Le Paralimpiadi oggi e il ricordo di quando i greci interrompevano le guerre per i Giochi

L'abbraccio agli ucraini, l'espulsione di russi e bielorussi: il segno indelebile del conflitto sulle Paralimpiadi invernali di Pechino 2022
“L’ingresso della delegazione ucraina nello stadio è stato devastante. Devastante, guardare agli atleti, all’amico Valerj, presidente del Comitato paralimpico ucraino, che ha percorso l’intero giro col pugno alzato, in segno di lotta e collegare quella immagine alle bombe, ai morti, alla distruzione in corso nel loro paese”. Le parole di Luca Pancalli, presidente del Comitato Paralimpico Italiano dopo la Cerimonia di Apertura disegnano alla perfezione il clima che avvolge i Giochi invernali appena iniziati in Cina.

Il presidente del comitato olimpico ucraino Valerj Sushkevych guida i suoi atleti alla cerimonia di apertura dei giochi paralimpici invernali allo stadio nazionale di Pechino (AFP)

Il fragore della guerra giunge nitido sulle piste e i palazzetti, teatro delle gare. L’antica e civilissima regola dei greci, che interrompevano le guerre durante lo svolgimento delle Olimpiadi è stravolta ai giorni nostri e gli atleti ucraini sono lì a gareggiare con il corpo, ma il cuore e la mente alla patria, squassata dalle bombe. La guerra ha provocato l’espulsione di atleti russi e bielorussi dalle gare: il Comitato paralimpico ha seguito l’indirizzo intrapreso dal Cio per i Giochi invernali dello scorso febbraio ed estromesso gli atleti dei due Paesi, responsabili dell’invasione dell’Ucraina. Del resto, da tempo gli atleti russi gareggiano nelle gare olimpiche e paralimpiche a titolo personale (sotto bandiera neutrale), in seguito allo scandalo del doping che ha travolto le istituzioni sportive (e non solo) del loro Paese.

La squadra dell’Ucraina entrare lo stadio nazionale durante la cerimonia di apertura dei giochi paralimpici di Pechino 2022 a Pechino, Cina, 4 marzo 2022. (Ansa)

Su queste Paralimpiadi della neve, insomma, si avvertono i segni pesanti della situazione internazionale, che offuscano i primati legati al maggior numero di rappresentanti femminili mai registrato, al debutto di Israele e Portorico, alla equa ripartizione fra generi delle gare e delle medaglie: 39 maschili, 35 femminili, quattro competizioni miste. Culmine, quest’ultimo, dell’intenso lavoro svolto negli ultimi 20 anni in direzione della parità di genere. Inclusive, le Paralimpiadi invernali, lo sono anche dal punto di vista anagrafico, fra i 15 anni della parasciatrice austriaca Elina Stary e i 66 dell’americano Pam Wilson nel curling su sedia a rotelle.

L’Italia ha 32 partecipanti (29 paralimpici più 3 atleti guida), accompagnati dallo straordinario supporto mediatico-comunicativo rappresentato dal nuovo sito internet del Comitato Paralimpico nazionale. Dopo il grandissimo successo d’immagine ottenuto con le Paralimpiadi Tokio 2020, svoltesi fra agosto e settembre dello scorso anno, il Cip ha insistito sul fronte mediatico: i successi degli azzurri ai Giochi estivi hanno coinvolto e commosso il Paese con l’importante risultato emulativo di stimolare molte persone con disabilità ad avvicinarsi alla pratica sportiva con l’obiettivo, anzitutto, di favorire la propria salute, quindi ed eventualmente di rafforzare la schiera del paralimpismo competitivo.

la squadra paralimpica per i Giochi invernali di Pechino

La squadra Paralimpica per i Giochi invernali di Pechino

Perché in nessun ambito più di quello paralimpico importante è anzitutto partecipare, favorire l’accesso delle persone con disabilità all’esercizio fisico.

Vincere, è un traguardo altrettanto importante, quando si passa dalla pratica salutistica o amatoriale a quella competitiva. Qui, ogni medaglia è fondamentale per il proselitismo che induce, per lo spirito di emulazione che scatena e invoglia a sollevarsi dal letto, dalla poltrona, dalla sedia a rotelle per cimentarsi col proprio corpo nella pratica sportiva. Terapia per il corpo, la mente, lo spirito (un po’ come i tre valori simbolo impressi nella bandiera paralimpica), che forse un giorno potrà diventare occasione di vittoria, di medaglia, di inno nazionale ascoltato sul podio.