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Frida Bollani Magoni, la musica è rifugio e cura: “Le note sono le mie compagne di vita”

di
Giovanni Bogani
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Diciotto anni compiuti da pochi giorni, un grande amore per la pizza, uno ancora più grande per la musica. E dieci dita che sanno far cantare il pianoforte come pochi sanno fare. Oltre a una voce che sa far piovere emozione su chi ascolta. Lei è Frida Bollani Magoni, e se questi due cognomi vi fanno suonare qualche campanellino, avete ragione. Il papà è Stefano Bollani, virtuoso del pianoforte, a suo agio con il jazz, con la musica classica ma anche con i successi pop, improvvisatore di razza e grande inventore di pastiches musicali. La mamma è Petra Magoni, attrice e cantante. Frida ha iniziato ad amare le note e la musica prima ancora di parlare. Il destino le ha dato due occhi bellissimi che però non possono mettere a fuoco, per un problema congenito alla rètina. Ma le ha dato una sensibilità musicale da brivido, la capacità di conquistare i cuori e le menti non appena mette le dita sul pianoforte, o non appena canta. Ha conquistato anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, cantando di fronte a lui “La cura” di Franco Battiato. “Ma mi sono confusa, a un certo momento mi sono fermata, ho avuto un attimo di blocco. Poi ho pensato che anche quel momento di pausa poteva portare un’emozione”, dice.

Frida Bollani Magoni, 18 anni, compositrice e musicista, sa far “cantare” il pianoforte e la sua voce

Da sola, una nota dopo l’altra, Frida si è conquistata un posto di rilievo nel panorama musicale italiano. E ha soltanto 18 anni. In questi giorni è in tournée, con le sue cover di classici pop e di brani internazionali. Più un inedito, una sua composizione, che non possiamo sentire se non dal vivo, con lei. L’abbiamo incontrata a La Maddalena, alla serata finale del Premio Solinas. Frida ha suonato, con la calma, la padronanza e anche una voglia di giocare che lasciano stupefatti. Il 9 ottobre sarà in Toscana, al Teatro comunale di Cavriglia, ospite d’onore di un’edizione tutta al femminile di Arezzo Wave.

Frida. Un nome importante. Frida Kahlo la porta anche sulla giacca di jeans…
“Sì, sono onorata di portare un nome che è quello di una grande artista. E poi, Frida ha suono simile a ‘freedom’, che in inglese vuol dire libertà, e a ‘Frieden’, che in tedesco vuol dire pace. Libertà e pace sono due obiettivi, due punti cardinali che vorrei fossero presenti nella mia vita”.

Quali sono i suoi sentimenti prima di salire sul palco? Grande tensione o calma?
“La tensione non è sempre un male: può significare che si è carichi, che c’è un’energia che sta per liberarsi. Quindi direi che prima di salire su un palco sono carica”.

Lei ha saputo prestissimo di essere dotata musicalmente. Prima di parlare, toccava i tasti del pianoforte…
“Quasi! Il pianoforte è stato il mio primo amico, la mia prima grande passione. Mi sono avvicinata al canto solo più tardi, da tre o quattro anni. In realtà ho sempre cantato, ma lo studio l’ho iniziato da pochi anni”.

Frida Bollani Magoni

Che cosa è la musica per lei?
“La vita. Il mio più grande rifugio. La mia cura. La mia forma di espressione più grande”.

Essere donna ed essere figlia d’arte che cosa le ha portato nella vita?
“Non ho sentito discriminazioni, non ho sentito diffidenza per il fatto di essere donna. E per il fatto di essere figlia d’arte, credo che mi abbia portato subito ad amare i suoni e la musica“.

Una domanda delicata, ma che devo farle. Quali difficoltà, quali montagne da scalare le ha portato l’essere ipovedente dalla nascita?
“Mi ha permesso di concentrarmi sulle note. Le note sono state le mie compagne: ho l’orecchio assoluto, che mi permette di assegnare una nota musicale a ogni suono. Quando ero piccolina, distinguevo i suoni delle casse del supermercato, ‘mamma, andiamo alla cassa in Sol o alla cassa in Fa?’. Se sento la sirena del traghetto so che nota sta suonando. Vedere di meno mi ha permesso di concentrarmi sull’u-dito!”. E dicendolo, mostra il dito indice: l’u-dito. Scherza, gioca, proprio come suo padre.

Che cosa le ha portato il rapporto con suo padre? Che cosa le dicono sua madre Petra e papà Stefano?
“Forse mio padre mi ha portato l’ironia: anche nella musica, la capacità di stravolgere il senso di un brano”.

Lei suona tutti gli spartiti a memoria. Che difficoltà e che vantaggi porta questo?
“Porta un vantaggio: non sono schiava di uno spartito, o di un foglio che vola via, e non trovi più le risposte che cerchi”.

Frida Bollani Magoni

È più a suo agio, nel comporre, con la musica o con le parole?
“Per ora mi ritengo più una compositrice che una lyricist, che un’autrice di testi”.

Dove le piacerebbe proseguire il cammino musicale? Verso quale direzione?
“Da una parte, mi interessa moltissimo il canto barocco. Ma ho anche una grande passione per la tecnologia vocale, e quindi per la musica elettronica. Lavoro con il pianoforte acustico, ma anche con una loop station e una tastiera, faccio giochi con la voce con un vocoder. A volte cerco di creare qualcosa di più sperimentale. Amo la musica del passato ma sono della generazione futura”.

Che cosa si aspetta dal futuro?
“Voglio fare prima di tutto qualcosa che soddisfi me, e poi si vedrà”.

Che cosa rappresenta Londra per lei?
“La sensazione di sentirmi a casa. Arrivo a chiedermi se ho origini britanniche, o irlandesi! Sento una forte connessione con Londra e con l’Inghilterra. L’altro sogno sono gli Stati Uniti: un altro mondo, al di là dell’oceano. Mi piacerebbe scoprirlo”.

Il musicista che più ama?
“Jacob Collier, un vero genio che suona tutti gli strumenti e che ha una sensibilità pazzesca. Se poi un giorno arrivassi in America, mi piacerebbe andare a un concerto di Adriana Grande”.