoca in media due morti all’anno e moltissimi feriti. E diremo che noi per i nostri figli non vogliamo assolutamente un futuro del genere”.

“Apuane libere”: striscione al Giro d’Italia 2021 (foto Germogli)

Cosa vi aspettate?

“Di aprire un percorso con l’Onu che apra anche uno spazio politico a livello locale. Spazio che finora, nonostante il nostro impegno, oramai più che decennale, non si è mai di fatto aperto.  Nonostante quello che noi proponiamo non sia nient’altro che trovare un modello di sviluppo diverso per il nostro territorio, rispettoso dell’ambiente, in grado di preservare lo straordinario patrimonio naturale delle Apuane e consegnarlo intatto alle generazioni future. La nostra non è un’utopia, come ci viene rinfacciato. Casomai l’utopia è pensare che si possa continuare con questo modello di sviluppo così impattante e distruttivo. Il concetto cioè di uno sviluppo ‘illimitato’ in un ambiente che è di per sé ‘limitato’. Come è utopistico, oltre che eticamente insostenibile, pensare che si possa continuare a fare soldi distruggendo tutti i nostri ecosistemi, il nostro ambiente e dunque quello che ci permette di sopravvivere su questo pianeta”.

Qualche giorno fa il Consiglio di Stato ha sentenziato che l’estrazione di marmo non danneggia l’ecosistema e l’ambiente, come valutate questa sentenza?

“La sentenza dice che si può continuare ad estrarre dalle cave contigue ai confini del parco, perché non sono ufficialmente protette. Tengo a precisarlo, perché la lettura che è stata data è in parte fuorviante. Per altro secondo noi il ricorso era sbagliato, ed infatti, al pari di tante altre forze del mondo ecologista, ci siamo fortemente opposti. Noi infatti riteniamo fondamentalmente che non sia una questione legale ma politica: è la politica infatti che legalizza ed avalla l’attività estrattiva in un contesto del genere. Poi ci sono certamente aziende che lavorano meglio, ed altre che lavorano peggio: la magistratura controllerà. Ma per noi una cava, anche se completamente legale, distrugge l’ambiente, esattamente come una illegale. Quindi cambia poco dal punto di vista ambientale. Augurandoci naturalmente che tutti lavorino per il meglio e nel rispetto delle normative. Ma per poi non è questo il punto”.

Berlino quartiere Wedding – scritta a tutela delle Alpi Apuane

Perché la questione apuana dovrebbe interessare ad un cittadino, mettiamo, cinese o sudanese?

“La questione apuana è una questione di livello mondiale, uno dei 43 disastri ambientali che hanno cambiato la faccia del pianeta, come racconta il documentario “Antropocene”. L’escavazione massiva qui ha letteralmente stravolto il territorio. Quindi noi vogliamo che la vicenda delle Apuane diventi un caso emblematico, per arrivare ad altre situazioni locali. E ce ne sono tantissime, anche in Toscana. Lavoriamo per produrre un cambiamento soprattutto a beneficio delle giovani generazioni. Perché la radice della nostra battaglia è la stessa, e riguarda essenzialmente la devastazione del pianeta, che deriva dal fatto di mettere il profitto al di sopra di tutto, orientando a questo valore tutte le azioni che si compiono anche in rapporto all’ambiente e al territorio”.

Cos’è che la rende una battaglia ‘globale’?

Eros Tetti (foto Borghesi)

“Salvaguardare le montagne è salvaguardare il nostro futuro. Le montagne sono il luogo da cui ripartire anche per le questioni che riguardano il cambiamento climatico e l’aumento delle temperatura. E poi è il luogo da cui nasce la nostra risorsa primaria che è l’acqua: senza le montagne avremmo scarsissime risorse idriche e sarebbe un grosso problema per la nostra sopravvivenza. Inoltre, la montagna in sé è il simbolo del cambiamento, perché si oppone al simbolo dello spreco, che è la città. Dobbiamo creare un nuovo rapporto tra le nostre aree urbane e il resto del territorio che deve essere salvaguardato e rispettato”.

Prossime mosse?

“Far diventare il caso delle Apuane un caso internazionale. Una battaglia simbolica che rappresenti tutte le altre vertenze ambientali della Toscana e non solo. Stiamo già lavorando per portare il caso a Bruxelles con l’europarlamentare Eleonora Evi, perché non possiamo accettare che si continui a scavare in cave che, per dirne una, intercettano falde acquifere o che lavorano sopra a bacini idrici oggi più che mai di fondamentale importanza. Ci auguriamo che questo possa far crescere l’attenzione non solo sulle Alpi Apuane ma tutto il movimento ecologista nel suo complesso”.