Le Radici dell’orgoglio: un podcast “per tutti” che racconta i 50 anni della comunità LGBTQ+ in Italia. Ascoltalo su Luce!

Giorgio Bozzo, curatore insieme a Costantino della Gherardesca di Le Radici dell'Orgoglio, racconta com'è nato e il motivo del progetto. "La gioia delle persone anziane, di cui raccontiamo ricordi rimasti nascosti finora, mi spinge ad andare avanti"

Qualche giorno fa, il 15 aprile, si è celebrato il 50° anniversario della nascita del Movimento Gay Italiano. Per l’occasione, Costantino della Gherardesca ha prodotto e dato la voce al primo podcast che ne racconta la storia, grazie ai documenti raccolti da Giorgio Bozzo, suo agente, nonché produttore discografico, autore televisivo, commediografo, giornalista italiano e produttore di spettacoli per il teatro. Si intitola “Le radici dell’orgoglio” e lo potrete ascoltare qui su Luce!.

Ascolta “Trailer Le Radici dell’Orgoglio” su Spreaker.

Nel podcast il racconto dei protagonisti e gli interventi di Costantino ricostruiscono la storia della militanza LBGT italiana, dalla prima associazione per i diritti degli omosessuali ai giorni nostri. Ma offrono anche uno spaccato della storia e della cultura del Novecento italiano che non è mai stata raccontata con la dovuta attenzione. Si tratta, insomma, di una vera e propria – accurata – ricostruzione del contesto in cui si è combattuta la battaglia per modificare la percezione dell’omosessualità. Ne esce lo spaccato di un’epoca, osservata da un punto di vista diverso, che ne rivela nuovi aspetti, nuove sfumature.

Per farci raccontare meglio l’iniziativa abbiamo fatto una chiacchierata proprio con Giorgio Bozzo.

Come nasce l’dea di questo Podcast?
“Nel 1992 feci un viaggio negli Stati Uniti e in una libreria acquistai un saggio appena uscito. Era ‘Making History –The struggle for gay and lesbian equal rights 1945-1990’ di Eric Marcus. Si tratta di un volume in cui il racconto di storie personali, sviluppato attraverso testimonianze dirette, descrive il lungo percorso di emancipazione del movimento LGBT+ americano. Lessi quel libro in pochi giorni e rientrato in Italia andai da Gianni Delle Foglie, alla Libreria Babele di Milano, e chiesi qualcosa di simile. La risposta “non c’è nulla, scrivilo tu!” pronunciata dallo storico libraio fu lo stimolo per cominciare. Delle Foglie mi diede qualche nome da cui iniziare e mi misi al lavoro per trovare queste persone e incontrarle. All’inizio andavo solo con un registratore audio poi, nei primi anni 2000 quando mi occupavo di televisione, iniziai ad andare con un carissimo amico operatore che, armato di telecamera, filmava questi nostri incontri. Pian piano ho messo insieme una vasta library di immagini e registrazioni sonore. Mentre facevo questi incontri raccoglievo anche materiali che molto spesso loro mi regalavano: fotografie, volantini, poster, documenti di varia natura. Inizialmente l’idea era quella di fare un libro, poi avevamo pensato anche ad un documentario, ma la verità era che non riuscivo mai ad arrivare a qualcosa di concreto. Pochi mesi fa, chiacchierando con Costantino che ha aperto una sua casa di produzione (la Kidney Bingos, ndr), in una riunione in cui ragionavamo sui nostri prossimi progetti, lui mi ha chiesto: “Ma la tua ricerca sul movimento gay italiano? Perché non facciamo qualcosa su quello?”. E da lì è partito tutto. Ho messo insieme una squadra pazzesca: Jacopo Bedussi, un giornalista e comunicatore che stimo tantissimo; Bianca Rondolino, di cui avevo visto un documentario su un rabbino intersex; Andrea Meroni, che ha firmato due documentari molto interessanti, uno sull’artista Alfredo Coen, l’altro sull’immagine dell’omosessuale nel cinema italiano e siamo partiti. La sfida era ardua: portare a compimento un lavoro di trent’anni, farlo in un’occasione estremamente importante come il cinquantesimo anniversario del movimento e riuscire a ridare un senso a quella parola che viene spesso utilizzata e rivendicata dalla comunità omosessuale: orgoglio. È una parola molto importante e impegnativa, che secondo me rischia di essere mancante di una parte molto importante per avere un senso, cioè la memoria. Ecco perché il podcast si chiama “Le Radici dell’Orgoglio”. Questa parola, se non recupera le proprie radici storiche, può sembrare vuota”.

Ascolta “Le Radici dell’Orgoglio Ep.#1 – L’infelice che ama la propria immagine” su Spreaker.

