Liliana Segre sul prossimo Capo dello Stato: “Dovrà promuovere memoria e valori antifascisti”

La senatrice a vita e sopravvissuta alla deportazione a Auschwitz, in un'intervista a La Stampa alla vigilia della Giornata della Memoria, ricorda la pagina più buia della storia dell'umanità: "Abbiamo il dovere di denunciare e ricordare"

Non è mai mancata, in questi primi giorni di voto. Fare la sua parte nell’elezione del prossimo Capo dello Stato è, per Liliana Segre, un dovere morale fortemente sentito. La senatrice a vita, 91 anni, in una lunga intervista al quotidiano La Stampa, specifica però che “Naturalmente non intervengo nella discussione sui nomi, anche se come ovvio farò il mio dovere di ‘grande elettrice’, secondo quanto la mia coscienza mi detterà”.

Liliana Segre, 91 anni, è una senatrice a vita della Repubblica Italiana

La coscienza di una donna, di una cittadina italiana che ha sempre avuto a cuore le sorti del suo Paese e che non ha mai nascosto quali siano i valori che ritiene indispensabili per il bene comune di tutta la cittadinanza. Alla vigilia della Giornata della Memoria, che si celebra ogni anno il 27 gennaio, la Segre, sopravvissuta alla deportazione e all’olocausto, esprime però un desiderio sul futuro inquilino del Quirinale, ricordando il profondo legame, anche di amicizia, che la lega col presidente uscente Sergio Mattarella.

“Un auspicio di valore universale voglio però esprimerlo. Ricordo ancora che quando il Presidente Mattarella, a cui va la mia profonda gratitudine di cittadina prima ancora che di senatrice a vita, fu eletto alla più alta carica dello Stato, la prima cosa che fece fu recarsi alle Fosse Ardeatine a rendere omaggio alle vittime della barbarie nazifascista. Ecco – sottolinea Segre – mi auguro che il prossimo o la prossima Presidente saprà dimostrare analoga cura nel fare della memoria e dei valori antifascisti qualcosa che non ammuffisce nella ritualità delle varie celebrazioni ufficiali, ma forgia sempre più saldamente una autentica coscienza popolare nazionale“.

Il 15 aprile 2021 la 91enne è stata scelta come presidente della Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza. Fenomeni che ha vissuto sulla propria pelle, ai tempi della deportazione ad Auschwitz, nel 1944 e ’45. Per questo, da anni, porta avanti un incessante attività di sensibilizzazione per far sì che la memoria di certe atrocità, di certi episodi storici così segnanti, venga preservata. Perché, dice a La Stampa: “Coltivare la memoria è un dovere di ogni società che voglia dirsi civile. Curare il senso della storia, situare il proprio essere in una prospettiva di lungo periodo che permetta di muoversi meglio nel presente, di vedere meglio i pericoli sulla scorta appunto dell’esperienza, questo il compito di tutti e di ciascuno”. “La memoria è una componente indispensabile di una personalità ricca, vigile, sensibile, democratica”, aggiunge.

Per Liliana Segre l’antifascismo e la memoria storica e culturale sono valori indispensabili per il prossimo o la prossima presidente della Repubblica

Cittadina attenta all’attualità politica e civile, Segre non manca di ricordare anche episodi recenti che invece vanno a negare questo senso della memoria, del ricordo come spunto per il miglioramento, come punto di partenza per costruire un mondo che sia più giusto, che non si basi più sulla discriminazione, sulla violenza e sull’odio. Episodi come quello del funerale con la bara coperta dalla bandiera nazista in pieno centro a Roma, o del bambino di 12 anni insultato e picchiato dalle compagne perché ebreo, richiamano ancora il passato, è vero, ma quello più buio, quello ostile, quello del fascismo, del nazismo, degli orrori compiuti a scapito di persone che avevano la sola colpa di essere nate.

Parlando della Shoah la senatrice sostiene che si tratti “della pagina più buia nella storia dell’umanità. Del tentativo inedito di pianificare e mettere in atto l’eliminazione di un’intera parte del genere umano, colpevole solo di esistere e di avere una sua specifica identità. Naturalmente la storia del mondo è piena di eccidi e di veri e propri genocidi, ma diverso è il caso di un lucido e ‘scientifico’ programma di sterminio, portato avanti con fanatica pervicacia e con metodo industriale, in un breve lasso di tempo”. E prosegue, in vista proprio della Giornata che ne commemora le vittime: “È possibile che questo spaventi, terrorizzi, che si preferisca minimizzare, nascondere, dimenticare. Ma proprio questo ci chiama al dovere di denunciare e ricordare“. “Il negazionismo – conclude Liliana Segre, condannando chi, alludendo a pseudo ricostruzioni storiche e culturali nega quanto la storia tramanda e quanto lei e migliaia di altre persone testimoniano anche solo con la loro stessa presenza – è la forma peggiore, perché intenzionale, strumentale e cinicamente perseguita, di quel processo di rimozione del Male Assoluto“.