La Cina annuncia l’apertura della prima clinica per bambini transgender e accoglie il De&i

In Cina si è tenuta all’Istituto Italiano di Cultura di Pechino la proiezione del film “Le fate ignoranti“ del regista Ferzan Özpetek, per il “Diversity & Inclusion Film Festival

Cadono i muri, si frantumano i tabù. L’ennesima pietra è rotolata via il 7 dicembre in Cina, dove si è tenuta all’Istituto Italiano di Cultura di Pechino la proiezione del film Le fate ignoranti del regista Ferzan Özpetek. Occasione il Diversity & Inclusion Film Festival, rassegna cinematografica organizzata dall’ambasciata degli Stati Uniti a Pechino in collaborazione con le missioni diplomatiche di numerosi altri Paesi, inclusa l’Italia, è volta “a promuovere una maggiore consapevolezza fra il pubblico cinese sul tema della diversità, allo scopo di favorire il superamento di ogni forma di discriminazione e una piena inclusione attraverso la conoscenza e il rispetto dell’altro”.

Stefano Accorsi, Margherita Buy e il regista italo-turco Ferzan Özpetek sul set del film “Le fate ignoranti”

Presente alla proiezione, l’ambasciatore Luca Ferrari: “In politica estera l’Italia agisce a tutela dei diritti umani – le sue parole –, un concetto declinato in particolare sulla salvaguardia della dignità umana, sulla promozione del pieno godimento dei diritti civili, politici, economici, sociali e culturali e sulla lotta a ogni forma di intolleranza e discriminazione. Lo dimostra peraltro la recente nomina del collega Fabrizio Petri in qualità di Inviato Speciale per i Diritti Umani delle persone LGBTIQ+“.
“L’inclusione, anche in diplomazia – ha aggiunto l’ambasciatore Ferrari – costituisce un principio fondamentale al pari della difesa della diversità in ogni sua accezione, ciò nella convinzione che l’alterità vada sempre valorizzata e mai stigmatizzata”.

L’aria del cambiamento soffia dalla parte della comunità LGBT+ cinese, che ha accolto con gioia la notizia dell’apertura della prima clinica per bambini transgender. Soddisfazione, non senza qualche perplessità. Stando a quanto ha annunciato il Global Times, un magazine sostenuto dal governo, a Shanghai è verrà aperta la prima clinica cinese per bambini transgender. “La struttura sanitaria risulta necessaria dato che i giovani transgender cinesi sono a più alto rischio di depressione e ansia rispetto al resto della popolazione”, spiegano i portavoce governativi. Così verrà inaugurato un nuovo centro presso il Children’s Hospital dell’Università di Fudan che prevede di riunire specialisti in psicologia, endocrinologia, e altri campi della medicina per 2fare da ponte tra i bambini transgender, i genitori, i medici”. La domanda di molti, rimbalza anche online: perché la clinica è stata aperta proprio ora, in un momento in cui il Partito Comunista ha messo in atto una vera e propria repressione verso gli attivisti LGBTQ+?

L’omosessualità

In Cina l’omosessualità non è più illegale dal 1997, ma permangono ancora restrizioni per le persone LGBTQ. Inoltre recentemente il governo ha mostrato una crescente ostilità verso attivisti e piattaforme che sostengono la comunità e sembrava intenzionato a promuovere ruoli e valori di genere più tradizionali.

Nel 2020 il Shanghai Pride, l’unica celebrazione annuale della comunità LGBT+ in Cina, è stato cancellato, quest’estate, la piattaforma WeChat ha chiuso gli account delle associazioni LGBTQ in alcune delle principali università della nazione, tra cui Tsinghua e Pechino e, più di recente, il governo ha fatto pressioni sui media statali perché non mostrassero uomini con un’estetica troppo femminile. Nell’estate scorsa l’Università di Shanghai, come certificava un documento ufficiale del gennaio 2021, ha deciso di schedare gli studenti Lgbt con l’obiettivo di saperne di più su di loro: posizioni politiche, condizioni psicologiche, legami sociali. A fronte di questo clima repressivo, dunque, la comunità si chiede perché il governo stia promuovendo e pubblicizzando l’apertura della clinica per bambini trans. Al di là delle motivazioni governative, è chiaro che facilitare l’accesso alle terapie di conversione risulterebbe fondamentale per la comunità trans cinese. Nel Paese sono molti gli ostacoli da superare per poter dare inizio alla transizione.

Le leggi

La ricercatrice cinese Doriane Lau

Come spiega l’agenzia di stampa internazionale Bloomberg, prima di poter accedere al trattamento ormonale o agli interventi chirurgici di riassegnazione di genere, è necessario sottoporsi a un intervento psicologico, dimostrare di non avere precedenti penali e informare la famiglia, un passaggio che gli esperti sostengono equivalga a un vero e proprio consenso dei genitori, anche per gli adulti. In alcuni casi non è raro che le persone trans perseguano strade illegali, incluso l’autodosaggio con ormoni acquisiti online e persino l’automutilazione come ha denunciato Amnesty International. “La Cina sta fallendo con le persone transgender – la posizione della ricercatrice cinese Doriane Lau –. Le leggi e le politiche discriminatorie hanno lasciato molte persone con la sensazione di non avere altra scelta che rischiare la vita eseguendo interventi chirurgici estremamente pericolosi su se stessi e cercando farmaci ormonali non sicuri sul mercato nero”. La proiezione del film di Özpetek in occasione del “Diversity & Inclusion Film Festival”, sono un altro tassello del cambiamento in atto.