Perché un podcast e non, appunto, un documentario tradizionale?
“Intanto, dovendo autofinanziarci perché i miei tentativi di trovare qualcuno interessato ad aiutarci economicamente sono stati vani, perché fare un podcast era meno costoso. Ci siamo autotassati e poi abbiamo lanciato una campagna di crowdfunding per poter portare a termine il progetto. Era importante partire. Sapevamo che dopo le prime puntate la gente, ascoltandole, avrebbe capito il valore del lavoro e ci avrebbe aiutato. E così è successo, la campagna sta andando molto bene ed abbiamo ricevuto diverse ed importanti donazioni.
Io non riesco a vedere il podcast come un prodotto minore rispetto ad un documentario. Devo dire che, personalmente, sto godendo molto di più a fare un podcast: è un prodotto facile da fruire, perché non hai bisogno di stare davanti ad un televisore ma ti basta anche un telefonino, e non ci pone limiti di durata. E poi, usare le voci nel modo giusto (quella narrante è di Ivano ‘Lenny’ Pellizzoni, una delle più belle nel panorama della produzione audio-video, ndr), lavorando sulle musiche, crea delle suggestioni fantastiche a chi ascolta. Abbiamo anche un account Instagram, che si chiama “Le radici dell’orgoglio” dove, ogni settimana in contemporanea con l’uscita della nuova puntata, mettiamo quella ventina di foto che possono permettere alla persona che ascolta anche di vedere i volti e i luoghi raccontati nell’audio. Inoltre, la colonna sonora di ogni episodio è anche una playlist su Spotify, per fare in modo che l’esperienza di ascolto sia davvero coinvolgente e unica”.

Nel podcast ci sono molte ed importanti interviste ai protagonisti del movimento LGBT italiano, vuoi citarne qualcuna?
“Le voci che si possono ascoltare sono davvero tantissime. Cito, ma così solo a caso, Dacia Maraini, Natalia Aspesi, Maurizio Costanzo, Giovanni Dall’Orto, un grandissimo storico di tematiche omosessuali, e molti altri ancora. È una storia corale che raccontiamo attraverso i protagonisti diretti o indiretti dei fatti. Ripercorriamo un pezzo di storia d’Italia attraverso la sessualità, che è una delle cose più intime e delicate di ognuno di noi”.

Chi è, secondo voi, l’ascoltatore tipo di questo podcast?
“La nostra prima missione, quando abbiamo deciso di lanciare il progetto, era quello di cercare di arrivare al maggior numero di persone possibile. Non lo abbiamo pensato come qualcosa dedicato a chi appartiene al mondo LGBT ma, sin dall’inizio, abbiamo ritenuto che la storia raccontata nel podcast potesse avere una valenza più ampia e possa risultare interessante davvero per tutti. Mi piace molto che la gente ci scriva dicendo che siamo bravi e stiamo facendo un bel lavoro e il prodotto è godibile. Però, devo essere sincero, questa cosa è voluta: abbiamo voluto rendere interessante e coinvolgente questa storia per chiunque. I risultati ci stanno dando ragione. Ci cono quindi molti destinatari di questo lavoro. Senz’altro sta piacendo alle persone omosessuali molto anziane, perché stiamo narrando un pezzetto della loro adolescenza e della loro gioventù, che magari non hanno vissuto attivamente, ma che comunque ricordano molto bene. Io sono molto commosso dal fatto che, quando a volte incontro alcuni di questi testimoni diretti, molto anziani, mi ringraziano per aver raccontato la loro storia. Molti sono convinti che tutti questi ricordi li avrebbero portati nella tomba e l’aver scoperto che invece qualcuno ha voluto portarli alla luce li riempie di gioia. E per noi non c’è spinta più grande a continuare”.

Ascolta “Le Radici dell’Orgoglio Ep.#2 – Quando eravamo invertiti” su Spreaker.

Torniamo a parlare del crowdfunding, dicci qualcosa di più e spiegaci come si può contribuire al vostro progetto
“Come ho già detto “Le Radici dell’Orgoglio” ha come finalità quella di gestire il materiale raccolto negli anni affinché possa rappresentare un bene destinato alla divulgazione e all’arricchimento culturale. È stato spontaneo decidere di costituire un’associazione culturale che avesse questa missione; abbiamo concretizzato e dato un senso al gruppo. Il sogno è quello di realizzare, in seguito, un documentario video, magari una breve serie, perché la storia del movimento e della comunità LGBT+ in Italia è ricca di umanità, coraggio, forza e spesso è molto divertente e merita di essere anche “vista”. Per sostenere l’opera fin qui realizzata e alimentare il futuro progetto, è stata avviata una campagna di crowdfunding. Tutti i dettagli sono sul sito leradicidellorgoglio.it. Abbiamo anche creato una bellissima linea di merchandising, fatta di magliette, calze e poster che possono aiutarci nella raccolta fondi. Quello che abbiamo capito subito è che in molti stanno già credendo in questo progetto, che andrà avanti proprio grazie a tutti coloro che hanno deciso di finanziarlo.

Ogni settimana, qui su Luce! renderemo disponibili i nuovi episodi del Podcast “Le radici dell’orgoglio”. Li troverete tutti su questa pagina dalla quale potrete anche riascoltare quelli già pubblicati. Ringraziamo Giorgio Bozzo, Costantino della Gherardesca e tutta la squadra dietro a questo straordinario progetto per averci dato l’opportunità di essere parte di questa lodevole ed interessante iniziativa culturale.

La terza puntata de “Le Radici dell’orgoglio” è ora disponibile all’ascolto. Non perdetevi i prossimi appuntamenti, sempre qui su Luce!

Ascolta “Le Radici dell’Orgoglio Ep.#3 – Scandalosi quegli anni (1960-1970)” su Spreaker.