Libero di rinascere: scelto il farmaco per il suicidio medicalmente assistito di Mario

La commissione di esperti istituita dall'Asur Marche ha stabilito che per il caso è corretto l'uso del Tiopentone. Definita anche la procedura di auto-somministrazione

La risposta che attendeva da 10 anni e che finalmente metterà la parola fine a una storia di dolore: è stato deciso quale sarà il farmaco che Mario (nome di fantasia), 44enne tetraplegico marchigiano che per primo in Italia ha ricevuto il via libera al suicidio assistito, potrà utilizzare per ‘liberarsi’ da quelle catene lo tengono legato alla vita. Una commissione multidisciplinare di esperti, istituita dall’Asur Marche dopo la verifica delle condizioni di Mario da parte del Comitato Etico Regione Marche, ha stabilito che per il suicidio medicalmente assistito chiesto dall’uomo è corretto l’uso del Tiopentone. L’Associazione Luca Coscioni parla oggi di “una svolta storica”. Era stata questa a supportare il 44enne nella sua battaglia legale con l’Azienda sanitaria Unica Regionale per l’applicazione della sentenza della Corte Costituzionale 242/2019, sul caso “Cappato-Dj Fabo”.

Definito il farmaco e le modalità di autosomministrazione perché Mario possa procedere al suicidio assistito

Per mettere il punto a questa triste vicenda, il cui protagonista, un ex camionista che a causa di un grave incidente è rimasto paralizzato 10 anni fa, ha più volte chiesto di poter procedere al suicidio assistito, mancava un ultimo tassello: la scelta del farmaco e delle modalità di somministrazione. Sembravano caduti nel vuoto i messaggi, continui, lanciati da Mario all’azienda sanitaria perché si procedesse dopo il via libera del Comitato Etico regionale, che aveva individuato nel tetraplegico marchigiano le condizioni richieste dalla senza della Corte Costituzionale. Ora la ‘tortura’, come lui stesso ha definito la sua vita, potrà definitivamente finire. E Mario potrà tornare, finalmente, libero.

La vicenda

Mario, paziente tetraplegico marchigiano, ha iniziato la sua battaglia legale 15 mesi fa

Mario, camionista di un piccolo paesino delle Marche, è tetraplegico a causa di un grave incidente stradale che gli provocato la frattura della colonna vertebrale con la conseguente lesione del midollo spinale; le sue condizioni sono state ritenute irreversibili. Per questo, dopo essere venuto a conoscenza della sentenza della Consulta sul caso ‘Cappato-Dj Fabo’, l’uomo ha deciso di rivolgersi alla sua Asl per ottenere l’accesso (in Italia) alla morte assistita, chiedendo di verificare quindi la sussistenza delle condizioni enucleate dalla Corte costituzionale: il paziente è “tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale“, è “affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che egli reputa intollerabili” e infine “pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli“. Alla sua richiesta però la Asl risponde con un secco “no”, persino alla verifica. Per questo l’uomo ha chiesto un aiuto legale all’Associazione Luca Coscioni per ottenere un’ordinanza giudiziaria volta a veder rispettato quanto previsto dalla Sentenza 242/19. Inizialmente il Tribunale di Ancona ha negato la possibilità per Mario di accedere alla morte assistita in Italia, poi però, a novembre, la decisione è stata ribaltata. I giudici hanno imposto all’Asur di verificare se, nel caso del 43enne, fossero rispettate le condizioni d’accesso al suicidio assistito e di accertare se le modalità, la metodica e il farmaco prescelti fossero idonei a garantirgli la morte più rapida, indolore e dignitosa possibile.
Dopo altri mesi di attesa, di diffide, di sollecitazioni cadute a vuoto, il 23 novembre 2021, Mario ha ricevuto il parere del Comitato etico, che riscontrava la presenza delle quattro condizioni stabilite dalla Corte costituzionale, rilevando al contempo l’impossibilità di potersi esprimere in merito al farmaco letale in quanto nessuna verifica era stata fatta sulla metodica, le quantità e le modalità di somministrazione. Nello scorse settimane, visto lo stallo nella decisione, l’uomo ha anche denunciato lo stesso Comitato e l’Asur Marche per il reato di tortura, oltre che per omissione di atti di ufficio.

La svolta: decisi farmaco e procedura

L’associazione Luca Coscioni ha assistito legalmente il paziente

“Sul cosiddetto ‘aiuto al suicidio’, da oggi in Italia abbiamo non solo delle regole precise, stabilite dalla Corte costituzionale nella ‘Sentenza Cappato’, ma anche delle procedure e delle pratiche mediche definite che includono le modalità di auto-somministrazione del farmaco da parte del paziente”, hanno dichiarato Filomena Gallo, co-difensore di Mario e segretario nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, e Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni. La validazione del farmaco e delle modalità di auto-somministrazione “crea finalmente un precedente” e “sarebbe ora grave – sottolineano – se il Parlamento insistesse a voler approvare delle norme, come quelle in discussione alla Camera, che restringono, invece che ampliare, le regole già definite dalla Corte costituzionale. È a questo punto ancora più importante che si possa tenere il referendum sul fine vita“.