L’erede transgender della Disney si scusa: “Dovevamo fare di più contro la Don’t Say Gay”

Il suo bisnonno era il fratello di Walt Disney e co-fondatore della società dei sogni. Ora Charlee Corra, 30 anni, in un'intervista torna a parlare della polemica per la tardiva e lacunosa presa di posizione dell'azienda contro la legge della Florida
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Charlee Corra Diseny ha recentemente dichiarato di essere transgender e si è scusato per lo scarso intervento dell’azienda di famiglia contro la legge anti-LGBTQ+ della Florida

Mentre i dipendenti della major protestavano contro quella che consideravano una risposta tardiva e lacunosa da parte dell’azienda a quella che i critici chiamano la legge “Don’t Say Gay” della Florida, un erede Disney, che di recente ha fatto coming out come transgender, è rimasto ad osservare il precipitare degli eventi in silenzio. Ora però, Charlee Corra Disney vuole parlare. In un’intervista al Los Angeles Times pubblicata lo scorso fine settimana il trentenne, insegnante di scienze al liceo, ha detto di essersi pentito non aver fatto di più per aiutare la comunità Lgbtq+ dello Stato. “Non ho chiamato i senatori o preso provvedimenti”, ha detto Charlee, il cui bisnonno era il co-fondatore dell’azienda Roy O. Disney. “Sento che avrei potuto fare di più“.

“Nella mia vita non ho avuto riferimenti, non toglieteli anche ai bambini”

Charlee Corra ha pubblicamente dichiarato di essere transgender. Membro della famiglia Disney, Charlee ha rilasciato un’intervista al Times di LA, pubblicata domenica, nel bel mezzo delle polemiche sulla legge anti-LGBTQ.  “Ho avuto pochissimi modelli di ruolo apertamente gay – ha detto il 30enne, che è il figliastro di Roy P. Disney, il pronipote di Walt Disney –. E certamente non ho avuto nessun modello di ruolo trans o non-binario”. L’insegnante di scienze del liceo ha poi aggiunto: “Non mi vedevo riflesso in nessuno, e questo mi faceva sentire come se ci fosse qualcosa di sbagliato in me“.

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Charlee Corra Disney all’evento della HRC di marzo

Parlando al Los Angeles Times dei problemi che i giovani Lgbtq+ si trovano spesso ad affrontare, come il bullismo, le tendenze suicide, la depressione e l’ansia, Charlee Cora ha aggiunto: “E ora ci si deve mettere pure questa legge? Non possono conoscere la loro comunità e la loro storia a scuola, o fare sport o usare il bagno che vogliono?”.

Le scuse e il nuovo impegno

Le dichiarazioni dell’erede dell’impero Disney arrivano infatti a poche settimane dall’entrata in vigore della “Don’t Say Gay” e a un mese esatto dalle scuse che l’amministratore delegato della major, Bob Chapek, ha rivolto le proprie scuse ai dipendenti per il “silenzio” dell’azienda in merito all’approvazione della nuova legge in Florida, dopo che gli stessi lavoratori avevano manifestato e scritto alcune lettere di protesta sulla gestione della questione. Mentre Charlee ha ammesso che lui e gli amministratori e rappresentanti dell’azienda non stanno facendo abbastanza per aiutare la comunità, “Sento che potrei fare di più”, ha aggiunto e recentemente hanno fatto una grande donazione alla Campagna per i diritti umani.

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Charlee Corra Disney e la sua famiglia hanno promesso donazioni fino a 500mila dollari alla Campagna sui diritti umani

Con papà Roy e mamma Sheri, ha annunciato all’inizio di questo mese che avrebbe corrisposto fino a 500mila dollari in donazioni all’HRC. L’impegno è venuto dopo che lo stesso Charlee aveva annunciato in precedenza una di metà di quella somma durante il gala annuale dell’organizzazione a marzo. La famiglia ha deciso di fare questa importante donazione dopo che l’Human right company ne aveva rifiutata di 5 milioni di dollari dall’azienda Disney, chiedendo invece di fare di più al di fuori del sostegno finanziario. “L’uguaglianza conta davvero tanto per noi, soprattutto perché nostro figlio, Charlee, è transgender e un orgoglioso membro della comunità LGBTQ+”, ha detto Roy P. Mentre Sheri ha spiegato al Times: “Ho un figlio trans, e lo amo a prescindere da tutto il resto”.