Legge sul fine vita, via libera della Camera. Che cos’è, cosa prevede il testo e quali sono le novità

A favore 253 voti, 117 contrari e un astenuto. La proposta di legge sulla morte volontaria medicalmente assistita passa ora al Senato. Che cosa cambia e chi può farne richiesta

Passi in avanti sul fine vita. L’Aula della Camera ha dato via libera con 253 voti a favore, 117 contrari e un astenuto alla proposta di legge sulla morte volontaria medicalmente assistita. Il testo, che adesso passa all’esame del Senato, è stato respinto da Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Coraggio Italia e Noi Con l’Italia. Hanno votato invece a favore Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, +Europa.

Una manifestazione di protesta per il fine vita dell’Associazione Luca Coscioni

Che cosa prevede la legge sul fine vita

L’iter della legge sulle “Disposizioni in materia di morte volontaria medicalmente assistita”, avviato lo scorso 13 dicembre 2021 dalla Camera, è stato difficoltoso e soprattutto contrastato dalle opposizioni del centrodestra. Il testo, in particolare, indica le norme per richiedere assistenza medica sul fine vita. Nel primo articolo viene infatti prevista “la facoltà della persona affetta da una patologia irreversibile e con prognosi infausta o da una condizione clinica irreversibile di richiedere assistenza medica, al fine di porre fine volontariamente e autonomamente alla propria vita”. La legge prevede inoltre l’esclusione della punibilità per il medico, il personale sanitario e amministrativo nonché per chiunque abbia agevolato il malato nell’esecuzione della procedura di morte volontaria medicalmente assistita. Un aspetto regolato anche dall’articolo 6 che riconosce il diritto all’obiezione di coscienza del personale sanitario e istituisce i Comitati per la valutazione clinica presso le Aziende Sanitarie territoriali.

Che cosa cambia: le novità della legge sul fine vita

Il testo sul fine vita è stato modificato rispetto alla versione originaria durante l’iter in commissione e ha subito alcune modifiche anche nel corso delle votazioni da parte dell’Assemblea. L’asse portante del provvedimento comunque è rimasto immutato: viene riconosciuta la morte volontaria medicalmente assistita, che viene così equiparata alla morte naturale. Tra le novità più importanti apportate alla versione originaria del testo si leggono: l’introduzione dell’obiezione di coscienza per medici e personale sanitario e una specificazione più stringente delle condizioni per poter accedere al suicidio assistito, frutto di una lunga mediazione tra i relatori, Alfredo Bazoli (Pd) e Nicola Provenza (M5s) e le forze di centrodestra.

Che cosa si intende per morte volontaria medicalmente assistita

Per morte volontaira medicalmente assistita s’intende, così si legge nel testo, “il decesso cagionato da un atto autonomo, con il quale si pone fine alla propria vita in modo volontaria, dignitoso e consapevole, con il supporto e sotto il controllo del Servizio sanitario nazionale”. L’atto “deve essere il risultato di una volontà attuale, libera e consapevole di un soggetto pienamente capace di intendere e di volere”.

Chi può richiedere la morte volontaria medicalmente assistita

Nel testo approvato dalla Camera si legge che può fare richiesta di morte volontaria medicalmente assistita la persona che al momento della richiesta abbia raggiunto la maggiore età, “sia capace di intendere e di volere e di prendere decisioni libere, attuali e consapevoli, adeguatamente informata, e che sia stata previamente coinvolta in un percorso di cure palliative al fine di alleviare il suo stato di sofferenza e le abbia esplicitamente rifiutate”. La legge prevede in particolare che “la richiesta debba essere manifestata per iscritto, nelle forme dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata. Se le condizioni della persona non consentono il rispetto di queste forme, la richiesta può essere espressa e documentata con videoregistrazione o qualunque altro dispositivo idoneo che gli consenta di comunicare e manifestare inequivocabilmente la propria volontà, alla presenza di due testimoni”.

Che cosa deve fare il medico dopo la richiesta del paziente

Una volta ricevuta la richiesta dal paziente, e una volta valutati i presupposti e le condizioni di applicazioni delle norme, il medico deve redigere “un rapporto sulle condizioni cliniche, psicologiche, sociali e familiari del richiedente e sulle motivazioni che hanno determinato la richiesta” e deve inoltrare il rapporto al Comitato per la valutazione clinica territorialmente competente, il quale, entro 30 giorni, esprime un parere motivato sull’esistenza dei presupposti e dei requisiti e lo trasmette al medico richiedente e alla persona interessata. La direzione sanitaria dell’Azienda sanitaria territoriale di riferimento “dovrà attivare le verifiche necessarie a garantire che il decesso avvenga presso il domicilio del richiedente o in una struttura ospedaliera“. Se il medico non ritiene di trasmettere la richiesta al Comitato per la valutazione clinica e in caso di parere contrario del medesimo Comitato, chi richiede l’assistenza medica al suicidio volontario ha 60 giorni per presentare un ricorso al magistrato. Il decesso, a seguito di morte volontaria medicalmente assistita, è equiparato al decesso per cause naturali a tutti gli effetti di legge.