Lina Wertmuller: “Maschiaccio coi capelli corti, ho rotto i tabù abbandonandomi all’istinto. I miei occhiali? Sapore d’estate”

La regista che ribaltò i canoni del politicamente corretto: "Da bimba mi cacciavano da scuola e con le mie opere non ho mai voluto dimostrare qualcosa. Il film più importante? Sono tutti uguali, come i figli"
«Nell’arte non esiste donna o uomo ma esiste talento o non talento». Ipse dixit la signora dai capelli candidi e dagli occhiali bianchi che risponde al nome di  Arcangela Felice Assunta Wertmüller von Elgg Spañol von Braueich, che  ha esercitato fin dai primi momenti della sua vita  il dono della sintesi. A riprova di questo  è  entrata nella storia facendosi chiamare semplicemente Lina. Ed è con il  film «Pasqualino Settebellezze» che  è stata prima donna a ottenere una nomination agli Oscar come miglior regista. Coi suoi film  ha fornito al mondo del cinema una  versione dettagliata del passaggio dalla vita materiale  al concetto di arte ed eternità raccontando semplicemente un  presente, semplicemente una realtà.
Lina  Wertmüller  ce la fa ad  essere ottimista anche in questo periodo,  s’informa, ascolta, confronta, spera,   immagina, paventa e prevede. Per noi. E per chi sa interpretare la sua arguzia proverbiale che mette anche un po’ in soggezione.
Signora Wertmuller: lei che ha rotto ogni tabù contro il politicamente corretto. Sente questa responsabilità?
«No. Perché non ho mai pensato alle conseguenze nel futuro, l’ho fatto e basta, senza ampliare il raggio d’influenza».
Si discute  di qualifiche al femminile: sindaca, assessora lei che pensa?
«Non è quello l’importante ma è il senso della parola. Ed è più importante l’intelligenza vera».
Regista straordinaria e prima donna a essere candidata all’Oscar nel 1977: come ricorda quel momento?

«Con grande gioia, mi accompagnò Giancarlo Giannini e ci divertimmo tanto».
Da cosa è nata la sua passione per la regia?
«È lo spettacolo in generale che mi ha sempre affascinato».
Sostiene che con i suoi film non voleva dimostrare niente: è proprio così?

«Si».
Far riflettere con le commedie, non è da tutti.
«Io non mi sono mai posta la domanda mi sono sempre abbandonata con piacere alle risposte».
Da bambina che lavoro sognava?
«Quello che faccio tutt’ora».
Le piaceva andare a scuola e imparare?

«Mi viene da ridere perché le dico solo che sono stata cacciata da undici scuole. Ero una pessima alunna, una vera  Gian Burrasca».
Nostalgica o gira pagina senza guardare indietro?
«Giro pagina facilmente».
Come è nato il suo look anti tabù?
«Se con look intende i miei occhiali bianchi, mi hanno sempre dato un senso d’estate, e sul capello corto le dico:  sono sempre stata un maschiaccio».
Il suo primo film che le viene in mente qual è?
«’I basilischi’del 1963  è stato il mio primo film. Ma i miei film sono come figli per me, tutti importanti. Sono  geometrie fissate nelle loro regole e nelle loro figure: non ho preferenze».
L’amicizia è?
«Una cosa preziosa. Che conta forse anche più dell’amore»
Quando ha ricevuto Premio Oscar Onorario ha avuto un pensiero per  Franco Zeffirelli. Non è da tutti

«Sicuramente anche Franco Zeffirelli lo avrebbe meritato: ma quando ho ricevuto l’Oscar alla carriera l’ho dedicato a mio marito Enrico Job e a mia figlia Maria».
Cos’è il futuro?

«Un mistero».
Le donne di questo secolo sono?

«Piu indipendenti».

Come donna si è mai sentita discriminata?
«Mai e in nessun modo».